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ATTUALITÀ POLITICA | 28 agosto 2022, 19:42

Sanità e campagna elettorale

Purtroppo, non vale l’equivalenza: “se sono un buon chirurgo sono un buon manager… “ Vale la stessa cosa per l’assessore: sono un medico, posso fare l’assessore alla Sanità

Sanità e campagna elettorale

In questi giorni, tutti parlano di candidati, programmi, assistiamo a scontri verbali tra gli esponenti dei vari partiti, che ci fanno capire che siamo in campagna elettorale per le elezioni del parlamento italiano. Ma la vita di tutti i giorni continua.

La Regione, è responsabile dei sevizi e delle azioni che impattano sulla vita quotidiana dei Valdostani, pur non essendo la sua campagna elettorale, sembra in ferie.In superficie  tutto tace. Eppure quest’estate è caratterizzata nella nostra Valle da una grande criticità: la gestione sanitaria, prova ne sono i continui articoli presenti sulla stampa regionale.

L’afflusso di turisti, che grazie a Dio è ripreso,  ha messo in evidenza le croniche criticità del sistema sanitario regionale. Tutti volevano un tecnico come assessore, l’Union ha fatto quadrato,  ed abbiamo un medico ospedaliero Assessore.

Dopo due anni, un settore che drena, mai come ora, risorse importanti dal bilancio regionale, si è passati dall’avanguardia a un settore in uno stato confusionale completo. Medicina sul territorio, completamente disorganizzata.

Ospedale una torre di babele con una anarchica gestione del personale, assenza di qualsivoglia programmazione (si sono accorti ora che anche medici e infermieri  vannno in pensione e devono essere sostituiti), liste d’attesa infinite, mancanza di coordinamento e autorevolezza nella gestione delle risorse umane e qui mi fermo.Praticamente siamo come la sanità italiana.

Peccato! Noi siamo vicini alla Svizzera e alla Francia e notiamo i loro buoni  sistemi sanitari, dove tra l’altro, i valdostani più abbienti vanno a farsi curare. In Francia e Svizzera, poi sono numerosi  i sanitari valdostani che ci vanno a lavorare.

Per risolvere il problema risorse umane, in VdA, si è puntato tutto sulla così detta “attratività”, agendo su due punti: uno il “cosiddetto” esame di francese, l’altro sull’incentivo monetario.

Sul primo, si è stravolto un principio cardine dello statuto, a favore di una sola categoria, infrangendo il principio di uguaglianza di diritti e doveri tra i lavoratori pubblici, in pratica si è superata l’obbligatorietà della prova di accesso preliminare di francese per alcune professioni sanitarie.

L’ elemento comico, di questo provvedimento è che si agisce sulla conoscenza della lingua francese per l’ingresso nel comparto pubblico, senza considerare che  la buona conoscenza del francese, raggiunta attraverso il nostro sistema scolastico, è uno dei fattori più importanti che favorisce la fuga dei nostri sanitari valdostani verso l’estero francofono.

Medici e infermieri Valdostani vanno a lavorare nella vicina Svizzera, perché primo li pagano profumatamente, (stipendi inarrivabili, per le strutture pubbliche italiane, una Oss supera i quattromila franchi mensili, un medico sfiora i diecimila) secondo,  perché essendo perfettamente francofoni s’inseriscono senza problemi nelle strutture.

Parliamo, ora, della decisione di innovare il sistema retributivo, introducendo premi monetari  per favorire chi  entra nella sanità valdostana.

I premi che si propongono, però  non sono assolutamente in grado di competere con gli stipendi garantiti dall’estero e con le condizioni organizzative e le possibilità di crescita e carriera di un ospedale di una città italiana, difatto quindi inutili. Non si è voluto, invece, cominciare a lavorare sulle condizione di lavoro e sul clima organizzativo del nostro comparto sanitario, in pratica migliorare le condizione di lavoro all’ospedale Parini e sul territorio.

Quindi limitare l’improvvisazione, lavorare sull’ organizzazione, introducendo più formazione e ricerca, cercare di realizzare un organizzazione del lavoro più consona e adatta e credere nella costruzione di un nuovo ospedale adatto ad  un sistema sanitario moderno.D’altronde abbiamo nei ruoli apicali dell’ASL, tranne forse il capo, dei medici e dei dirigenti mediocri, senza nessuna esperienza di direzione di organizzazioni sanitarie complesse.

Purtroppo, non vale l’equivalenza: “se sono un buon chirurgo sono un buon manager… “ Vale la stessa cosa per l’assessore: sono un medico, posso fare l’assessore alla Sanità. Peccato che non sappia nulla di gestione organizzativa e ancor meno di politica.

In politica e nell’amministrazione, non per colpa sua, è un principiante che deve imparare, peccato che impari sulle nostre spalle e sia da noi pagato.

E adesso siamo in campagna elettorale…, speriamo che lo capisca anche il Covid ..se no son ceci…

Roger Bioulaz

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