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Chez Nous | 06 giugno 2023, 08:00

Pour quoi faire?

Il Governo regionale sta lavorando bene; affronta con capacità le emergenze; i problemi li analizza e cerca di risolverli con pragmatismo. Ma manca la Politica. La progettualità a medio lungo termine è stata soffocata dall’Amministrazione della quotidianità

Pour quoi faire?

Nel notevole Rosso e Nero dal titolo ‘Voglia di socialismo’ - pubblicato ieri dal nostro giornale, Romano dell’Aquila, acuto osservatore delle vicissitudini valdostane, ha tra l’altro scritto: “Con il passare del tempo e invecchiando si determina una sorta di processo di regressione verso il passato. E’ come se si sviluppasse una voglia di tornare indietro e di rivivere quelle passioni che un giorno ci animarono e che ci videro portatori di valori esistenziali.

Penso anche alla politica, all’essere stati socialisti, ad un socialismo per i diseredati, per gli umili, per gli ultimi della nostra società. Anche la vita di partito aveva un senso profondo”.

La nostalgia di Dell’Aquila è più che comprensibile così come è condivisibile quella di tanti valdostani che hanno voglia di Politica, quella con la P maiuscola.

La Politica espressione di ideali, di valori, di appartenenze non c’è più. E’ stata soffocata dalla politichetta della quotidianità.

Mi spiego: da qualche anno in Valle – ma penso anche nel resto d’Italia – la politica con la P maiuscola è stata asissiata dalla politica della sedia e del fare per fare. Ricordo di aver letto che politica in generale è stata, di volta in volta, concepita in modi molto diversi: come ricerca del bene comune, come strumento per la realizzazione della vita buona e virtuosa del cittadino.

Oggi la politica si qualifica come arte della conquista e della conservazione del potere. E questo perché la Politica non ha più una classe dirigente che concepisca il fare politica come uno strumento di lavoro lungimirante per il bene della comunità. Un apparato inteso come sviluppo economico, sociale, culturale. Politica come un bene per valorizzare le prerogative dello Statuto Speciale, combattere le disuguaglianze, dare nuovo impulso al particolarismo facendo dell’integrazione e dell’accoglienza i pilastri per una nuova Valle d’Aosta aperta al mondo ma con la determinazione di conservare in proprio savoir faire.

Scrive anche l’amico Romano: “Ricordo le lunghe riunioni notturne nelle sezioni, animate da dibattiti accesi tra il fumo pestilenziale di sigarette e sigari. Sì, si era divisi tra le varie correnti, ma queste non avevano nulla a che spartire con quelle personalistiche di oggi. Ci si contrapponeva su modelli diversi e possibili di società, tra autonomisti, riformisti, sinistra lombardiana, tra socialdemocratici e massimalisti, tutti però affratellati da un bisogno di futuro diverso da quello che si stava vivendo”.

Oggi alla Politica mancano quelle lunghe riunioni come ricorda Romano. Oggi tutto viene deciso da poche persone chiuse in una stanza priva di finestre in grado di far filtrare la luce dell’idealismo e della idealità. Le ideologie sono morte,  gli ideali no ma la politica, per interesse, non li rappresenta più.

La vita degli ideali dipende più dal volere dei politichini e dagli scranni che occupano piuttosto che dalla reale condivisione o di una determinata visione del futuro.

Il Governo regionale sta lavorando bene; affronta con capacità le emergenze; i problemi li analizza e cerca di risolverli con pragmatismo. Ma manca la Politica. La progettualità a medio lungo termine è stata soffocata dall’Amministrazione della quotidianità.

L’egoismo è dilagante. Ognuno cerca di risolvere il proprio problema personale non comprendendo che quello del vicino domani sarà anche il suo e quello che ha risolto a livello personale domani ricade su qualche altro e così via.

Scrive sempre Dell’Aquila: “Non c’è quindi spazio per problemi che anche quando vengono accennati sembrano sepolcri imbiancati, dei vuoti simulacri, privi di contenuto o di proposta concreta”. Ha ragione da vendere, soprattutto quando aggiunge: “Cosa si vuol fare veramente per il lavoro, per la sanità, per la cultura e l’università, per l’ambiente e il verde pubblico, per le nuove generazioni, per gli anziani e disabili, per una seria riforma della pubblica amministrazione e delle istituzioni regionali, insomma per i bisogni essenziali di tanti valdostani? Ah, che voglia di socialismo ho!”

Più che di socialismo si sente la mancanza della Politica. Se parliamo di socialismo come politica sociale nella sua complessità programmatica, progettuale e di indirizzo allora sì. Ma all’orizzonte non ci sono segnali che sappiano infondere ottimismo.

Il 18 maggio si era aperta una finestra per fare entrare una ventata di aria di fresco autonomismo. Ma è stata immediatamente richiusa. Dopo la passerella al teatro Gran Paradiso del Casinò di Saint Vincent il tutto è tornato nel buio della quotidianità.

La politica amministra, la Politica indica la strada e le scelte da compiere per disegnare il futuro.

Non commento, anche se condivido, la voglia di socialismo dell’amico Romano dell’Aquila. Ma mi chiedo, alla luce anche del 18 maggio: pour quoi faire? Che fine hanno fato gli autonomisti del 18 maggio? Che dicono gli autonomisti sull’incapacità del Governo centrale? Cosa dicono gli autonomisti sull’autunno demografico che anticipa l’inverno delle natalità? Come si preparano alle elezioni europee del prossimo anno? Cosa pensano dell’aggressione del macellaio russo all’Ucraina? Hanno un progetto per cercare di riportare la pace? Cosa dicono del bluff del governo Meloni sull’alternanza scuola-lavoro? Cosa dicono della crescente intolleranza? Cosa dicono Garantire dell’agognata prosecuzione dell'identità culturale italiana invoca dal ministro Lollobrigida che vuole tutelare l’etnia italiana?

Bene il 18 maggio; ma pour quoi faire?

piero.minuzzo@gmail.com

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