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Block Notes | 10 ottobre 2021, 20:00

Il POTERE E IL TEMPO (Educazione e politica 2)

Block Notes è una rubrica settimanale promossa dall’associazione Comunque Valdostani con l’obiettivo di avvicinare i Cittadini al Palazzo e aprire il Palazzo ai Cittadini. L’Associazione Comunque Valdostani ringrazia il Sindaco di Aosta, Gianni Nuti, che con entusiasmo ha aderito alla proposta

Il POTERE E IL TEMPO (Educazione e politica 2)

Paulo Freire, il grande teorico della pedagogia degli oppressi, strenuo difensore dei diritti dei poveri, ha combattuto caparbiamente contro un’idea di potere e il desiderio di conquista per annientamento che ha ispirato molti uomini di ogni tempo. Sia nell’educazione che in politica il potere è un esercizio d’autorità capace di orientarsi verso obiettivi personali oppure collettivi: questo cambia completamente le conseguenze sulle vite delle comunità. Laddove si adottano strumenti per marcare la primazia dell’Io sull’Altro, vedendo sia lo spazio educativo che quello politico come territori di conquista si favorisce una cultura della competizione, dello scontro orientato verso l’annientamento di un bersaglio-civetta, di un nemico immaginario a esclusivo vantaggio di una personale auto affermazione. Nella scuola come nella politica le rappresentazioni ideologiche che creano stereotipie, griglie inamovibili dalle quali guardare la realtà si trasformano in armi per piegare il prossimo alla propria visione, dominare e prevalere, così come gli apparati gerarchici rigidi e le sovrastrutture burocratiche inducono le persone ad adattarsi passivamente all’ambiente circostante, frenando le evoluzioni, piegando gli animi per sfinimento.

L’insegnante può imporre il sapere – unico e assoluto – che ritiene di dominare celebrando rituali standardizzati, dunque facendo lezione sempre allo stesso modo, utilizzando il medesimo materiale didattico e adottando il sistema dei ragionamenti a lui più familiare. Questo gli permette di autoconservarsi, di giocare al risparmio delle proprie forze investendo intellettualmente ed affettivamente al minimo. Questo insegnante, ancor prima di entrare in classe, sa già come saranno i risultati, perché da quando esiste la scuola pubblica, gli alunni di una classe per lui si dispongono in una sempiterna curva di Gauss: ci sono quelli che rendono scolasticamente nella media e sono i più numerosi, a sinistra troviamo gli inetti e a destra i talenti, pochi per parte. Mai pensare che un buon insegnante deve tendere a valorizzare ogni specificità e a portare ogni allievo al suo massimo di rendimento possibile… Infine, s’interessa di ricevere un feedback immediato di tipo addestrativo (spiego e interrogo) negando il valore dell’esperienza formativa che sedimenta e restituisce nel tempo i risultati più significativi e stabili. Paulo Freire differenziava due tipi contrapposti di educazione: quella depositaria e quella problematizzante, una che alimenta e rafforza il rapporto tra oppressi e oppressori, l’altra che promuove la liberazione della persona.

Il politico può governare per condizionamento, piegando la realtà verso un fine autocratico di conservazione del potere, sempre implicitamente bellico: allora semplifica e controlla, spoglia e impoverisce le informazioni affinché siano immediatamente comprensibili dai più, non lascino spazio al dubbio. Ogni incertezza, la minima ammissione di indeterminatezza, di accettazione del fatto che viviamo in relazioni, circostanze ed eventi vaporosi e fluidi che ci imbrigliano spesso al di là della nostra volontà e non sono mai decifrabili completamente e una volta per tutte. Questo politico esibisce in ogni occasione la sua capacità di lettura nitida e sintesi per rassicurare gli incerti, affinché accolgano come salvifica la soluzione proposta, altrettanto semplice. Peccato che questa si riveli di lì a poco inevitabilmente insufficiente e deviante e obblighi a cambiare posizione – sempre netta, sempre assoluta – continuamente.

Sono due descrizioni di modelli autoritari. Ma se chi “può” esercita autorità secondo le sue accezioni originarie, il potere assume coloriture assai diverse da quelle esclusivamente legate alla garanzia di ciò che è considerato “legittimo”: la radice etimologica di autorità è nel latino augēre, ovvero “far crescere” e con la medesima radice si trova familiarità con il sostantivo auctor che significa “colui che conduce a esito felice”. Allora, possedere autorità, esercitare un atto di volontà equivale a saper alimentare e accrescere il livello di energia unificatrice tra persone, governata da regole condivise ma soprattutto da un comune desiderio di giungere a compiutezza individuale e d’insieme.

Sia l’educatore che il politico, al contrario di quanto accade nel caso in cui si interpreta il rispettivo ruolo come status di potere, dovrebbero operare per raggiungere una forma di sparizione «magica» dietro l’azione concreta compiuta a favore della collettività o della comunità educante: l’insegnante incarna le proprie conoscenze storiche in modo così radicale da diventare “la Storia”, facendosi propulsore di una passione per l’oggetto della conoscenza, quello che serve ad accompagnare il processo di crescita delle persona che apprende; tutto questo persiste malgrado successivamente cambi, anche radicalmente, la geografia umana intorno.

Il politico deve per parte sua far decantare tutto l’ego possibile, fatto di particolarismi e visioni limitate perché il bene scaturisca da un processo di ascolto e interpretazione autentica della voce collettiva, originata dai sogni di ciascuno, dai bisogni più profondi – consapevoli o inespressi – di tutti. Solo in questo modo si persegue quella che i greci chiamavano Paideia, nella quale convergevano gli ideali sia dell’educazione che dell’arte di governare una polis: il raggiungimento corale della massima integrità morale, di una pienezza culturale e di un totale equilibrio nel convivere in pace e prosperità; in sintesi, di un uomo pienamente umano.

Gianni Nuti

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