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Consiglio Valle | 30 maggio 2022, 05:00

Frédéric Piccoli chiede coerenza all'Uv e ribadisce la linea della Jeunesse

Il 6 giugno a Fenis alle 20,30 si riunirà il Conseil Federal dell’Uv. Nel frattempo il Presidente Cristina Machet iconterà i presidenti delle sezioni unioniste per aggiornarli sullo stato delle trattative in attesa di ricevere un mandato per chiudere la crisi

Frédéric Piccoli, Animateur principal della Jeunesse

Frédéric Piccoli, Animateur principal della Jeunesse

"Mettere la Jeunesse nelle condizioni di ridisegnare, dal basso e partendo dai giovani, il Mouvement di domani" è la stella polare del direttivo in pare confermato ed in parte eletto della Jeunesse Valdotaine. E’ stato il punto cardine che ha segnato l’Assemblea del movimento giovanile che si è svolta il 30 aprile scorso. (per chi vuol saperne di più).

L’Assemblea della Jeunesse si svolse dopo il riavvicinamento alla rete dell’Alleanza Libera Europea. Fondata nel 1981 con il contributo, tra gli altri, della stessa Union Valdôtaine, l’Alleanza Libera Europea è la principale rete di connessione tra movimenti regionalisti, autonomisti e indipendentisti d’Europa; ad essa aderiscono, ad esempio, i movimenti al governo in Corsica, in Catalogna e in Scozia.

Oggi, prima che la Presidente incontri i presidenti, ma soprattutto prima del Conseil Federal, Frédéric Piccoli, Animateur principal della Jeunesse, attraverso i social ha voluto porre alcune questioni sulle ipotesi di alleanze per la soluzione della crisi in Regione ponendo domande puntuali ed inequivocabili.

Le considerazioni e le domande di Piccoli

“In questi lunghi (fin troppo lunghi) mesi di crisi, si è spesso parlato della necessità di dare alla Valle d’Aosta un Governo stabile, che abbia una prospettiva, facendo anche i conti con i numeri. E quando si parla di numeri e di maggiore chiarezza, alcuni suggeriscono un governo a 22 tra Autonomisti e Lega. Ecco allora alcune domande. La prima: un accordo di questo genere sarebbe compatibile con le scelte congressuali del Mouvement degli ultimi quattro anni, che ponevano due obiettivi essenziali: la riunificazione del mondo autonomista e la profonda diversità con la Lega e i sovranisti?

Passare a governare con la sola Lega, dopo un anno e mezzo dalle elezioni e dopo aver scelto di amministrare la nostra Regione insieme al centrosinistra (pur dopo tutte le difficoltà e i cambi di casacca difficili da comprendere) è una scelta coerente con quanto prospettato ai nostri elettori nel settembre 2020? E aiuterà a riavvicinare i valdostani al Mouvement, oppure rischia di allontanarli?

Non solo: se il Mouvement sceglierà di costruire una nuova maggioranza con la Lega Salvini Premier, quale sarà il destino delle alleanze politiche coltivate in questi ultimi anni?   Che ne sarà dell’alleanza con il Partito Democratico, con cui l’Union Valdôtaine collabora in Parlamento a Roma da nove anni e con cui amministrerà la città di Aosta almeno fino al 2025?

Che ne sarà della collaborazione con il movimento regionalista della Stella Alpina, che, pur nelle difficoltà di questi ultimi tempi, raccoglie un’eredità politica cristiano-democratica e autonomista che andrebbe valorizzata rendendola un interlocutore privilegiato per quella nuova Union Valdôtaine riunificata che in questi anni abbiamo detto voler costruire?

Che ne sarà dei potenziali rapporti dell’U.V. con il variegato mondo liberale e europeista, che nel 2020 non ha trovato spazio nel Consiglio regionale, ma che rappresenta, sul piano dei partiti stato-nazionali, una realtà affine che meriterebbe di essere ascoltata e coinvolta?

E – domanda ancora più importante –, se ci sarà un accordo politico tra l’Union Valdôtaine e la Lega, che ne sarà dei rapporti con quei movimenti autonomisti, federalisti e indipendentisti che stanno fiorendo in tutto il Nord Italia, in fiera opposizione alla Lega ormai salviniana?

Saremo per loro ancora un punto di riferimento, oppure ci giocheremo la loro attenzione e il loro sostegno?   Sul fattore stabilità: dopo aver dato vita a un governo paritario (11 Autonomisti + 11 leghisti), è credibile che si arrivi, da qui al 2025, agli appuntamenti delle Elezioni Politiche e delle Elezioni Europee – che spezzeranno questi ultimi tre anni e mezzo di Legislatura – senza accettare implicitamente di correre alle elezioni insieme alla Lega?

