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Block Notes | 19 settembre 2021, 20:08

L’OBLIO DELLA GUERRA

Block Notes è una rubrica settimanale promossa dall’associazione Comunque Valdostani con l’obiettivo di avvicinare i Cittadini al Palazzo e aprire il Palazzo ai Cittadini. L’Associazione Comunque Valdostani ringrazia il Sindaco di Aosta, Gianni Nuti, che con entusiasmo ha aderito alla proposta

L’OBLIO DELLA GUERRA

Anche Aosta, come tutti i comuni valdostani, conferirà la cittadinanza onoraria al Milite Ignoto.

Sono trascorsi cent’anni dal trasferimento della salma-simbolo da Aquileia al Vittoriale e, da quel giorno, due euzoni vegliano affinché sia custodita per sempre una memoria grave e universale. Questo segno è caro a tante vittime dirette e indirette della più stolta e crudele attività che l’uomo abbia imparato a fare per sopravvivere e illudersi di dominare il mondo: la guerra. Sebbene l’emblema del milite ignoto paia sfocato agli occhi delle generazioni nuove e incrinato dal vizio di ciascun uomo di credere che il Tempo cominci dal suo presente, ancora oggi può essere portatore di senso.

Ricordiamo che la salma fu scelta dalla madre di un ebreo triestino, caduto e disperso, tra undici non identificate, raccolte in altrettanti teatri di battaglie combattute durante il primo conflitto mondiale: la guerra crea partigianerie anche tra cittadini del mondo figli di popoli in diaspora, nativi di terre cosmopolite e quindi adatti ad amare chiunque; la guerra rompe i legami più intimi che l’uomo possa stringere, negando ai sopravvissuti gli strumenti per piangere.

Il promotore di questa iniziativa nata nel 1920, il colonnello Dohuet, non volle così celebrare i fasti trionfali della vittoria, ma difendere la dignità e il valore di tutti i soldati, compresi i dimenticati, messi sotto accusa dai vertici militari dopo la disfatta di Caporetto per codardia e pusillanimità: la guerra è decisa da pochi e combattuta da tutti, gran parte dei quali ignari delle ragioni per cui si sacrifica la vita; gli errori fatali dei potenti non scatenano solo cataclismi sugli ultimi, ma anche ingiuste attribuzioni di responsabilità.

Ma il messaggio più forte che il milite ignoto ospita nella sua urna sigillata e buia testimonia di come il combattere cancelli dell’esistenza ogni traccia e divori l’identità di ciascun individuo, confuso in un ammasso di poltiglia informe, farcito di viscere e sangue raffermo. Se una ragione per vivere c’è, sta nell’essere chiamati per nome, nel vedere riconosciuta la propria esistenza tra tante, la propria opera come il segno di un passaggio unico nel mondo: nella guerra tutto si vanifica e ogni individuo sparisce dietro un colpo di cannone.

E non pensiamo che sia l’ideale per il quale si scende nel campo di battaglia a salvarci, perché la migliore idea, la terra più fertile, il valore supremo s’inquinano di morte e trasformano ogni presenza di vita in un teschio.

Sembra infatti che non abbiamo ancora imparato. Andiamo in guerra in un paese cuscinetto tra due forme di civiltà e quindi strategico, aggiungiamo morti ai morti, facciamo girare un po’ di economia (la nostra) e dopo vent’anni ci dileguiamo permettendo un’altra ondata di terrore e perdizione: forse nessun caduto sarà rimasto senza nome in questo caso, nessun milite resterà ignoto, ma la vanità del suo sacrificio è scritta nella storia.

Mai più guerre, questo ricorda colui che è apparso dal Nulla e scomparso nel nulla.

Gianni Nuti

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