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Aosta Capitale | 07 gennaio 2022, 08:00

Il bello ed il savoir-faire per rilanciare il commercio

Con un patrimonio quarantennale di esperienze commerciali Franco Napoli lancia un forte messaggio per far rivivere il commercio

Il commerciante Franco Napoli

Il commerciante Franco Napoli

“Noi commercianti aostani siamo gli ambasciatori dell’eccellenza italiana per la Francia e la Svizzera e di questo dobbiamo prendere coscienza e quindi operare nelle nostre aziende con questa consapevolezza e sollecitare le istituzioni ad assumere scelte politiche per consentirci di valorizzare il nostro savoir-faire”.

Franco Napoli, ha le idee chiare su come poter rilanciare il commercio cittadino uscito con le ossa rotte dal primo anno di pandemia ma che ora, come dice Napoli, “ha notevoli possibilità di ripresa visto che anche l’Amministrazione comunale ha iniziato a fare timidi passi per eliminare le brutture cittadine”.

L’assioma di Franco Napoli non ha bisogno di esser dimostrato perché è provato in tante altre città: Il bello ed il savoir-faire rilanciano il commercio e con lo stesso il bel vivere nei centri storici. “Non dobbiamo dimenticare – precisa – che distiamo 30 chilometri dalla Francia e dalla Svizzera; siamo quindi la prima città la prima piazza commerciale dove si possono acquistare le eccellenze italiane”.

E le eccellenze italiane devono essere un tutt’uno con la qualità delle produzione valdostane e la professionalità degli esercenti e degli operatori.

Eccellenze, qualità e professionalità devono però essere supportate dal bello e dall’agibilità della città delle vie del centro storico.

“L’Amministrazione comunale – sottolinea Napoli – dopo tanti anni di scelte cervellotiche, brutte, inimmaginabili come la pedonalizzazione dell’Arco d’Augusto, sta compiendo alcune scelte positive,  ma dovrebbero, però, essere maggiormente condivise con le varie categorie. Stiamo migliorando ma si può fare molto di più”.

A tal proposito lancia la proposta dei ‘cantieri sperimentali’ per dare un nuovo volto alle varie zone della città.

“Dopo avere progettato sulla carta – chiarisce Franco Napoli – sarebbe opportuno un confronto con chi risiede e opera nella zona per poi di attuare un intervento sperimentale sul quale intervenire per possibili migliorie da realizzare successivamente in altre vie e in altre zone”.

Il centro storico deve mantenere la sua particolarità, la sua cultura, la sua storia.

“E’ necessario – per Napoli – che l’arredo urbano e l’urbanistica valorizzino le caratteristiche che sono proprie della Ville. Solo così, possiamo offrire una ambiente unico”.

Il pensiero di Franco Napoli mira a cerare nuovi spazi per “un commercio di vicinato e sotto casa in grado di competere con i centri commerciali ed i monopolizzatori del commercio on line. “Dobbiamo dare possibilità ai nostri clienti di raggiungerci con comodità nel centro storico; altrimenti vanno nei centri commerciali dove trovano ampi parcheggi e per giunta gratuiti”. Ma poi aggiunge: “Noi commercianti dobbiamo essere accoglienti, gentili, professionali, educati perché chi viene nei nostri negozi lo fa perché si trova bene, si sente coccolato, può toccare con mano ciò che vuole acquistare, tutte cose che non può fare con gli acquisti on line. Viene da noi per il gusto ed il piacere di entrare in un esercizio”.

A tal proposito è illuminate l’esempio di Franco Napoli. “Tutti abbiamo bisogno di socializzare, parlare, confrontarci e lo dimostra il fatto che andiamo al bar per incontrarci; se volessimo risparmiare il caffè ce lo faremo a casa che costa sicuramente meno Quindi se noi offriamo un servizio di alto livello siamo in grado di far concorrenza ad Amazon”.

Insomma per Franco Napoli è necessario riappropriarci della nostra tipicità per evitare la desertificazione, avere professionalità per attrarre i clienti, promuovere iniziative commerciali di qualità, creare il bello.

“Chi ci amministra deve guardare al bene comune, alla salvaguardia dei posti di lavoro, a mantenere aperti negozi, bar e ristoranti perché chi chiude oggi non apre più ed il suo posto sarà occupato da aziende provenienti da fuori valle e questo ci fa perdere peculiarità e tipicità. Chi viene ad Aosta deve venire perché  trova un qualcosa di unico”.

pi.mi.

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