/ CULTURA

CULTURA | 25 novembre 2021, 10:30

L’AUTONOMIA VALDOSTANA E’ UN DIRITTO O UNA CONCESSIONE AI SUDDITI “INTRA MONTES ?”

Appuntamento settimanale del giovedì con Gianfranco Fisanotti sui temi dell'autonomia valdostana, sulla sua evoluzione, sulla sua involuzione, sui personaggi che hanno creato le premesse e su chi non ha saputo valorizzarla

L’AUTONOMIA VALDOSTANA E’ UN DIRITTO O UNA CONCESSIONE AI SUDDITI “INTRA MONTES ?”

La Valle d'Aosta ha un debito di riconoscenza verso Lino Binel, un protagonista dell'opposizione frontale al nazi-fascismo, amico di Chanoux e suo coéquipier nella lotta al Regime in tutte le sue articolazioni. Questo ritratto è solo un breve riassunto, perché la figura e l’opera di Lino Binel meritano un approfondimento partendo proprio dal Suo racconto nel libro “Cronaca di un valdostano” che è la testimonianza di un coraggio che ben pochi hanno saputo dimostrare quando essere antifascisti poteva costare la vita e l’internamento nei campi di concentramento in Germania ed in Polonia. Seguono Justin Boson, Canonico ed eminente professore di filologia orientale, François-Gabriel Frutaz molto impegnato sul piano culturale e nella tutela della “langue maternelle”  e Jean-Baptiste Cerlogne poeta ed ambasciatore del patois, autore della “Petite grammaire du dialecte Valdôtain” nonché del “Dictionnaire du dialecte Valdôtain”, due preziose fatiche che hanno posto le basi del patois, ancorando questa parlata popolare e tradizionale all’identità del popolo valdostano ed opponendo una resistenza all’impeto della forzata italianizzazione linguistica della “nazione” intramontana  all’interno di quella grande Patria Italiana difesa fino all’estremo sacrificio da migliaia di Caduti valdostani, oggi pressoché dimenticati.

 LINO BINEL

Lino Binel (1904-1981) è stato un eroe della Resistenza ed uno dei più autorevoli esponenti della lotta per l’autonomia valdostana, essendo un militante antifascista coraggioso insieme ad Émile Chanoux ed a Emile Lexert. Tra i fondatori dell’Union Valdôtaine, Lino Binel  ingegnere lungimirante e tecnico esperto fu nominato Consigliere Regionale del Partito d’Azione dal CNL.

Questa personalità importante nella storia recente nella Valle d’Aosta si allontanò ben presto dalla politica attiva, ma mantenne viva la sua attenzione ai rivolgimenti politici valdostani rispettato da tutti per le sue analisi sulla società valdostana e per le sue competenze tecniche nella veste di Ingegnere Capo del Comune di Aosta. Alpinista esperto, conquistò nuove vie insieme al cugino  Amilcare Crétier e collaborò con la rivista del Club Alpino Italiano. Lino Binel frequentava l’Imprimerie Valdôtaine insieme ad Émile Chanoux e, pur essendo laico, collaborò da subito con la Jeune Vallée d’Aoste aderendovi in piena sintonia con l’Abbé Trèves.

Mio padre Jean parlava di Binel come di una grande personalità in lotta per vincere la dura battaglia antifascista ed antinazista: gentilissimo, coerente, rispettoso delle idee altrui, ma deciso nel difendere e nel sostenere l’Autonomia della Vallée dai poteri forti di Roma.

Lino Binel è stato un Uomo “tutto d’un pezzo”, sempre lucido e coraggioso nelle sue valutazioni, un protagonista ed un testimone severo del suo tempo, un Valdostano con la “V” maiuscola che seppe sacrificarsi per contribuire veramente ed in prima persona alla salvezza del popolo valdostano. Io ho conosciuto personalmente questo gigante della storia Valdostana: Lo incontravo spesso al Caffè Nazionale Pollano o anche solo per strada e mi parlava con una certa delusione della politica.

Avvertivo in Lino Binel una saggezza antica, basata sull’onestà e sulla coerenza e, quindi, nettamente avulsa dal marciume e dagli scandali del dopoguerra. Binel è stato un uomo “tutto d’un pezzo”, sempre lucido e coraggioso nelle sue valutazioni, un protagonista ed un testimone severo del suo tempo, un Valdostano con la “V” maiuscola che seppe sacrificarsi per contribuire veramente alla salvezza ed al benessere del popolo valdostano con una attenzione particolare verso gli ultimi, verso la povera gente.

Lino Binel fu arrestato il 18 maggio del 1944 e portato prima in Questura, dove vide Chanoux seduto su una sedia ed ammanettato, poi nella casemetta di Via Frutaz in una cella separata da quella di Émile, assistette in diretta alla “recita” orchestrata dai fascisti dopo la tragica scoperta del corpo di Chanoux nella prima mattina del 19 maggio.

È una “scoperta” che l’Ing. Binel descrive lucidamente nella “Cronaca di un valdostano”. Eppure, Binel aveva avvertito Chanoux del pericolo incombente sin dal periodo nevralgico seguito all’8 settembre del 1943.

