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Chez Nous | 29 agosto 2022, 09:30

Scuole energivore commercio sprecone

Il prezzo del gas, e di conseguenza anche quello dell’elettricità, ha raggiunto livelli insostenibili per famiglie e imprese italiane

Scuole energivore commercio sprecone

Tutta la classe politica ci mette in guardia: prossimo inverno riscaldamento contingentato; giù di un paio di gradi le temperature di acqua calda e riscaldamento. Il prezzo del gas, e di conseguenza anche quello dell’elettricità, ha raggiunto livelli insostenibili per famiglie e imprese italiane.

Il caro bollette, ancor più di quello dei carburanti è diventata la preoccupazione numero uno del nostro Paese. Anche a livello istituzionale ma la politica pare non considerarla. Ogni famiglia, già alla canna del gas, studia come è possibile fare ulteriori risparmi oltre a quelli che già fa per far fronte alla bollette eurovore.

I paperoni invocano una legge sul clima perché siamo l’unica grande economia europea a non disporre di uno strumento legislativo vincolante e aggiornato che sia esclusivamente dedicato al climate change. Non basta.

Già oggi, infatti, ci sono leggi e leggine che potrebbero fare alla bisogna, ma vengono disattese. Ma poi c’è anche il buon senso che potrebbe dare una notevole mano. E il buon senso dice che è ora di scrivere la parola fine all’autonomia scolastica per quanto riguarda l’organizzazione quella gestionale pratica.

Nessuno chiede di toccare l’autonomia didattica che pure avrebbe bisogno di una ripassata visto che c’è chi ne fa uno strumento per rispondere alle proprie esigenze personali. Per dirla in soldoni il risparmio energetico inizi dalla scuola con l’adozione di orari uguali per tutti; con il calendario scolastico uguale per tutti; con il calendario scolastico omogeneo evitando così che chi ha più figli sia, come lo è stato fino ad oggi, vincolato nella gestione della famiglia.

Chi ha più di un figlio utente della scuola, infatti, si trova ad affrontare vincoli insormontabili per i diversi orari di entrata e uscita da scuola o per le vacanze che in una scuola non coincide con l’altra. Se attualmente molte elementari sono già assestate sulla settimana corta lunedì-venerdì, tante scuole medie e superiori continuano a preferire i sei giorni dal lunedì al sabato.

L’assurdo è che in molte scuole superiori gli studenti entrano in classe per soli due moduli che potrebbero essere recuperati nel corso della settimana. Non è necessario essere premi nobel per capire che uniformare gli orari dal lunedì al venerdì consentirebbe di tenere i riscaldamenti spenti durante il fine settimana.

E si risparmierebbe anche in personale.

Si sa che la scuola, come luogo di formazione ed espressione di interessi generali legati al futuro, è il soggetto principale di questa nuova missione educativa planetaria, o quanto meno dovrebbe essere e lo è dove ci sono insegnanti all’altezza che lavorano per il futuro e non solo per il 27 o per il secondo lavoro.

Per svolgere questo compito la scuola, oltre che informare sullo stato del pianeta, ragionare sui futuri scenari di sviluppo, dovrebbe favorire stili di vita. Ma deve iniziare a dare l’esempio.

Anche da parte dei commercianti è tempo di buon senso. Infatti, passeggiando per Aosta ci si accorge  che commercianti ed esercenti hanno la cattiva abitudine di lasciare spalancate le porte di diversi negozi, con l’aria condizionata accesa a tutto spiano. E’ un comportamento sgradevole e contraddittorio in un in momento che si sente maggiormente gli effetti della crisi energetica.

Evidentemente, i vertiginosi rincari delle bollette, nei fatti, non hanno prodotto nemmeno l’effetto, almeno questo positivo, di alzare la soglia dell’attenzione sui temi del risparmio energetico.

I sindaci adottino delle ordinanze che dispongano, quando i condizionatori sono accesi, l’apertura delle porte per il solo tempo necessario al passaggio dei clienti, al ricambio d’aria e le consegne.

Se la politica locale vuole davvero dimostrarsi attenta alle grandi sfide ambientali, rispetto alle quali siamo già in grave ritardo, deve partire anche da esempi dalle scuole e dagli esercizi commerciali il cui comportamento può avere ricaduta “educative”  nel contesto generale.

piero.minuzzo@gmail.com

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