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Autonomie VdA | 14 giugno 2022, 14:00

MINE VAGANTI

E’ facile accantonare i problemi, allungare la tempistica del debito pubblico consolidato e di quello nuovo che erediteranno i nostri figli

MINE VAGANTI

Oltre alle mine che mettono a repentaglio il naviglio nel mare di Odessa impedendo al grano di raggiungere le sponde del Mediterraneo, noi abbiamo altre imboscate pericolose per il futuro della economia europea ed italiana.

La questione del petrolio, quella del gas, quella del commercio con la Russia e con la Cina non fanno che penalizzare gli scambi sia in Italia che in Europa inchiodandoci ad una economia stagnante.

Il mercato comune Europeo non era nato per fare una guerra commerciale a base di sanzioni che, alla fine, ribaltano gli interessi europei ed in primis quelli italiani. Gli errori non finiscono in cassa integrazione, si pagano: è stato un gravissimo passo falso l’avere abbattuto il leader della Libia che oggi è terra di conquista per la Turchia e per la Russia, quando prima collaborava con l’Italia.

Gli errori si susseguono da troppo tempo e non rinsaldano certo la coesione del nostro continente abbandonato dalla Gran Bretagna ed ostaggio di economie straniere come quelle della Cina, della Russia e ben presto anche degli Usa.

Alle deficienze ormai fattuali accumulate nel corso degli ultimi decenni, si aggiungono i problemi ancestrali del nostro debito pubblico, le incertezze costanti della politica, una democrazia fragile che da 15 anni non è guidata da Presidenti e da maggioranze vincenti, la malavita sempre più diffusa da Sud a Nord, la gestione abbastanza discutibile della finanza pubblica con un carico fiscale eccessivo, la mafia agroalimentare che si somma al caro vita ed alla crescente disoccupazione, il pesante fardello dell’immigrazione clandestina molto difficile da domare specie se è incoraggiata dalla assenza di iniziative concrete.

E’ facile accantonare i problemi, allungare la tempistica del debito pubblico consolidato e di quello nuovo che erediteranno i nostri figli: rimandare le soluzioni può giovare alla politica del giorno per giorno, ma alla fine il conto qualcuno dovrà pure saldarlo e le prospettive non dicono nulla di buono. Basti pensare che in Italia si sta verificando un fenomeno nuovo, ma non inatteso vista la inettitudine che pervade tutta la politica senza eccezioni: c’è tanto lavoro, ma mancano i lavoratori.

La mancanza di mano d’opera attrezzata e specializzata toglie respiro ai cantieri, penalizza la progettualità delle imprese costrette al palo, rende del tutto inadeguata la operatività concreta del piano di rinascita messo in campo per vincere le sfide di questo millennio. La stessa democrazia italiana si sta attorcigliando sul dibattito della guerra in corso, della fornitura di armi, della ricerca di una pace costruttiva e di una emancipazione dei diritti previsti dalla nostra Costituzione.

Vi è ancora chi si stupisce per le famose liste di proscrizione uscite sulla stampa nazionale, mentre è evidente che la prima preoccupazione dell’Europa dovrebbe essere quella di spegnere il conflitto e di mantenere buoni rapporti con tutti i popoli della Terra ad iniziare da quelli confinanti. Le mine vaganti, così difficili da eludere, finiranno per essere la misera eredità da lasciare ai nostri figli, mentre la pace ed il benessere sono ben di là dal venire.

Ormai non si sente neanche più parlare del dramma vissuto nelle Terre Martiri del terremoto ed intanto gli anni si susseguono e gli anniversari si sommano nell’impietosa ricerca di una rinascita che, da obbligo morale di solidarietà, si è trasformata in una penosa cantilena di giuste proteste, di rammarico per la perduta occasione di fare finalmente qualche cosa di bene.

Lasciando marcire le situazioni in loco, si creano le premesse per un continuo distacco della gente da questa politica incapace ed ingenerosa verso i suoi figli migliori.

gianfrancofisanotti@gmail.com

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