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Governo Valdostano | 01 dicembre 2022, 14:02

La Valle non è il Burundi, lo assicura Lavevaz

Nel 2023 la posa della prima pietra del nuovo ospedale. La Valle d’Aosta non ha bisogno di padroni esogeni

Erik Lavevaz

Erik Lavevaz

"Veramente vogliamo rifarci alla politica dei rubinetti della Prima Repubblica? Io credo che la politica valdostana e il Consiglio Valle hanno una dignità che non ha bisogno di padroni esogeni. Ciò non significa che il governo regionale non debba costruire sinergie con il governo nazionale ma dico che dobbiamo difendere un dignità politica da rivendicare con forza". Firmato Erik Lavevaz.

E’ la realpolitik che il predidente della Regione ha tracciato oggi replicando ai vari interventi sul Documento di economia e finanza regionale - Defr 2023-2025, in discussione oggi in Consiglio Valle.

Ha replicato con determinazione Lavevaz che ha affermato, facendo riferimento alle opposizione: “Si è data un lettura di questo documento che sembra riferirsi ad una realtà parallela, non alla Valle d'Aosta di oggi. Una realtà che se paragonata dovrebbe far impallidire il Burundi". Lo dice il presidente della Regione, Erik Lavevaz, intervenendo in replica sul Defr 2023-2025, il Documento di economia e finanza regionale, in discussione oggi in Consiglio Valle. "Capiamo le distorsioni politiche, che fanno parte del gioco, ma fortunatamente a queste narrazioni ci sono dei limiti, solidamente oggettivi, che si chiamano fatti", spiega Lavevaz.

Il presidente ha quindi sottolineato: "In questi due anni abbiamo approvato un media di 35-36 norme all'anno, il prossimo anno, dopo anni di variegato empasse, metteremo la prima pietra per il nuovo ospedale e abbiamo sbloccato tante opere rimaste incompiute, come l'aeroporto, solo per fare alcuni esempi. Abbiamo risposto alla situazione economica con degli aiuti tra i più importanti se paragonati alla grandezza della nostra regione, abbiamo avviato riforme epocali e sbloccato riforme nei cassetti da anni e aumentato i trasferimenti agli enti locali".

Lavevaz si è anche soffermato sui continui confronti con altre Regioni, messi sul tavolo dall'opposizione. "Probabilmente lo farei anche io se avessi nel simbolo del mio movimento un politico lombardo o piemontese e anche se le scelte strategiche venissero dettate da via Montenapoleone o da Gallarate. Invece nel mio simbolo c'è solo un leone che è senza nome".

E poi una sottolineatura quando ha rivendicato "l'autonomia di questo Consiglio Valle rispetto alla politica nazionale e il sacrosanto diritto di avere delle idee diverse rispetto a quelle sostenute dalla politica nazionale e della maggioranza di turno al governo in questo momento a Roma".

pyred/dire

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