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Salute in Valle d'Aosta | 25 gennaio 2022, 19:12

Le ragioni dello sciopero NURSIND

In attesa che i Politici decidano se e quando ascoltare le istanze degli infermieri, spieghiamo ai cittadini le ragioni dello sciopero proclamato per il 28 gennaio

Giovan Battista De Gattis

Giovan Battista De Gattis

Mancato riconoscimento del valore professionale. La legge di Bilancio 2021 (governo Conte II) ha stanziato 500 milioni di euro per i medici, 335 milioni per gli infermieri, 100 milioni per gli OSS e le restanti professioni sanitarie. Per i medici le risorse sono state erogate già da gennaio 2021, per tutti gli altri l’indennità di specificità è stata vincolata al rinnovo dei contratti. Alcuni emendamenti alla manovra 2022 miravano proprio ad anticipare, rispetto alla sottoscrizione del CCNL, gli arretrati di un anno già a partire da questo mese.

Il governo Draghi (con il Ministro della Funzione Pubblica Renato Brunetta) ha ritenuto invece di non fare propri gli emendamenti segnalati sia dal Movimento 5 Stelle sia da Fratelli d’Italia. Pertanto, dopo 24 mesi di lavoro in prima linea, dovremo ancora aspettarne degli altri per ricevere questo riconoscimento. Ciò che ferisce di più è l’atto di cattiveria gratuita: le risorse, come detto, erano già state stanziate dal precedente governo e nulla si sarebbe sottratto alla contrattazione; si è consapevolmente deciso di non dare neanche un piccolo segnale di attenzione al personale del comparto sanità che, di fatto, viene sacrificato per salvare il Paese.

Basta con la retorica degli “eroi” e degli “angeli”. Ci hanno chiamati eroi e angeli perché abbiamo resistito a una malattia all’inizio sconosciuta, molto contagiosa e che ha mietuto molte vittime. Anche gli infermieri hanno pagato il loro tributo in termini di vite umane: con 90 morti e più di 135.000 contagiati (nell’ultimo mese più di 8.000), siamo la categoria di lavoratori più colpita dal virus. Abbiamo salvato malati COVID e allo stesso tempo, purtroppo, per molti di loro siamo stati le ultime persone che hanno visto prima di morire. Siamo i professionisti dell’assistenza infermieristica, non siamo dei missionari. Per fare questo lavoro non basta la buona volontà.

I cittadini pretendono cure qualificate ed esiti positivi, non accettano errori o complicanze fatali. Gli infermieri rispondono davanti al giudice, spesso per un’inefficiente organizzazione del lavoro che porta all’errore. Gli applausi e le pacche sulle spalle non aiutano le nostre famiglie ad arrivare alla fine del mese.

Infermieri con gli stipendi più bassi d’Europa. Dal marzo 2021, gli infermieri francesi hanno percepito un aumento dello stipendio base di 183 euro. Inoltre, ai 24.000 infermieri che lavorano nelle terapie intensive sono stati dati ulteriori 100 euro.

In Germania, lo stipendio di un infermiere va dai 2.000 ai 2.800 euro netti al mese. In Inghilterra si parte da 2.200 euro netti mensili, ma per le figure apicali si può arrivare a 122.000 euro lordi annui, con una possibilità di carriera che rende allettante intraprendere la professione. Inoltre, proprio per l’impegno e l’abnegazione nel contrasto all’emergenza COVID è previsto un ulteriore aumento di 3.700 euro l’anno.

L’infermiere italiano, invece, ha una retribuzione che parte dai 1.500 euro netti mensili e il riconoscimento per la lotta al Covid è di 75 euro lordi mensili. Una cifra che, appunto, vedremo in busta paga solo a contratto nazionale chiuso.

Condizioni di lavoro che non lasciano vivere: infermieri 24 ore su 24 e sempre in carenza. Da due anni facciamo ferie a singhiozzo, per metà dell’anno sono bloccate. Ci siamo fermati solo quando la malattia ha avuto la meglio. Per noi non è mai esistito il lockdown: per mesi non abbiamo visto i nostri figli, le nostre famiglie per paura di contagiarle. Abbiamo visto la morte in faccia e abbiamo avuto paura, ma siamo andati al lavoro nonostante tutto.

