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Block Notes | 09 gennaio 2022, 12:00

MARTINAZZOLI: MISTICO DELLA POLITICA

Block Notes è una rubrica settimanale promossa dall’associazione Comunque Valdostani con l’obiettivo di avvicinare i Cittadini al Palazzo e aprire il Palazzo ai Cittadini. L’Associazione Comunque Valdostani ringrazia il Sindaco di Aosta, Gianni Nuti, che con entusiasmo ha aderito alla proposta

MARTINAZZOLI: MISTICO DELLA POLITICA

Parlavo la scorsa volta dei mistici della politica, indicando in Mino Martinazzoli uno degli esponenti più autorevoli. Sottolineavo il loro sguardo verso l’Oltre, un orizzonte irraggiungibile cui tendere la propria energia vitale, mobilitare le intelligenze. Accennavo alla consapevolezza di come un impegno pubblico fosse segnato da un destino di navigazione turbolenta, tempestata di difficoltà e dalla vicinanza costante con lo spettro del fallimento, anche e soprattutto quando le folle osannano.

Aggiungo ora alcuni tratti, sempre ripensando alla storia del “impolitico” bresciano: il mistico della politica è anche colui che non appartiene mai fino in fondo alla compagine in cui milita né a nessun’altra, si scrolla di dosso ogni tentativo d’apposizione di etichette, di collocazione presso un clan o una fazione nettamente connotata. Nondimeno non tradisce la comunità cui appartiene, preferisce spegnere le luci della ribalta e affievolire la partecipazione se, intorno, tutto sembra venir meno… Inoltre, il politico-mistico accoglie e governa le faticose dinamiche democratiche, esercita la pazienza e stempera ogni spigolosità dialettica, ogni eccesso verbale; per il medesimo motivo, rifugge dalle banalizzazioni populistiche che paiono rivelare idee sui fenomeni apparentemente lapalissiane – e quindi comprensibili a tutti – e invece gettano coltri gelatinose affinché pochi guadagnino a lungo un potere assoluto.

E infine modera, nella consapevolezza che, come Martinazzoli ricordava spesso, la moderazione in natura non esiste, perché ciascuno è portatore di interessi e questi sono necessariamente di parte: il compito della politica è proprio di trovare un modo per stemperare le acidità e trovare il mélange utile a favorire una conciliazione, che corrisponde al bene condiviso. E tale punto d’incontro non è sugli interessi, ma sullo sfondo culturale nel quale tutti si possono riconoscere: è indispensabile spostare il piano verso l’alto, trascendere dai fatti contingenti, unico espediente per progredire tutti nella comprensione degli obiettivi l’uno dell’altro.

Sempre Martinazzoli richiamava il Don Sturzo che distingueva “moderatismo” da “moderazione”, il primo è una posizione di comodo, che rifugge dai conflitti e rischia di rinviare solo temporalmente le ragioni del dissidio; il secondo invece è un approccio filosofico alla vita che cerca alleanze per non far vincere i più forti ma il giusto, e consuma ogni energia per perseguire questo scopo: l’uno sta all’impotenza come l’altro sta alla castità… Pensiamo ancora alle analogie con le esperienze mistiche quando evochiamo l’arte dell’ascolto, una forma di contemplazione dedicata allo scrutare l’altro per scavare nelle sue profondità, indagando sotto pelle e sorvolando sulle parole vacue, sulle rigidità di posizione, sugli sguardi miopi da entrambi manifestati in superficie durante il consueto cicaleccio del vivere. E tutti vanno ascoltati.

Mino dice: “la politica va intesa anche come rispetto della minoranza contro gli abusi della maggioranza”, nel nome della centralità della persona e di una Martinazzoliuniversalistica speranza cristiana. Certo, un politico mistico non può fare l’anacoreta, isolandosi dal mondo per conoscerlo totalmente, ma è chiamato a coltivare un’altra forma di solitudine: quella della distanza vissuta in mezzo al mondo, una sfuggenza continua percepita da tutti, affascinati per un verso, e dunque desiderosi di impossessamento, eppure respinti da una forma di misteriosa inafferrabilità.

Martinazzoli con PIetro Ingrao

Quello del mistico è un contatto carnale, ma esaurito nell’intelletto e si realizza nell’atteggiamento acquietato e lento di chi ha macerato in modo così totalizzante esperienze appassionate, fantasiose e veritiere nella sua più remota intimità da poterle distillare in parole esatte, scabre, adamantine recitate a braccio, senza appoggio di scritti meditati.  Infine, un politico mistico trascende il tempo della cronaca, del “presentismo” e delle misere storie individuali per cimentarsi in due arti: quella della profezia, immaginando un po’ oltre la maggior parte delle persone, per indicare a loro e a se stesso una via credibile – oltre che possibile – da seguire, e in quella della ricerca delle radici nella Storia. A tal proposito, Martinazzoli ricordava spesso il suo amato Manzoni, che come lui era un saggio orafo della lingua, quando, nel cap. XXVII dei Promessi Sposi, affermava per bocca di Don Ferrante “Ma cos’è la storia senza la politica? Una guida che cammina, cammina, con nessuno dietro che impari la strada, e per conseguenza butta via i suoi passi; come la politica senza la storia è uno che cammina senza guida.”

Z

Zaccagnini e Martinazzoli

Dunque, la storia dell’uomo ha bisogno di raccontare degli strumenti, degli stili e delle forme di organizzazione necessarie alla convivenza civile dei popoli affinché l’umanità viva il più a lungo possibile, nel modo migliore possibile, contrastando tutte le forme individuali e collettive di morte; parimenti, non c’è popolo capace di autodeterminarsi e costruire forme sostenibili di libertà che non conservi e ripensi continuamente la propria storia. Un uomo come Martinazzoli non poteva accettare il Nulla della politica che nella seconda metà degli anni ’90 si profilava all’orizzonte, dove il Parlamento – lui disse – da luogo della rappresentanza si stava trasformando irreparabilmente in luogo delle rappresentazioni: non si cercava più la verità dall’incontro tra forze contrapposte, ma ci si limitava a mettere in scena una commedia da pupari, una saga grottesca di comparse destinate rapidamente a sparire sotto una tempesta di tweet.

Gianni Nuti

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