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AMBIENTE | 28 novembre 2022, 09:50

DOSSIER Uncem Caire Fondazione Montagne Italia su dissesto idrogeologico e abbandono del territorio

Perché Ischia, le Marche, il Piemonte... devono spingerci a impegnare 5miliardi di euro l'anno contro il dissesto

DOSSIER Uncem Caire Fondazione Montagne Italia su dissesto idrogeologico e abbandono del territorio

Fragile come una montagna D. 1 La mappa del rischio sismico e idrogeologico

Il tema della pericolosità sismica e della sua prevenzione, così come la questione del dissesto idrogeologico, hanno costituito all’interno delle precedenti edizioni del presente Rapporto, riferimenti e prospettive costanti nella lettura della realtà dei territori montani.

Al pari di quanto avviene per i servizi ecosistemici, la prevenzione del dissesto idrogeologico chiama direttamente in causa i territori montani, sia per la più elevata rischiosità degli stessi sia per i negativi e!etti che la mancata manutenzione - e quindi prevenzione -, può determinare anche sui cosiddetti territori di pianura (si pensi, ad esempio, al tema delle esondazioni dei fiumi causate dalla mancata pulizia degli alvei o da inappropriati insediamenti dell’uomo).

Anche per questa ragione - al di là delle forti sollecitazioni legate ad una quotidianità sempre più investita da eventi sismici e dirompenti fenomeni climatici legati al surriscaldamento globale ed alla dibattuta “tropicalizzazione” del nostro Pese -, è apparso necessario dedicare un approfondimento specifico del Rapporto sulle montagne italiane al tema del rischio sismico e idrogeologico, inquadrando cioè la montagna nella prospettiva della sua fragilità. Tale analisi, che muove dalla mappatura dei comuni italiani in base alle diverse tipologie di rischio cui i rispettivi 308 territori risultano esposti, prevede una ricostruzione dei più significativi eventi sismici, franosi e alluvionali degli ultimi decenni e delle conseguenze da questi generati in termini di costi umani, sociali ed economici.

A tale riguardo, limitatamente alle conseguenze di natura economica, emerge "n dalle prime osservazioni come il valore stimato dei danni prodotti risulti sempre molto superiore al costo potenzialmente necessario per avviare un’attività di prevenzione e/o riqualificazione del territorio, anche su larga scala, con interventi diffusi sul patrimonio ambientale e sugli edifici nelle aree a rischio: un risultato, questo, che ancora una volta richiama ad una responsabilità del sistema politico-ammnistrativo centrale e locale, affinché ponga definitivamente al centro delle proprie agende di governo il tema della prevenzione e della riqualificazione come priorità per la salvaguardia dei cittadini e dei territori.

La pericolosità sismica La ricorrenza con cui si manifestano eventi sismici nel nostro Paese è ascrivibile alla specificità del territorio italiano, caratterizzato da catene montuose geologicamente “giovani” che hanno originato enormi sistemi di faglie che attraversano trasversalmente la nostra penisola: ed è proprio in corrispondenza di queste faglie che hanno avuto origine i terremoti più distruttivi della storia italiana.

In considerazione di ciò, e attraverso le sofisticate strumentazioni moderne, l’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (Ingv) nel 2006 ha realizzato e messo a disposizione dei tutti i potenziali stakeholders una mappa nazionale del rischio sismico che, oltre a restituire una importante visione d’insieme del territorio italiano, associa a ciascuno dei comuni italiani uno specifico grado di pericolosità, cui dovrebbero idealmente corrispondere idonee misure e vincoli in termini di criteri costruttivi, di prevenzione e di riqualificazione.

Considerando, infatti, che ad oggi è impossibile prevedere con certezza il luogo esatto, l’intensità e soprattutto il momento in cui si verificherà un evento sismico, l’unica effettiva risposta – in termini di prevenzione e/o contenimento del rischio - è rappresentata da una politica di adeguamento infrastrutturale che consenta di garantire l’incolumità dei cittadini e la salvaguardia del territorio al manifestarsi di un determinato evento sismico.

Non è infatti possibile ignorare, anche in riferimento agli eventi più recenti, come terremoti di intensità anche contenuta abbiano generato distruzione e perdite umane in larga misura derivanti dallo scarso rigore nei controlli e nei rilascio di permessi di costruzione, oltre che da un patrimonio edilizio edificato nei decenni passati e mai riqualificato sulla base degli attuali parametri e/o normative antisismiche.  (Fonte Uncem)

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red/uncem

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