Lavoriamo sempre sotto organico: la carenza infermieristica, d’altronde, è ormai cronica perché la politica ha sempre preferito tagliare sulla spesa del personale, nonostante da più parti (perfino dalla Corte dei conti) giungesse l’allarme della non sostenibilità del sistema; infatti, ha ceduto al primo sovraccarico di richieste. Le conseguenze dei tagli sono ricadute sui cittadini e sugli infermieri a cui, ancora una volta, è stato chiesto di compensare le carenze dovute alle mancate assunzioni e alla penuria di infermieri. Un deficit di personale che, anziché ridursi con il passare degli anni, aumenta. Tutti i rapporti di diversi centri studi stimano una carenza che va dalle 80.000 alle 270.000 unità.

Il raffronto con gli altri Paesi dell’Europa ci vede puntualmente sotto la media. Sempre reperibili, pronti a colmare assenze improvvise per garantire un servizio essenziale ai cittadini, sovraccaricati di lavoro straordinario mal retribuito (o addirittura non pagato), spesso demansionati, con ferie non godute, senza possibilità di carriera professionale e senza diritto alla libera professione, spesso precari (ben 23.000): gli infermieri non hanno una vita al di fuori del lavoro. La scienza è stata invocata per giustificare la limitazione delle libertà costituzionali, ma non è ascoltata quando indica che al di sotto di un rapporto infermiere/paziente di 1 a 6 aumenta la mortalità. Valgono meno i morti per mancata assistenza rispetto ai morti di COVID?

Basta aggressioni. Le aggressioni agli infermieri e ai sanitari in generale sono spesso l’esito delle disfunzioni del sistema che non dipendono dall’operato del singolo, ma dalle risorse disponibili, dai limiti dell’organizzazione e dalle scelte gestionali. I cittadini, alle prese con tempi di attesa troppo lunghi, norme ospedaliere e problemi di salute da affrontare, finiscono per sfogare la propria rabbia sul primo sanitario in cui si imbattono.

Gli infermieri se ne vanno. Piuttosto che rinunciare alla loro vita, senza avere nulla di adeguato in cambio, gli infermieri si stanno licenziando e, purtroppo, il trend è in forte aumento. Morale della favola, è quasi impossibile reperire nuovi infermieri e trattenere in servizio quei pochi che rimangono.

La questione professionale. La mancata valorizzazione dell’infermiere è frutto anche di una normativa per l’esercizio professionale vecchia, risalente al secolo scorso e in buona parte inapplicata. Non è pensabile realizzare i progetti del PNRR, creando ulteriore debito pubblico e senza innovare le professioni sanitarie.

Gli infermieri possono dare di più alla collettività ed hanno diritto ad avere una prospettiva di carriera professionale, non solo di tipo organizzativo. Le competenze vanno ampliate secondo il livello di studio e aggiornate al grado di formazione universitaria, anche specialistica, che al tempo dell’emanazione del profilo professionale (1994) non era ancora compiuta. Occorre un contratto che delinei una vera carriera professionale per tutti gli infermieri e una normativa che ne allarghi le competenze per dare una migliore assistenza.  

Il lavoro dell’infermiere è usurante. Non c’è dubbio che fare l’infermiere sia un lavoro usurante. Tuttavia, la professione non rientra in questa categoria. Le dotazioni di personale infermieristico hanno una media del 10% di esonerati a vario titolo e non sono utilizzabili nel lavoro a turni. Pensare di arrivare a prestare assistenza con il lavoro notturno fino a 67 anni è pura utopia; eppure, non c’è nessuna agevolazione per quei pochi che, non avendo troppi problemi fisici, lo svolgono indefessamente.

Tirando le somme, nonostante i gravosi carichi di lavoro, nessuna norma riconosce le nostre tipiche malattie come professionali e la nostra attività come usurante.

Più posti per infermieri all’università. Per garantire una formazione di alto livello e far sì che aumentino le iscrizioni, è necessario che le Università valorizzino i Corsi di Laurea, attivino più posti, rivedano i programmi di studio e aumentino gli infermieri docenti.

Se non ora quando? Al “governo dei migliori”, evidentemente, non interessa quello che gli infermieri stanno subendo e quanto sacrificio si chiede loro. Non si è visto nessun segnale di reale attenzione e vicinanza per gli sforzi che stiamo facendo. Di fronte a questa sordità vogliamo manifestare il nostro diritto a essere trattati per quello che valiamo. Non tutte le professioni e non tutti i lavori sono uguali; non chiediamo uguaglianza, ma equità.  Non vogliamo creare disagio ai cittadini più di quello che già vivono. Lottiamo, prima che sia troppo tardi, perché ci siano più infermieri (motivati) in grado di garantire un'assistenza di qualità.

Dott. Giovan Battista De Gattis Segretario Territoriale NurSind Aosta

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