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Chez Nous | 17 ottobre 2022, 08:00

Avessi la pensione me ne andrei

Tante donne si sentono umiliate e sono avvilite perché non hanno una pensione e devono continuare ad essere economicamente dipendenti del marito ‘che guadagna’

Avessi la pensione me ne andrei

Tante, troppe donne si sentono umiliate e avvilite perché non hanno una pensione e devono continuare a sottostare economicamente al marito ‘che guadagna’ ma poco si è occupato e si occupa della famiglia.

Nessuno pensa alle donne che, dopo una vita da casalinghe, giunte all’età della pensione nulla percepiscono dallo Stato e sono obbligate a vivere alle 'dipendenze' del marito. Loro, le donne casalinghe per una vita, non hanno un’autonomia, ancor minima, economico-finanziaria. E così dopo un’esistenza spesa a crescere, educare ed istruire i figli, ora continuano ad essere assoggettate.

Continuano ad essere maritodipendenti perché non hanno una propria autonomia economica anche solo limitata alla possibilità di acquistare un belletto, farsi una messa impiega dalla pettinatrice, andare a bere un the con le amiche.

Per questo tante donne si sentono umiliate e sono avvilite. Non hanno una pensione e dever continuare ad essere economicamente dipendenti del marito ‘che guadagna’ ma poco si è occupato e si occupa della famiglia.

Tutto questo perché hanno dedicato la vitae  il loro savoir faire alla famiglia,  fatto risparmiare tanti soldi allo Stato in servizi sociali occupandosi dei figli.

Si tratta di riconoscere un sostegno per chi ha svolto lavori domestici, si è preso e si prende cura della casa a titolo gratuito per consentire al marito di lavorare.

E’ dunque necessaria una misura per uomini e donne, con età pensionistica, che non hanno mai avuto altra occupazione se non la cura gratuita della casa e quindi non hanno diritto ad un pensione minima, non avendo versato contributi e non hanno nemmeno diritto al reddito di cittadinanza concesso a evasori, detenuti, lavoratori in nero, possidenti, mafiosi e delinquenti.

E’ necessario che i nostri parlamentari si impegnino in politiche di lungo termine elaborate per sostenere maggiore sicurezza a tutti. Chi so occupa della casa e della famiglia fa una fatica immane, enorme e va maggiormente tenuto in considerazione il bisogno di riconoscimento pubblico.

In una stagione nella quale abbondano i bonus: cultura, monopattino, riscaldamento, trasporti, energia; in un momento in cui c’è chi propone la flat tax, quando c’è chi propone di premiare evasori e mancati contribuenti sollecitando la cancellazione delle cartelle esattoriali (fessi quelli che hanno pagato le tasse con regolarità), è tempo che quantomeno anche alle casalinghe senza pensione venga riconosciuta una ‘indennità di funzione di pubblica utilità svolta’. Magari un assegno ‘una tantum annuo’.

E’ inutile continuare a parlare di dignità delle donne e poi si toglie loro il diritto di una terza età dignitosa.

Tutti i riempiono la bocca con lo slogan ‘La libertà delle donne passa dall’indipendenza economica’ ma nessuno fa nulla per dare, ancorché parziale, limitata e minima, l’indipendenza economica alle donne che hanno dedicato i loro migliori anni alla famiglia.

La politica nazionale ed i consiglieri regionali si ricordino che la violenza sulle donne non è solo fisica o sessuale, ma può essere anche economica e psicologica, con comportamenti di umiliazione e privazione di disponibilità economica. Non per nulla la violenza economica è riconosciuta anche dal Consiglio Europeo, è una violenza subdola e difficile da riconoscere.

La Consigliera di Parità, figura istituita per la promozione e il controllo dell'attuazione dei principi di uguaglianza di opportunità e di non discriminazione tra uomini e donne nel mondo del lavoro, si occupi anche di questo problema.

Pensateci. E fate che nessuna donna dica se avessi la pensione me ne andrei. E se vuole andarsene deve avere la sua autonomia economica ancorché limitata.

piero.minuzzo@gmail.com

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