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AMBIENTE | 23 giugno 2022, 15:53

La Valle d'Aosta nel 1995 si è dotata di norme per disciplinare il deflusso vitale

La questione del deflusso minimo vitale e di quello ecologico nei fiumi e torrenti regionali è stata affrontata nella seduta consiliare del 23 giugno 2022 con un'interpellanza del gruppo Progetto Civico Progressista

Lago Lod

Lago Lod

«Non vi è la necessità di predisporre in tempi brevi il provvedimento normativo per attuare il passaggio da deflusso minimo vitale a deflusso ecologico perché le disposizioni vigenti regionali sono già allineate alle indicazioni fornite dall'Autorità di bacino distrettuale del fiume Po per gli adeguamenti previsti dalla Direttiva Quadro Acque.» Carlo Marzi, assessore regionale alle Opere Pubbliche, ha risposto ha risposto così alla Consigliera Chiara Minelli.

Ricordando che la produzione di energia idroelettrica rappresenta il settore più remunerato dalla finanza pubblica attraverso gli incentivi verdi, la Consigliera ha evidenziato che «la Regione, da almeno dieci anni, non riesce a far rispettare il deflusso minimo vitale visto che l'azione penale si è rivelata inefficace. Non si può negare però che nel tempo ci siano state varie mancanze nel rispetto delle regole, tanto che sono pendenti 163 sanzioni”.

“Noi crediamo – ha aggiunto la consigliera del PCP (nella foto) - che per superare l'inefficacia dell'azione penale ed evitare di avere corsi d'acqua in secca sia necessario un intervento dell'Amministrazione anche per evitare eventuali inadempienze, con possibile danno patrimoniale per i mancati introiti. Per altro, la Direttiva europea prevede l'attivazione del passaggio dal deflusso minimo vitale a quello ecologico e il Consiglio regionale avrebbe dovuto realizzarla entro il 31 dicembre 2021 - come hanno fatto altre Regioni. Anche in considerazione delle previsioni di future diminuzioni della disponibilità idrica in conseguenza dei cambiamenti climatici, bisogna regolamentare opportunamente l'uso delle acque pubbliche”.

Ha quindi chiesto “se si intenda predisporre nel breve una norma per attuare il passaggio al deflusso ecologico, allo scopo di salvaguardare gli ecosistemi acquatici e il mantenimento degli obiettivi ambientali, evitando prelievi eccessivi da parte dei concessionari con il conseguente degrado dei fiumi e dei torrenti e se si intenda prevedere strumenti adeguati e risorse per effettuare i controlli.»

Nella replica l’assessore (nella foto) ha ricordato che “fin dal 1995 la Regione si è dotata di una disciplina del deflusso minimo vitale, che con il Piano di tutela delle acque del 2006 è stata ulteriormente raffinata ed estesa a tutti i concessionari idroelettrici, i quali sono tenuti a rilasciare a valle delle proprie derivazioni una portata d'acqua per salvaguardare l'ecosistema fluviale. I casi di non ottemperanza rilevati dal Corpo forestale sono limitati. Quello che conta è come viene calcolata la portata, che dal PTA del 2006 è computata secondo un sistema congruente con la definizione di deflusso ecologico; inoltre, per le nuove derivazioni idroelettriche (quelle dopo il 2006) sono previsti dei rilasci addirittura superiori a quelli proposti dall'Autorità di bacino. La nostra Regione sta anche adottando delle metodiche molto più raffinate su un numero di casi e una estensione territoriale che non ha eguali a livello nazionale: per questo la Valle d'Aosta è citata dal Ministero della transizione ecologica quale esempio virtuoso. Sul nostro territorio sono infatti attive sperimentazioni che coinvolgono complessivamente 85 impianti idroelettrici per raffinare ulteriormente la determinazione dei rilasci da garantire a valle delle derivazioni”.

«Prendo atto che non vi è la volontà di fare un intervento normativo - ha replicato la Consigliera Minelli -, tuttavia faccio riferimento ad azioni portate avanti da altre Regioni, che pur avendo una situazione analoga alla nostra, hanno sentito l'esigenza di normare il passaggio al deflusso ecologico per istituzionalizzarlo (vedi Piemonte e Veneto): questo perché non c'è solo una questione di rilascio, ma una diversa maniera di intendere il tipo di rilascio, che secondo noi sarebbe opportuno definire, in modo che non si parli più di deflusso minimo vitale ma di deflusso ecologico. Riguardo alla virtuosità della nostra regione, manteniamo dei dubbi, ma crediamo che la discussione sul Piano di tutela delle acque sarà un momento di confronto importante nei prossimi mesi. Noi ci auguriamo che si possa anche rivedere la posizione riguardo alla necessità di fare una norma.»

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