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ECONOMIA | 15 settembre 2022, 01:00

La Commissione vuole bandire dal mercato Ue i prodotti dello sfruttamento

La proposta riguarda tutti i prodotti, siano essi prodotti fabbricati nell’UE destinati al consumo interno e alle esportazioni o beni importati, senza concentrarsi su società o industrie specifiche

La Commissione vuole bandire dal mercato Ue i prodotti dello sfruttamento

Fra i settori nei quali di frequente sono segnalati fenomeni di lavoro forzato o moderna schiavitù ci sono servizi, il settore tessile, quello minerario e agricolo. «Questo approccio globale è importante perché, secondo le stime, 27,6 milioni di persone sono vittime del lavoro forzato, in molte industrie e in tutti i continenti», evidenzia la Commissione europea.

Il lavoro forzato si riferisce a situazioni in cui le persone sono costrette a lavorare attraverso l’uso della violenza o dell’intimidazione, o con mezzi più indiretti ma coercitivi come la manipolazione del debito, la conservazione dei documenti d’identità o le minacce di denuncia alle autorità per l’immigrazione. Il lavoro forzato avviene soprattutto nel settore privato ma in alcuni casi è imputabile agli Stati, ricorda Bruxelles. Le autorità nazionali, dopo un’indagine, potranno dunque ritirare dal mercato euro

peo i prodotti ottenuti con il lavoro forzato. Le autorità doganali dell’UE individueranno e bloccheranno alle frontiere dell’Unione i prodotti ottenuti con il lavoro forzato. La proposta deve ora essere discussa e approvata dal Parlamento europeo e dal Consiglio dell’Unione europea prima di poter entrare in vigore. Si applicherà a decorrere da 24 mesi dalla sua entrata in vigore.

 «Questa proposta farà davvero la differenza nella lotta contro una schiavitù moderna che colpisce milioni di persone in tutto il mondo – ha detto Valdis Dombrovskis, Vicepresidente esecutivo e Commissario per il Commercio – Puntiamo a eliminare dal mercato dell’UE tutti i prodotti realizzati con il lavoro forzato, indipendentemente dal luogo di fabbricazione. Il divieto si applicherà senza distinzione ai prodotti nazionali, alle esportazioni e alle importazioni. Le autorità competenti e le autorità doganali lavoreranno in sinergia per assicurare un sistema solido».

«Nell’attuale contesto geopolitico abbiamo bisogno di catene di approvvigionamento sicure e sostenibili – spiega Thierry Breton, Commissario per il Mercato interno – Non possiamo mantenere un modello di consumo di beni prodotti in modo non sostenibile».

Come funzionerà il sistema contro il lavoro forzato? 

Le autorità nazionali attueranno il divieto attraverso un approccio basato sul rischio. In una fase preliminare valuteranno i rischi di lavoro forzato sulla base di molteplici fonti di informazione.

Tra le fonti di informazione possono rientrare i contributi della società civile, una banca dati dei rischi di lavoro forzato incentrata su specifici prodotti e aree geografiche e il dovere di diligenza esercitato dalle imprese. Le autorità avvieranno poi indagini sui prodotti sui quali ci sono fondati sospetti che siano frutto di lavoro forzato. Potranno chiedere informazioni alle società e fare controlli e ispezioni anche in paesi al di fuori dell’UE. Se le autorità nazionali accerteranno la presenza di lavoro forzato, ordineranno il ritiro dei prodotti già immessi sul mercato e vieteranno l’immissione sul mercato dei prodotti interessati e la loro esportazione.

Le società dovranno smaltire i prodotti. Le autorità doganali degli Stati membri saranno responsabili dell’applicazione delle norme alle frontiere dell’UE. In caso di mancanza di collaborazione di società o Stati, si potrà decidere sulla base dei dati disponibili. E per quanto riguarda le piccole e medie imprese (PMI) la Commissione precisa che senza essere esentate, le PMI saranno agevolate dall’impostazione specifica della misura. Le autorità competenti, prima di avviare un’indagine formale, considereranno le dimensioni e le risorse degli operatori economici interessati e l’entità del rischio di lavoro forzato.

Bruno Albertinelli

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