CULTURA - 23 ottobre 2021, 08:48

Essenza della Vita: scienza o fede

a cura di Lodovico Marchisio

Essenza della Vita: scienza o fede

Come giornalista freelance per deontologia professionale racconto sempre ciò che mi accade attorno, rivolto a terzi, eventi, persone, cose, fatti. Ecco perché questo “sfogo dell’animo” prettamente autobiografico lo rivolgo prima di tutto alla cerchia dei miei amici e persone care, non negando però che mi piacerebbe se questo messaggio giungesse anche a chi non mi conosce, se servisse ad aiutare chi come me è tornato a vivere, quando la rassegnazione stava per prendere il sopravvento sul mio corpo e di conseguenza sulla mia mente.

Alpinista da sempre, ho salito cime, guglie e monoliti di tutto rilievo con i miei figli Stella, divenuta campionessa di arrampicata sportiva e adesso di nuovo in Canada, dove vive, dopo la sua recente visita di cui ho parlato nel precedente articolo: “Una Stella per riprendere il cammino”, e dove continua a coltivare la sua passione, e Walter, che ha scelto l’arrampicata in montagna, trasmettendo questa passione alla piccola figlia Kayla di sei anni, come Stella l’ha trasmessa alle sue due figlie gemelle Anja e Lara, oggi di dieci anni.

Tutta questa premessa per giungere al breve messaggio che desidero esternare, anche se per sviscerare a fondo quest’argomento non basterebbe un libro come han fatto il marito della mia amica Angelica, Mauro Beccaria e lei medesima dando alle stampe: “Guida angelica per pellegrini, storia di un viaggio di guarigione” ove si racconta come l’autore sia guarito da una grave forma di tumore iniziando a camminare attorno al mondo e salendo montagne che richiedono un grande allenamento quali l’Aconcagua e il Kilimangiaro.

Per una ragione diversa e cioè un indebolimento della colonna vertebrale (della quale ho già parlato nei miei precedenti articoli e che per non diventare “ridondante” d’ora in poi ne faccio solo riferimento per chi non avesse letto i miei precedenti scritti) da accompagnatore titolato, che sino a ieri mi aveva permesso di condividere la mia passione con chi si affidava a me, mi sono visto in breve varcare l’abisso di una vita sedentaria e di rinunce a me non congeniali.

Grazie però a mio figlio Walter, che non si è arreso di vedere il suo papà “capocordata” ridotto così, ho ripreso già da un anno ad accompagnarlo alla base di piccole falesie come quella del Ponte del Diavolo a Lanzo, ove vi era anche chi praticava lo “slacklining” con un filo teso sul fiume Stura e dove la mia nipotina Kayla, ha iniziato a fare i suoi primi timidi passi d’arrampicata ben assicurata a una corda.

Ovviamente sono stato tentato dalla circostanza e salendo un “monotiro” di 4° grado mi sono accorto incredibilmente che la schiena non mi doleva più. Adrenalizzato da questa costatazione, mio figlio, come ha fatto Stella attualmente, mi aveva allora attirato a tentare di salire il monolito della “Madonnina dei Caduti delle Valli” che si staglia nel cielo poco sopra il ponte del Diavolo e la cui base è raggiungibile in 15 minuti scarsi dal medesimo.

Oggi esso è sprovvisto di chiodi e la parte basale è cosparsa da fastidiosissime quanto aggrovigliate spine, che rendono particolarmente scoraggiante la salita; ma oramai più niente ci avrebbe fermato e l’aerea scalata finale di terzo grado per raggiungere la Madonnina di vetta è stata solo l’apoteosi di un miracolo annunciato.

Con questo non dico di essere guarito perché la schiena è continuata a dolermi nella breve marcia di avvicinamento alla base del monolito, ma di certo ho ragguagliato i medici di quest’esperienza passata e di quella recente con Stella e non è detto che come Mauro ha trovato la guarigione camminando, io non la trovi scalando le pareti rocciose di fondovalle che non richiedono avvicinamenti massacranti.

Scienza o fede? I miracoli di certo avvengono quando siamo noi a lottare perché essi si realizzino!

Ludovico Marchisio/ascova

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