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CULTURA | 26 dicembre 2021, 10:58

LIBRARTE: "Dodici rose a Settembre" di Maurizio De Giovanni

A cura di Manuela Moschin del blog www.librarte.eu e del gruppo Facebook Storie di Libri di Pasquale Cavalera https://www.facebook.com/groups/storiedilibriCOM/

LIBRARTE: "Dodici rose a Settembre" di Maurizio De Giovanni

Dopo l’esordio avvenuto in alcuni racconti, editi sempre da Sellerio, ritorna questa volta in veste di protagonista di un romanzo, Gelsomina Settembre detta Mina, un’assistente sociale di quarant’anni, dal temperamento forte e determinato, che svolge la sua professione in un consultorio familiare nei Quartieri Spagnoli di Napoli.

Lei, schietta e caparbia, non si lascia abbindolare dai malavitosi che minacciano la città e nel tentativo di alleviare i drammi sociali dimostra di essere una donna di grande coraggio e sensibilità. In queste particolari circostanze De Giovanni è bravo a far percepire il dolore e il disagio che incombe nel quartiere.

Sono comunque tanti i personaggi che emergono in grande stile dalla penna di De Giovanni.

Cito ad esempio il Trapanese Rudy, ossia il portiere dell’edificio che si crede uguale a Rodolfo Valentino e che si infiamma alla vista della super dotata Mina, e poi il ginecologo Domenico Gammardella (Mimmo) dalla personalità mite e riservata, che collabora con l’assistente sociale per risolvere un caso piuttosto delicato, nel quale risultano coinvolte una madre e la figlia minore.

Mimmo, che secondo Mina assomiglia a Robert Redford, è inconsapevole di essere un uomo di grande fascino, lasciandosi così intimidire dall’atteggiamento scorbutico della collega. Ma, come si suol dire, “chi disprezza compra” e malgrado le continue umiliazioni inflitte al dottore ci saranno momenti di tenerezza tra i due:

” Mina era una bella donna, di questo era stato ovviamente consapevole fin dal primo incontro. Non un gran carattere, scontrosa e a volte esageratamente reattiva…” 

Anche la madre di Mina, invalida in sedia a rotelle e con un caratteraccio indomabile, sarà determinante nello svolgersi degli eventi.

È doveroso inoltre menzionare il maresciallo Antonio Gargiulo e il Magistrato De Carolis, vi assicuro che i loro dialoghi sono davvero spassosi. Essi indagano su un caso anomalo, che riguarda i delitti di un criminale che, prima di uccidere, invia al malcapitato dodici rose, ma una alla volta. Vi lascio uno dei tanti passaggi che mi hanno divertita, nel quale De Carolis sta esponendo le sue considerazioni a Gargiulo:

” E non che non l’ha vista, Gargiulo, e sa perché, non l’ha mai vista? Perché quelle pistole ce l’hanno sì e no i collezionisti, erano in dotazione agli ufficiali tedeschi della prima e della seconda guerra mondiale! Sa perché si chiama 08? Eh? Lo sa?”. La voce tuonava nell’ambiente ristretto. La colorazione delle orecchie di Gargiulo cominciò a tendere a un grazioso fucsia. “Perché l’anno in cui diventò la pistola dell’esercito imperiale fu il 1908, ecco perché! Chi cazzo li ha ammazzati a questi due, il direttore di un museo?” Gargiulo s’illuminò, servizievole: “Dotto’, se volete noi un passaggio lo potremmo pure fare, conosco un museo delle armi storiche che sta in…”.

In conclusione, con la maestria tipica di Maurizio De Giovanni nel far rallegrare e appassionare il lettore, ci si imbatte in un libro avvincente, toccante e dai toni umoristici.

L’autore spiazza il lettore, costruendo una trama geniale, creata mediante una sottile ironia, uno spiccato acume investigativo e un intreccio narrativo encomiabile. Oltretutto, la sua scrittura fluida e accattivante invoglia a leggere senza interruzione.

Complimenti Maurizio per avermi ancora una volta affascinata con la tua preziosa dote di scrittore!

A cura di Manuela Moschin curatrice della pagina Facebook e Blog www.librarte.eu

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