Incontrandolo casualmente nel Vicolo Lostan, a ridosso di Via De Tillier, lo aveva apostrofato: “mais, comment, Émile, ici! Tu n’est pas en Suisse!” Tacque un istante e mi rispose: “Je te comprends, Binel, mais nous ne pouvons pas quitter le pays dans ces moments”. “Je pense comme toi – gli dissi – mais dès maintenant il y aura un grand danger pour tous”.

JUSTIN BOSON

Justin Boson (1883-1954) pilastro della cultura valdostana e non solo, stampò presso l’Imprimerie Valdôtaine nel 1952 un volume sulla “Corréspondance entre S. M. Marguérite de Savoie Reîne d’Italie et Mgr. Duc  Evèque d’Aoste”. Nel 1942 aveva già pubblicato presso la Tipografia l’opera “Alcuni collaboratori valdostani di Casa Savoia”; oltre 50 suoi interventi sono stati pubblicati nei Bollettini dell’Accademia di S. Anselmo stampati all’Imprimerie Valdôtaine.

Molto importante la sua innumerevole produzione letteraria sui popoli orientali, sulla liturgia, e sulla Valle d’Aosta con riferimento alla Collegiata di S. Orso, ai castelli di Fénis, di Issogne e di Aymavilles, agli inventari degli archivi dei castelli di Casa Challant, ecc.ecc.

Mio Papà Jean lo conobbe agli inizi degli anni ’20, quando Justin Boson, sacerdote veramente istruito e professore di filologìa orientale, divenne vicepresidente dell’Accademia di S. Anselmo che poi presiedette a partire dal 1933.

FRANçOIS - GABRIEL FRUTAZ

François – Gabriel Frutaz (1859 – 1922), sacerdote, era un frequentatore abituale dell’Imprimerie Catholique dove stampò alcune sue opere tra le quali: “Notes et documents sur le fief e le Château de Cly du XII au XIV siècle” (1913). Egli collaborò con articoli interessanti alle testate periodiche del “Le Valdôtain” e del “Duché d’Aoste”.

Una testimonianza del suo profondo impegno culturale si trova nel “Discours pour le cinquantième de la fondation de l’Académie de Saint-Anselme” pubblicato nel 1905. nel 1952 uscirà postuma l’opera “Les origines de la langue française  en Vallée d’Aoste” scritto, in prima edizione nel 1913.

JEAN-BAPTISTE CERLOGNE

Jean-Baptiste Cerlogne (1826-1910) frequentò l’Imprimerie Valdôtaine nei primi anni del ‘900 pubblicando alcuni volumi quali “Les étapes de la vie” dedicato a Mgr. Jean-Vincent Tasso (Le chant du cygne à l’ocasion de l’entrée de Mgr. J.V. Tasso), “Les étapes de la vie et les fêtes de Saint Nicolas” (1904 Imprimerie Catholique), et “Le Patois Valdôtain, son origine littéraire et sa graphie” (Imprimerie Catholique)nel 1909, un anno prima della sua morte.

Nel 1907 stampò presso l’Imprimerie Catholique le “Dictionnaire de patois valdôtain précédé de la petite grammaire”. Nel 1892 aveva pubblicato “Dzan pouro”, seguito da “Petite grammaire du dialecte valdôtain” (1893), e dal “Dictionnaire du dialecte  valdôtain” nel 1908. Jean-Baptiste Cerlogne è stato un poeta molto noto per le bellissime poesie scritte in patois; voglio ricordare questa sua produzione letteraria che fa di lui un vero riferimento per chi studia il francoprovenzale: dopo la prima poesia “l’infan prodeggo” scritta nel 1855 seguirono “ La marenda a Tsesalet”, “La Pastorala” (1861), “Les petits chinois” (1868) (inno in francese), “Lo Tsemin de Fer” (Ferrocarrils, 1886), “Le s-ou et le dove comére” (1887), “A do dzovenno epaou” (1887), “Pastorala di Rei “(Pastoral del rei, 1888), “Tsanson de Carnaval” (1893), “Le maçon de Saint-Gra”,  “La vie du petit ramoneur” (1894), “Cinquantiémo anniverséro de 48” (1898), “Le 22 juillet 1901 à Courmayeur “ (1901), “Le patois valdôtain “ (1909), “La fenna consolaye” (1910).

Cerlogne, curato di campagna, ebbe una vita avventurosa e seppe farsi onore  creando un monumento alla parlata tradizionale dei valdostani, il patois: in questa sede desidero ricordarLo limitatamente ai suoi rapporti con il mondo dell’Imprimerie Valdôtaine dove lasciò una traccia indelebile di valore letterario ancorata alle tradizioni linguistiche della Valle d’Aosta.

Gian Franco Fisanotti/ascova

Ti potrebbero interessare anche:

Prima Pagina|Archivio|Redazione|Invia un Comunicato Stampa|Pubblicità|Scrivi al Direttore