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AMBIENTE | 28 giugno 2022, 22:45

Priorità siccità come affrontarla

Nell’arco del prossimo trentennio oggetto delle pianificazioni in corso tra Regione BIM e Comuni, gli Enti locali valdostani attraverso il BIM hanno segnalato un ammontare complessivo di esigenze a livello acquedottistico pari a 266,8 milioni di euro che fanno parte dei 444,9 milioni di euro

Priorità siccità come affrontarla

In questo periodo di forte siccità "abbiamo un piccolo assaggio, molto amaro, di quella che probabilmente sarà la situazione della nostra regione nei prossimi decenni". Lo dice il presidente della Regione Valle d'Aosta, Erik Lavevaz, nella conferenza stampa di presentazione della campagna di comunicazione "Siamo agli sgoccioli. La carenza d'acqua è un'urgenza che coinvolge tutti, anche ai piedi dei ghiacciai".

Ma la Regione sta facendo la sua parte per quanto possibile. Per prima cosa con una comunicazione sulla corretta gestione della risorsa acqua ed in secondo con la una razionalizzazione dei prelievi e interconnessione delle reti per far fronte, anch’esso, alle future carenze idriche.

Carlo Marzi

La situazione contingente è "d'emergenza" a causa di un inverno caldo e secco, un'inizio dell'estate particolarmente caldo. "Oggi, a fine giugno, la scorta nivale è già finita" e "si è già iniziato a intaccare la risorsa di ghiaccio che in genere si andava a toccare a fine agosto o inizio settembre", ha aggiunto Lavevaz nel corso della conferenza stampa. 

"Dall'altra parte, viviamo una situazione di prospettiva generale che riguarda i cambiamenti climatici nel mondo, che porterà la nostra vita a cambiare". In Valle, in particolar modo, "se iniziamo a sciogliere il ghiaccio a inizio giugno, i nostri ghiacciai hanno una vita breve davanti a sé".

 Il quadro della situazione idrica in Valle d'Aosta è di "siccità estrema". Lo hanno spiegato, dati alla mano, i tecnici del Centro funzionale della Regione e dell'Arpa VdA nella conferenza stampa di lancio della campagna "Siamo agli sgoccioli" per sensibilizzare sulla riduzione del consumo d'acqua. "Oggi si presentano le condizioni di deflusso dei corsi d'acqua e delle portate delle sorgenti che tipicamente si raggiungevano a fine luglio o a metà agosto, con piene stagionali inferiori tra il 30 e il 50%, con punte anche del 70%, rispetto alle medie degli ultimi 30 anni" ha spiegato l'assessore al Territorio della Regione Valle d'Aosta, Carlo Marzi.

All'inverno secco e alle temperature elevate, si aggiunge "un delicato equilibrio tra il settore irriguo che necessita di una profonda riconfigurazione per poter assicurare nei prossimi anni la disponibilità idrica necessaria a mantenere le colture in atto e il settore idroelettrico che può essere oggetto di azioni di miglioramento dell'esistente, ma nulla di più per i concomitanti vincoli e ingenti utilizzi esistenti".

Lo stoccaggio delle risorse idriche, ha sottolineato Marzi, “può essere una delle possibili misure in quanto utile ad accumulare le risorse per renderle poi disponibili nei periodi di maggiore siccità, sia per l'agricoltura che per il settore potabile". Sulle perdite degli acquedotti si dovrà lavorare, ma per l'assessore "la rete potabile è la migliore in Italia con un dato che è inferiore alla metà della media nazionale".

 Per l'approvvigionamento di acqua potabile in Valle d'Aosta, "la situazione si sta aggravando". Lo ha sottolineato Joël Créton, presidente del Bim, il Bacino imbrifero montano della Dora Baltea ed ex sindaco di Ollomont.

 Quasi 15 comuni hanno problemi di carenza di acqua potabile; sono soprattutto quelli che, a monte, non hanno ghiacciai; in Valle sono in tutto 74. L'obiettivo? "È di garantire il servizio nei mesi in cui avremo la maggiore affluenza turistica. Serviranno risorse importanti, emergenziali, fondamentali per andare a rispondere alle prime criticità".

Il sistema idrico regionale è in forte crisi per la concomitanza di più fattori: le elevate temperature, la grave carenza delle precipitazioni, il delicato equilibrio tra il settore irriguo “che necessita – ha ricodato l’assessore Carlo Marzi - di una profonda riconfigurazione per poter assicurare nei prossimi anni la disponibilità idrica necessaria a mantenere le colture in atto e il settore idroelettrico che può essere oggetto di azioni di miglioramento dell'esistente, ma nulla di più per i concomitanti vincoli e ingenti utilizzi esistenti”.

Occorrerà quindi rivedere le modalità di distribuzione delle acque, adottare misure per il loro risparmio, rivedere le colture e l’estensione delle aree irrigabili, gestire con tecnologie avanzate le infrastrutture di irrigazione, gestire i serbatoi e i bacini.

In buona sostanza si tratta di saper gestire un cambiamento anche culturale e sociale e di reperire i finanziamenti per poter realizzare le strutture.

Stiamo quindi valutando con serietà e attenzione quanto sta accadendo e stiamo monitorando l’evoluzione della situazione.

“Come è noto a tutti – ha sottolineato Marzi - la situazione si sta evolvendo rapidamente e diverse Regioni hanno chiesto la dichiarazione dello stato di calamità. Siamo chiamati ad assumere provvedimenti che possono cambiare abitudini consolidate e diritti che si ritenevano acquisiti.

Questa affermazione che è stata ripresa e attenzionata da tutti, non ha una valenza catastrofale ma parte all’acquisizione di buone pratiche come quelle evidenziate nel decalogo che presentiamo oggi, sino ad arrivare a dover prevedere una serie di priorità nei tre ambiti che usano l’acqua: Ambito Potabile che gestiamo con il BIM; Ambito Agricolo che gestisce il collega Sapinet con le sue Strutture; Ambito Idroelettrico.

Marzi ha quindi sottolineato che “per far fronte all’emergenza continua la collaborazione con il BIM con l’obiettivo di individuare le criticità e approvare, con la legge di assestamento in via di definizione, un primo programma urgente di interventi puntuali per aumentare le fonti di approvvigionamento, da realizzare in tempi brevi”.

A seguire stiamo definendo un programma di interventi a medio termine che, superando gli attuali limiti di territorialità, dia la priorità all’interconnessione tra gli acquedotti, riducendo le perdite con un aumento della capacità di stoccaggio: perdite dalla rete potabile che vedono già oggi la Regione Valle d’Aosta essere la migliore in Italia con un dato che è inferiore alla metà della media nazionale”.

veyl

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