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CULTURA | 06 giugno 2022, 08:00

IL TEMPO PASSA PER TUTTI: SIA PER I VINTI CHE PER I VINCITORI

La pace è come la democrazia: è il male minore, non è la soluzione permanente, ma può servire a trovare un sentiero comune di civile sopportazione attenta alla geografia, ma anche alla verità storica

IL TEMPO PASSA PER TUTTI: SIA PER I VINTI CHE PER I VINCITORI

Prima o poi, di riffa o di raffa, finirà anche questa guerra maledetta che soffoca la pace in Europa. Bisogna pur dire che dall’ultimo conflitto mondiale ad oggi sono oltre 500 gli scontri fatali che hanno opposto nazioni e fazioni alla ricerca di una inutile supremazia, dimenticando che in presenza di un potenziale atomico tremendo non comanda più nessuno e che viviamo in un perenne equilibrio del terrore.

Spingere sulla accelerazione della guerra in Ucraina, come fa una parte dell’Occidente, non solo non aiuta la pace, ma la preclude creando l’illusione di una effimera vittoria che non verrà mai per nessuno dei contendenti e che sta costando molto caro in termini di vite umane, di esodi biblici e di economie distrutte. Non parliamo poi dei riflessi pesanti sul circondario europeo, già afflitto dal perdurare di una crisi economica asfissiante, e sul continente Africano con tutte le conseguenze sul piano delle risorse energetiche ed alimentari.

La pace non è un miraggio più o meno miracoloso per la quale basta pregare: essa è un esito necessario e permanente per consentire la normale convivenza civile e per superare le pretese dei nazionalismi duri a morire e sempre all’erta sul fronte dell’oppressione.

La pace non è a portata di mano e non esiste una pace “prête à porter” come quella ricercata dalla Francia, dalla Germania e persino dall’ultima ritardataria che è l’Italia: sono solo tentativi generosi, ma anche infantili, perché non tengono conto delle cause profonde alla radice di questo ennesimo bagno di sangue. Una realtà è stata davvero messa in luce da questa condizione di lotta tra due popoli fratelli: l’Europa non c’è, non batte colpo, è ininfluente: come dire, inutile. Altro che Unione Europea: basta un veto e ogni decisione viene bloccata. Le sanzioni sono l’ennesimo esempio d’incapacità a dialogare tenendo conto di ogni singolo angolo del tavolo di pace.

La pace è come la democrazia: è il male minore, non è la soluzione permanente, ma può servire a trovare un sentiero comune di civile sopportazione attenta alla geografia, ma anche alla verità storica. Se si vuole ribaltare ogni equilibrio mondiale prendendo a pretesto i confini del Paese invaso si spinge oltre ogni misura il senso del limite ignorando che v’è anche un dopo guerra con il quale tutti, dicasi tutti, dovremo fare i conti. Il riarmo dell’Europa è già cominciato, costa carissimo, mentre la costruzione di una pace duratura è qualcosa che galleggia tra la speranza e la chiacchiera da bar.

Gli stessi grandi protagonisti che baciano l’anello papale, poi ignorano gli appelli “Urbi et Orbi” della Chiesa. Presto ci domanderemo se valeva davvero la pena inviare armi su armi ed alimentare questa carneficina che disonora l’umanità oppure se era preferibile contenere i danni e parlare veramente di pace, rendere conveniente proprio la pace e non la supremazia.

Certo, non si possono ignorare le ragioni di chi è aggredito, ma la lente della Storia prima o poi calerà sulla verità di vecchie aggressioni e di contromisure esagerate fino a quelle annessioni tollerate proprio dallo stesso Occidente che oggi fa finta di non ricordare che il tempo passa per tutti, sia per i vinti che per i vincitori.  

gianfrancofisanotti@gmail.com

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