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CULTURA | 30 settembre 2021, 17:00

OTTOBRE NEL CALENDARIO 2021 DEI CARABINIERI

Da quasi un secolo il Calendario è una parte di noi, un simbolo dell’Arma al pari della Fiamma e degli Alamari. Scandisce i nostri anni, che scorrono veloci anche quando i giorni sono lunghi. Viviamo un periodo difficile, è noto a tutti

OTTOBRE NEL CALENDARIO 2021 DEI CARABINIERI

La Val Seriana a ottobre è un luogo stupendo: l’aria leggera, i borghi e i masi, i muretti di pietra, i cani pastori bergamaschi che quasi non vedono per i peli che gli coprono tutto il muso e gli occhi. Ero stato trasferito a fare gli ultimi anni di servizio in quel luogo meraviglioso che profuma, che vedi le cascate di gerani di fine estate dai balconi delle case e i caffè con i vecchi che si ricordano la loro vita, quella dei padri e dei nonni.

Ma l’autunno in montagna può essere malandrino, con quei bei pomeriggi limpidi come i laghetti che occhieggiano tra i boschi e i prati. E il 26 del mese un tremendo fortunale si scatenò, prese la rincorsa da tutto il nord est per poi aggredire la bergamasca, che mai aveva visto un simile disastro con vento a duecento chilometri l’ora. Uno dei più bei paesaggi di quel bellissimo angolo d’incanto fu devastato per più di 40.000 ettari di boschi. I colleghi del comparto forestale, non ebbero che da contare le spaventose perdite: 14 milioni di alberi strappati dalla terra. Peggio che un incendio, se non che forse le creature del bosco almeno in parte si salvarono. Mai vista una simile catastrofe.

Per guardare dall’alto quell’orrore, non potei che salire in elicottero e come ogni volta che sono in aria ricordavo la voce del Poeta che narra il suo volo veloce in Paradiso:

«…Tu non se’ in terra, sì come tu credi;

ma folgore, fuggendo il proprio sito,

non corse come tu ch’ad esso riedi».

Ma la natura se aiutata fa il suo corso in fretta e i nostri colleghi che avevano compianto tante piante morte seminarono la gioia con le nuove creature della natura.

E pure su quella immensa, distesa desolata, tornò la primavera e con essa milioni di semi a riportar la vita, migliaia e migliaia di alberelli là dove la tempesta “Vaia” aveva massacrato, e a vedere il rifiorire ricordai i versi:

a li occhi miei ricominciò diletto,

tosto ch’io uscii fuor de l’aura morta

che m’avea contristati li occhi e ’l petto.

ASCOVA

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