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50 & più per il sociale | 14 febbraio 2024, 12:42

Asili nido, cari e per pochi. L’Italia si regge sui nonni

L’inchiesta di Altroconsumo, condotta in otto città italiane, mette in evidenza l’inadeguatezza di questo fondamentale servizio: le rette nei nidi comunali arrivano a 500 euro. E al Sud la copertura è inferiore al 20%

Asili nido, cari e per pochi. L’Italia si regge sui nonni

Se i nonni non ci fossero, bisognerebbe inventarli. Gli asili nido in Italia sono infatti troppo pochi e molto cari: i posti bastano appena per il 28% dei bambini, con forti differenze tra regione e regione. Sono alcuni dei dati emersi dall’inchiesta condotta da Altroconsumo in otto città italiane: Milano, Roma, Torino, Firenze, Bologna, Genova, Napoli e Palermo. La copertura insufficiente è la prima criticità evidente: le regioni del Centro e del Nord arrivano a superare il 31%, di copertura, mentre al Sud e nelle Isole la percentuale scende al 16%.

E poi ci sono i costi: le rette sono molto salate anche nelle strutture comunali, dove una famiglia con un Isee di 30 mila euro arriva a pagare 500 euro al mese se vive a Milano o a Torino, poco meno a Firenze. Nei nidi privati gli orari sono maggiormente flessibili, ma la retta media sale: 640 euro, tranne a Milano, dove si arriva a 800 euro mensili.

L’Europa va avanti, ma l’Italia resta indietro

Il Consiglio Europeo di Barcellona del 2002 ha fissato uno standard, rispetto al numero di posti da garantire nei servizi per l’infanzia: un posto per almeno il 33% dei bambini entro il 2010. Nel frattempo, l’Europa si è, però, data nuovi obiettivi: il 45% di bambini frequentanti servizi educativi di qualità entro il 2030. L’Italia, con una copertura del 28%, è in netto ritardo, rispetto alla media europea del 37,9%.

Tra i Paesi più virtuosi, troviamo l’Olanda (74%), la Danimarca (69,1%), la Francia e la Spagna (oltre il 50%). Anche il Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr) sarà risolutivo, con l’impegno a realizzare 150 mila nuovi posti negli asili nido: 100 mila in meno rispetto ai 250 mila che erano stati ipotizzati.

La conciliazione che non c’è

“L’obiettivo di portare la copertura dei nido al 33% non può bastare – afferma l’associazione -. È necessario garantire a tutti i bambini l’accesso ai servizi per l’infanzia ad un costo sostenibile. Altroconsumo si è rivolto alla community di Acmakers coinvolgendo mille intervistati: è emersa la necessità di ripensare i sistemi di welfare per le famiglie, tenendo conto delle reali esigenze dei genitori italiani. Viste le politiche che allungano sempre di più la permanenza a lavoro, mamme e papà richiedono di investire per aumentare le strutture e i posti disponibili, norme che diano maggiore flessibilità lavorativa (congedi, permessi…) e un contributo diretto da parte dello Stato nel pagamento della retta, almeno in parte, per tutti. Oltre che la possibilità di essere supportati anche nel periodo estivo: dall’indagine condotta emerge che a luglio solo il 2% degli asili chiude del tutto, il 12% per qualche settimana, l’86% rimane aperto. Situazione completamente differente nel mese di agosto, durante il quale il 93% degli asili nido risulta essere chiuso. Dunque, la carenza di servizi per l’infanzia, e i costi spesso insostenibili per le famiglie, sono tra i principali nodi da sciogliere per arrestare il calo demografico della popolazione italiana ed evitare che, soprattutto le donne, siano costrette a scegliere tra lavoro e maternità: oggi il 63% delle donne è costretto a compiere questa scelta”.

Chiara Ludovisi - 50&più

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