Zona Franca - 09 dicembre 2023, 14:37

L'OPINIONE DI GIANNA MENABREA: Breuil è Breuil, Cervinia è un'altra cosa

Colgo l’occasione per dire quello che da anni tengo chiuso nel cuore e che mi impedisce di provare ammirazione per quel che è oggi il Breuil

L'OPINIONE DI GIANNA MENABREA: Breuil è Breuil, Cervinia è un'altra cosa

Mi chiamo Gianna Menabreaz classe 1943, le mie radici affondano tra la zolla e l’aspra pietra di Valtournenche, per questo sento doveroso dire la mia sulle polemiche che sono sorte in questi giorni.

Quando ho sentito la bella notizia che si era tornati al vero nome del Breuil, ne sono stata veramente felice perché ho rivisto le schiere di nostri antenati e dei grandi alpinisti venuti la tutta Europa applaudire. Finita la guerra tutti i paesi valdostani hanno ripreso i loro nomi originali e non c’era stata polemica, anzi ognuno è orgoglioso delle sue origini.

La nostra Vallé si differenzia dalle altre regioni per essere bilingue e sarei curiosa di sapere cosa ne pensa chi conosce un po’ la nostra storia e l’attaccamento al patois dei valligiani.

Ripenso alla mia infanzia e ricordo la fierezza dei nostri anziani di Cretaz, l’antico villaggio in cui s’insediarono i primi abitanti. Porto come esempio il vecchio Pession Jean Antoine che aveva combattuto nella I guerra mondiale, quando sentiva dire Cervinia si infuriava e imprecava “Merde! Merde! Le mie orecchie non possono sentire questo nome!”

Allora Breuil non era certo questa accozzaglia di condomini e chi ha conosciuto la meravigliosa conca, la considerava la cornice della più superba montagna d’Europa il Cervino.

Oggi tutte queste polemiche e la marcia indietro vergognose e il succo è solo questione di pecunia ed il terrore di perdere denaro, e clienti.

Colgo l’occasione per dire quello che da anni tengo chiuso nel cuore e che mi impedisce di provare ammirazione per quel che è oggi il Breuil. Ricordo che fino al 1975 tutti i telegiornali in occasione delle feste mostravano le personalità impellicciate che sfilavano sul corso.

Non mancavano i divertimenti: c’era una sala cinematografica ed una famosa discoteca dove si passava la festa di Capodanno tutto l’anno c’era vita.

L’estate scorsa già a metà settembre Breuil era deserta tutto chiuso pareva un mortorio… Non così Courmayeur e Cortina… Hanno detto che i turisti non saranno più capaci a riconoscere la nota località, eppure fin dal 1800 i grandi alpinisti d’Europa sono riusciti a trovare la piccola formichina che era il Breuil luogo lussureggiante d’estate e conca sonnacchiosa e fatata sotto il suo candido mantello su cui hanno messo le grinfie quelli che hanno rovinato la sua bellezza semplice trasformandola in quella che è oggi.

Gianna Menabreaz

Gentile Signora Gianna Menabrea,

È un onore leggere la sua testimonianza ricca di storia e passione per la nostra terra.

La decisione di ripristinare il vero nome del Breuil è un atto di rispetto per la nostra identità e le nostre tradizioni, un tributo agli antenati che hanno plasmato questa meravigliosa terra al cospetto del grandioso Cervino. Come lei giustamente sottolinea, il ritorno ai nomi originali dovrebbe essere un motivo di orgoglio e celebrazione delle nostre radici, non una fonte di controversie.

La bivalenza linguistica della nostra Vallé è un prezioso tesoro culturale, e condivido la sua curiosità nel conoscere le opinioni di coloro che comprendono la ricchezza della nostra storia e il legame profondo con il patois dei valligiani.

Le sue memorie d'infanzia, permeate dalla fierezza degli anziani di Cretaz, sono testimonianza di un legame intimo con il passato e con le emozioni legate al vero nome della nostra località. Le parole del vecchio Pession Jean Antoine sono un richiamo alla passione e all'identità che questi luoghi custodiscono.

È doloroso assistere alla trasformazione di Breuil, una volta luogo vibrante di vita e storia, in una realtà diversa, dominata dalle esigenze commerciali. La sua preoccupazione per la desertificazione estiva e la perdita dell'essenza autentica di questo luogo è comprensibile e condivisibile.

La bellezza semplice e naturale del Breuil di un tempo è stata distorta, e la sua testimonianza ci ricorda con forza il valore della preservazione delle autentiche bellezze della nostra terra, lontane dalle esigenze economiche a breve termine.

Le sue parole risuonano con passione e autenticità, e sono un richiamo a proteggere la vera essenza di ciò che rende unica la nostra terra. La ringrazio per aver condiviso queste riflessioni preziose e significative che, spero, ispirino una riflessione più ampia sulla salvaguardia della nostra identità e delle nostre radici.

Con stima e riconoscenza. pi.mi.

red

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