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50 & più per il sociale | 07 luglio 2022, 09:28

La povertà in Italia: dagli anziani soli alle famiglie numerose

Anziani che vivono soli, famiglie numerose, minori, immigrati, lavoratori poco istruiti: ecco l’identikit dei “più poveri ” in Italia secondo i dati dell’Istat

Poerantonio Genestrone (dx) con Carlo Sngalli, presidente nazionale 50&Più

Poerantonio Genestrone (dx) con Carlo Sngalli, presidente nazionale 50&Più

I dati Istat diffusi in questi giorni parlano chiaro: la povertà in Italia non accenna a diminuire. Nel 2021, infatti, poco più di 1,9 milioni di famiglie e circa 5,6 milioni di individui vivono in condizioni di povertà assoluta. Valori purtroppo ancora in linea con il report precedente. Lo sottolinea in una nota lo stesso Istituto: “la povertà conferma sostanzialmente i massimi storici toccati nel 2020, anno d’inizio della pandemia del Covid”. L’anno d’inizio di una crisi economica e sociale non ancora risolta. Nessuna buona notizia dunque, se consideriamo che più di 5 milioni e mezzo di persone vivono senza potersi permettere uno “standard di vita minimamente accettabile”, come rileva lo stesso Rapporto.

Una società più povera anche al Nord

Pierantonio Genestrone, presidente 50&Più VdA, commenta: "Interessante è anche il dato territoriale. Nel 2020, l’incidenza delle famiglie in povertà assoluta si conferma più alta nel Mezzogiorno (9,4%, da 8,6%), ma la crescita più ampia si registra nel Nord dove la povertà familiare sale al 7,6% dal 5,8% del 2019. Tale dinamica fa sì che, se nel 2019 le famiglie povere del nostro Paese erano distribuite quasi in egual misura al Nord (43,4%) e nel Mezzogiorno (42,2%), nel 2020 arrivano al 47% al Nord contro il 38,6% del Mezzogiorno, con una differenza in valore assoluto di 167mila famiglie".

Povertà in Italia per fasce d’età

Facendo riferimento alla classe di età, l’incidenza di povertà assoluta si attesta al 14,2% (poco meno di 1,4 milioni) fra i minori; all’11,1% fra i giovani di 18-34 anni (1 milione 86mila persone) e rimane su un livello elevato (9,1%) anche per la classe di età 35-64 anni (2 milioni 361mila persone), mentre si mantiene su valori inferiori alla media nazionale per gli over 65 (5,3%, circa 743mila persone).

Famiglie numerose e anziani soli

In generale, la povertà familiare segue un andamento decrescente all’aumentare dell’età del capofamiglia. Generalmente, infatti, le famiglie giovani hanno minori capacità di spesa poiché dispongono di redditi mediamente più bassi e hanno minori risparmi accumulati nel corso della vita o beni ereditati. Il disagio colpisce maggiormente i nuclei con 4 o 5 componenti, particolarmente quelli in cui sono presenti figli minori. L’indice di povertà è invece più basso nelle famiglie in cui è presente almeno un anziano e nelle coppie il cui capofamiglia ha più di 64 anni. Ma la sua incidenza aumenta notevolmente nel caso in cui gli anziani vivano soli. Di fatto gli anziani diventano sempre più poveri. Il loro indice di povertà assoluta passa infatti dal 4,5% del 2019 al 5,7 % del 2020, con un quadro peggiore al Sud, dove l’indice di povertà tra gli over 65 cresce dal 9,1% al 12,2%.

Le altre categorie di poveri: stranieri e lavoratori meno formati

Gli stranieri in povertà assoluta sono oltre un milione e 500mila, con una incidenza pari al 29,3%, contro il 7,5% dei cittadini italiani. Un’altra categoria in affanno è quella dei lavoratori meno istruiti. L’incidenza della povertà assoluta decresce al crescere del titolo di studio della persona di riferimento della famiglia. Se quest’ultima ha conseguito almeno il diploma di scuola secondaria superiore l’incidenza è pari al 3,9%, in miglioramento rispetto al 2020; si attesta all’11% se ha al massimo la licenza di scuola media.

Nuovi interventi per contrastare la povertà in Italia

Gli effetti dello shock del Coronavirus sono ancora lontani dall’essere accantonati. L’unico segnale positivo viene dal valore dell’intensità della povertà assoluta, che misura “quanto poveri sono i poveri”. Qui, infatti, il dato nazionale registra una diminuzione dal 20,3 % al 18,7, probabile effetto di alcune misure pubbliche, come il blocco dei licenziamenti e l’estensione della Cassa Integrazione. Essere in povertà assoluta vuol dire non poter vivere con dignità e l’auspicata ripresa dei consumi che stenta ancora a decollare non compensa l’inflazione. L’auspicio è che il Governo utilizzi il Rapporto per ideare nuovi interventi a vantaggio delle famiglie e dei singoli in gravi ristrettezze e, contemporaneamente, investa nel lavoro e nella formazione.

red

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