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ECONOMIA | 23 agosto 2022, 14:58

I dati sull'inflazione in Italia confermano difficoltà famiglie

Secondo le ultime rilevazioni Istat, a luglio è stato registrato un aumento dello 0,4% su base mensile e del 7,9% su base annua

I dati sull'inflazione in Italia confermano difficoltà famiglie

Nel mese di luglio 2022 l’indice nazionale dei prezzi al consumo per l’intera collettività (NIC), al lordo dei tabacchi, ha registrato un aumento dello 0,4% su base mensile e del 7,9% su base annua (da +8,0% del mese precedente): è quanto emerso dai dati Istat, che hanno confermato la stima preliminare. L’inflazione rimane elevata, pur riducendosi di un decimo di punto percentuale.

Il rallentamento dei prezzi dei beni energetici che si registra a luglio non frena l’onda lunga delle tensioni inflazionistiche che si stanno diffondendo agli altri comparti merceologici – ha spiegato l’Istat. – Infatti, la crescita dei prezzi degli Alimentari lavorati, dei Beni durevoli e non, dei Servizi relativi ai trasporti e dei Servizi vari accelera, spingendo l’inflazione al netto degli energetici e degli alimentari freschi (componente di fondo; +4,1%) e quella al netto dei soli beni energetici (+4,7%) a livelli che non si vedevano, rispettivamente, da giugno e maggio 1996.

Accelera, quindi, anche la crescita dei prezzi del cosiddetto “carrello della spesa”, che si porta a +9,1%, registrando un aumento che non si osservava da settembre 1984.

L’inflazione, sommata all’instabilità politica, genera a cascata un nuovo calo delle intenzioni d’acquisto degli italiani, che secondo l’Osservatorio Findomestic scendono del 5,9%, dopo l’ottimismo di giugno (+11,8%). Oltre ai timori per l’aumento dei prezzi (48%) e una possibile recessione economica (41%), nel Paese aumentano la preoccupazione per l’instabilità politica (25%) e l’ansia per il cambiamento climatico (35%). La maggior parte degli italiani, sostengono gli esperti dell’Osservatorio, continua ad avvertire i maggiori rincari per carburanti e bollette (rispettivamente l’84% e il 79%), in più una parte consistente li riscontra anche nel settore degli alimentari freschi e confezionati (73 e 68%), oltre che nei bar e nelle pizzerie (61%). Le intenzioni d’acquisto sono in calo anche per le case (-31,5% gli immobili a causa del recente aumento dei tassi da parte della Bce), così come per le ristrutturazioni (-6,8%). Nel comparto tecnologico in territorio positivo c’è solo il segmento tablet/ebook (+4,4%), mentre telefonia, pc e telecamere cedono rispettivamente il 3,2%, il 6,2% e il 2,9%.

In media per una famiglia il rialzo annuo è di 2.036 euro, 564 euro per mangiare e bere, 585 per il carrello. Il record spetta alle famiglie numerose con più di 3 figli con una batosta pari a 2.946 euro, 919 solo per il cibo, 944 per i beni alimentari e per la cura della casa e della persona. Entrando ancor più nello specifico dell’impatto dell’aumento dei prezzi sulla pelle delle famiglie, Coldiretti ha stilato un elenco di rincari. La divaricazione dei prezzi, da luglio 2021 allo stesso mese di quest’anno, provoca profonda angoscia. Ci sono oli di semi, burro e pasta in vetta alla classifica degli aumenti nel carrello della spesa secondo l’analisi che, complessivamente, valuta un aumento del 10% per i prodotti alimentarie le bevande analcoliche.

A far segnare i maggiori rincari sono i prodotti di base dell’alimentazione delle famiglie che subiscono gli effetti dell’aumento dei costi energetici e di produzione alimentati dalla guerra in Ucraina, abbinati al caldo record e alla siccità, che colpiscono duramente le imprese e le tavole dei consumatori che sono costretti a tagliare gli acquisti, soprattutto tra i nuclei familiari più deboli. In cima alla classifica dei salassi, con un +65,8%, ci sono gli oli di semi, soprattutto quello di girasole – sottolinea Coldiretti – che risente del conflitto in Ucraina, che è uno dei principali produttori e che ha dovuto interrompere le spedizioni causa della guerra, mentre al secondo posto c’è il burro, in crescita del 32,3% e al terzo la pasta (+26,3%), seguita dalla farina (+21,6%) proprio nel momento in cui nelle campagne si registrano speculazioni sul prezzo del grano con forti cali dei compensi riconosciuti agli agricoltori. Al quinto e sesto posto figurano riso e margarina, rincarati rispettivamente del 19,1% e del 18,9%, davanti ai gelati, il simbolo estivo per eccellenza, che tra coni e coppette, aumentano del 17,8%.

Ma crescono del 16,1% e del 16% anche il pane e il latte uht, due dei prodotti più presenti nel carrello degli italiani, con la carne di pollo a chiudere la top ten degli aumenti a +15,7%. Il risultato è un aggravio annuale di spesa di circa 560 euro solo per la tavola, secondo l’analisi Coldiretti.

Ma dietro ai rincari si nascondono spesso anche le speculazioni, come nel caso dell’uva da tavola, che in Puglia viene pagata 50 centesimi agli agricoltori per poi ritrovarla a cifre fino a 4 euro sui banconi dei supermercati. In termini assoluti, i prodotti per i quali gli italiani spenderanno complessivamente di più sono pane, pasta e riso, con un esborso aggiuntivo di quasi 115 euro. Sul podio anche carne e salumi che costeranno 98 euro in più rispetto al 2021 e le verdure (+81 euro). Seguono latte, formaggi e uova con +71 euro e il pesce con +49 euro, davanti a frutta e oli, burro e grassi.

Si rileva una diminuzione sia dell’indice del clima di fiducia dei consumatori (da 98,3 a 94,8) sia dell’indice composito del clima di fiducia delle imprese (da 113,4 a 110,8).

Tutte le componenti dell’indice di fiducia dei consumatori sono in calo. In particolare, il clima economico e quello futuro registrano le diminuzioni più marcate scendendo, rispettivamente, da 93,9 a 84,9 e da 98,8 a 92,9; il clima personale e quello corrente flettono in misura più contenuta passando, il primo da 99,8 a 98,1 e il secondo da 97,9 a 96,1.

Con riferimento alle imprese, la fiducia è in peggioramento nella manifattura (l’indice scende da 109,5 a 106,7) e nei servizi di mercato (da 109,0 a 104,1) mentre migliora nelle costruzioni (l’indice sale da 159,7 a 164,4) e nel commercio al dettaglio (da 107,2 a 108,1).

Quanto alle componenti degli indici di fiducia, nella manifattura peggiorano le attese sul livello della produzione e, in misura più marcata, i giudizi sugli ordini; le scorte sono giudicate in diminuzione rispetto al mese scorso. Nel comparto delle costruzioni migliorano sia i giudizi sugli ordini sia, soprattutto, le attese sull’occupazione presso l’impresa.

Con riferimento ai servizi di mercato, tutte le variabili che compongono l’indicatore si deteriorano rispetto allo scorso mese. Infine, nel commercio al dettaglio la dinamica negativa dei giudizi sulle vendite si associa ad un marcato aumento delle aspettative sulle vendite future e ad un incremento delle scorte di magazzino.

Siamo in presenza di una vera e propria emergenza nazionale che avrà effetti pesanti sull’economia e sulle condizioni economiche delle famiglie, con ricadute sociali pesantissime.

Bruno Albertinelli Presidente Federconsumatori VdA

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