/ ECONOMIA

ECONOMIA | 02 ottobre 2021, 14:31

Rincari,+31,9%, costano 46,2 mld/anno a MPI

L’allarme arriva da Confartigianato che ha calcolato l’impatto dei rincari su 848mila micro e piccole imprese, con 3.110.000 addetti, operanti nella manifattura e nelle costruzioni e che nel 2020 hanno acquistato materie prime per 156,1 miliardi, con un’incidenza sul fatturato pari al 42,5%

Aldo Zappaterra Presidente Confartigianato VdA

Aldo Zappaterra Presidente Confartigianato VdA

Non si fermano i rincari delle materie prime che ad agosto hanno fatto registrare un aumento del 31,9% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. Si tratta di una pesante ipoteca sulla ripresa soprattutto per i piccoli imprenditori ai quali gli aumenti di prezzo delle commodities non energetiche costano, su base annua, 46,2 miliardi.

L’allarme arriva da Confartigianato che ha calcolato l’impatto dei rincari su 848mila micro e piccole imprese, con 3.110.000 addetti, operanti nella manifattura e nelle costruzioni e che nel 2020 hanno acquistato materie prime per 156,1 miliardi, con un’incidenza sul fatturato pari al 42,5%.

Dei 46,2 miliardi di maggiori costi totali sopportati dalle piccole imprese a causa degli aumenti dei costi delle commodities non energetiche, 4,3 miliardi pesano sulle piccole aziende della produzione alimentare, 29,8 miliardi sulle piccole imprese della manifattura no food e i restanti 12,1 miliardi sui piccoli imprenditori del settore costruzioni.

La rilevazione di Confartigianato evidenzia che, a livello territoriale, l’effetto più oneroso si manifesta nel Nord Est, dove l’aumento dei prezzi delle materie prime sulle micro e piccole imprese pesa per il 3,3% del Pil. Seguono il Nord Ovest (2,8%), il Centro (2,3%) e il Mezzogiorno (1,8%).

La regione con il maggiore impatto dei rincari sulle micro e piccole imprese, pari al 3,6% del Pil, è il Veneto. Seguono le Marche (3,3%), Emilia Romagna e Toscana (3,2%), e Lombardia (3%).

Una vera e propria batosta per i bilanci delle aziende che paradossalmente in alcuni casi devono rinunciare a lavorare sia per il prezzo troppo elevato delle materie prime sia per la difficoltà a reperirle sul mercato. In particolare, secondo Confartigianato, a settembre 2021 la quota di imprese delle costruzioni che indica la scarsità di materiali come ostacolo alla produzione sale al 9,5%, avvicinandosi al picco dell’estate del 2009.

“Materie prime sempre troppo care e spesso introvabili – sottolinea il Presidente di Confartigianato Marco Granelli – sono un freno per la ripresa. Si riducono il valore aggiunto e la propensione ad investire delle imprese, compromettendo sia i processi di innovazione che la domanda di lavoro. Le nostre aziende rallentano la produzione e, in alcuni casi, tornano ad utilizzare gli ammortizzatori sociali, nonostante la ripresa degli ordinativi”.

“Al Governo – aggiunge il Presidente Granelli – chiediamo di vigilare e scongiurare manovre speculative. Per quanto riguarda le materie prime che impattano su tariffe amministrate vanno messi in atto meccanismi di calmierazione come è stato fatto per l’energia. Inoltre, per quanto riguarda gli appalti e le opere pubbliche, chiediamo di favorire la revisione dei prezzi nei contratti”.

ascova

Ti potrebbero interessare anche:

Prima Pagina|Archivio|Redazione|Invia un Comunicato Stampa|Pubblicità|Scrivi al Direttore