E ciò sapendo che la Lega è un partito in forte calo nei sondaggi; che i movimenti lasciati all’opposizione lavoreranno senza sconti per toglierci la terra sotto i piedi; e che sarà difficile (se non impossibile) convincere il nostro elettorato a votare un leghista (e viceversa). Con la prospettiva di Elezioni Politiche tutte in salita, non stiamo forse spingendo per un governo di legislatura che in realtà rischia di entrare in crisi tra meno di un anno, a marzo 2023? A quale costo siamo disposti a costruire una nuova maggioranza per così pochi mesi?

La Lega Salvini Premier, che da un decennio siede in Parlamento europeo a fianco dei sovranisti dell’estrema destra, dopo l’exploit delle Elezioni Europee del 2019 ha fallito l’occasione di riposizionarsi verso il centro e diventare il partito dei moderati italiani.

L’apprezzabile tentativo di avvicinamento al centrodestra europeo rappresentato dal Partito Popolare Europeo (in cui siedono Forza Italia e la Südtiroler Volkspartei) è stato bocciato dallo stesso Salvini, che ha preferito rimanere ancorato all’estrema destra di Le Pen e cercare di arginare in Italia l’ascesa di Giorgia Meloni, a quanto pare inutilmente.

Qui la domanda: è questa la nostra visione dell’Europa? E ancora: è per noi accettabile che un partito che non è stato in grado di cambiare pelle in Europa entri a far parte di un governo politico di legislatura con gli Autonomisti? E ciò al solo scopo di garantire agli Autonomisti i numeri per governare. Sempre sul fronte delle questioni internazionali, un’altra domanda sorge spontanea.

La Lega ha stretto in passato un’alleanza politica con il partito di Vladimir Putin, Russia Unita, che non è mai stata stralciata, nemmeno negli ultimi mesi. In piena guerra in Ucraina, l’Union Valdôtaine vuole davvero assumersi la responsabilità di stringere accordi di governo con i partner italiani di Russia Unita per amministrare la Valle d’Aosta?

Davvero le questioni internazionali sono così insignificanti da voler fare della Valle d’Aosta la prima Regione italiana (e, chissà, forse la prima in Europa) a vedere insediarsi al governo un partito filorusso dopo l’invasione russa del 24 febbraio 2022? Il gruppo Lega Vallée d’Aoste condivide le posizioni e le alleanze internazionali assunte dal suo partito, oppure ha opinioni differenti?

Ma c’è dell’altro. In questi mesi i gruppi dell’Union Valdôtaine, di Alliance Valdôtaine e di Vallée d’Aoste Unie hanno stretto la loro collaborazione in Piazza Deffeyes, come premessa di un percorso di riavvicinamento che, per ora, non si nota ancora a livello di movimenti. Per i numeri complicati del Consiglio Valle, se queste tre componenti rimarranno compatte, non saranno possibili maggioranze alternative che le escludano dal Governo.

L’idea di una Commissione Unitaria nasce proprio da qui, dall’inevitabile centralità degli 11 Autonomisti. E proprio per questa ragione non pare esservi spazio per l’ipotesi più semplice: e cioè lasciare ad altri l’onere di governare e accettare di finire all’opposizione. Perché comunque mancherebbero i numeri. Perché “o gli Autonomisti stanno al governo o ci sono le elezioni anticipate”.

Eppure, benché le consultazioni vengano da un’unica commissione politica, per quale motivo gli esiti delle consultazioni sono riportati singolarmente ai diversi direttivi? Perché non abbiamo ancora pensato di confrontarci tra movimenti, al di là delle riunioni della Commissione Unitaria e dei gruppi consiliari, prima di siglare un accordo?

Abbiamo potuto ascoltare l’opinione dei delegati del Conseil fédéral in occasione dell’ultima riunione, ormai un mese fa. Ma, al di là di quanto abbiamo potuto leggere sui giornali, cosa pensano veramente le basi degli altri movimenti?

Cosa pensano i militanti di Alliance Valdôtaine? E quelli di Vallée d’Aoste Unie? Non sarebbe opportuno valutare insieme la strada da percorrere e prendere una decisione comune?

In fondo, sarebbe inutile aver condotto le trattative con gli altri movimenti per trovarsi poi a perder pezzi, lungo la strada.

Molte le domande di queste lunghissime settimane. Molte domande, che meritano qualche risposta” 

red.pol.

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