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CULTURA | 16 settembre 2021, 10:30

L’AUTONOMIA VALDOSTANA E’ UN DIRITTO O UNA CONCESSIONE AI SUDDITI “INTRA MONTES ?”

Appuntamento settimanale del giovedì con Gianfranco Fisanotti sui temi dell'autonomia valdostana, sulla sua evoluzione, sulla sua involuzione, sui personaggi che hanno creato le premesse e su chi non ha saputo valorizzarla

L’AUTONOMIA VALDOSTANA E’ UN DIRITTO O UNA CONCESSIONE AI SUDDITI “INTRA MONTES ?”

Prosegue la sintesi del “Memorandum” Chabod (1946), una bussola con le lancette puntate contro la Francia ed una scusa per ignorare di fatto il progetto di Statuto di Mons. Stevenin recepito a parole dal CLN Alta Italia, ma archiviato poi con lo Statuto speciale irto di vincoli che paralizzano l’Autonomia della Vallée  e che permettono solo un modesto decentramento amministrativo sotto l’egida di Roma, come ai tempi di Augusto e dei suoi successori, quando concedevano la “cittadinanza romana”.

Nel 1958 l’ U.V. aderisce al “frontismo” con le sinistre e trionfa l’alleanza del “Leone”. S. Caveri fa installare un antenna su Punta Helbronner a quota 3400 ml per ricevere i programmi della Tv. francese, mentre Fanfani è il Ministro degli Esteri ed è contrario ad ogni contatto con la Francia da parte della Valle d’Aosta. Seguiranno i progetti di Autonomia extra consiliari, i percorsi dei giovani cattolici E. Chanoux ed Aldo Moro diffidenti verso la retorica del Regime; Aldo Moro prende le distanze dalla “Generazione arrugginita e disperata” e denuncia che dopo la caduta del fascismo poco o nulla è cambiato nei comportamenti della popolazione.

…”GUARDIAMOCI, DUNQUE, DA TROPPI FACILI SOGNI”….

Poi, l’analisi del professore si sofferma sull’autonomia della Valle d’Aosta, sugli appelli del C.N.L.A.I. , sulle questioni economiche (“…guardiamoci, dunque, da troppi facili sogni, dal foggiare un miraggio Monte Bianco… il traforo non sarebbe la pioggia d’oro che taluni sembrano intravedere”…), sull’autonomia amministrativa, sull’autonomia linguistico-culturale e su provvedimenti economici (…”sopratutto, occorre provvedere subito in merito al problema delle acque. Le acque, cioè, vengono per legge dichiarate proprietà della Regione”…). Bene argomentato, approfondito in tutti i capitoli affrontati, il memoriale ha una bussola-guida con le lancette puntate contro la Francia e si percepisce quasi una motivata tensione contro la supposta voglia della Francia di prendersi la Valle d’Aosta per imporvi l’organizzazione “accentrata e burocratica” com’era avvenuto nelle città di frontiera Alsaziane con i processi agli  “autonomisti” processati in gran numero a Colmar.

Afferma Chabod: “Meno che meno è probabile, quindi, che la Francia si accinga a fare un’eccezione in favore della Valle d’Aosta, cioè di una regione militare”.  Quest’ultimo ragionamento non merita ulteriori commenti perché sembra quasi un avvertimento del tipo: “state attenti al nazionalismo Francese, io ve lo avevo detto”.

Con argomenti simili, che lasciano sbalorditi gli Unionisti, Chabod parla anche al Governo Italiano, come ad avvisare che non vi sono margini di sicurezza per l’Italia  se la Valle d’Aosta attua la secessione. Questa idea che la Valle d’Aosta sia appetibile come “regione militare” può servire da pretesto al Governo centrale per invocare la difesa ad oltranza dei confini italiani.

I MIASMI ELETTORALI ED IL BARBARO ASSASSINIO DI DON LUIGI BORDET PARROCO DI HȎNE

Nel marzo del 1946, inizia la battaglia elettorale per la elezione della Costituente e per il Referendum con i risultati che hanno cambiato le sorti del nostro Paese. L’esacerbato anticomunismo voluto e predicato dal Vescovo Imberti per oltre 14 anni ottiene una tragica risposta nel clima  teso che si è venuto a creare: Don Luigi Bordet, parroco di Hône, predicando l’anticomunismo sulla scia di Imberti e del suo successore Maturino Blanchet viene assassinato proprio dinnanzi alla Chiesa il 5 marzo ‘46.

 Don Faustino Vallainc, che diverrà negli anni del dopo guerra Vescovo di Alba in Piemonte, cita sul periodico della Chiesa una frase della predica del Parroco Bordet: “Chi è cattolico non può essere comunista”  aggiungendo: “…e il dovere lo compì, fino all’ultimo, senza tentennare e senza piegare”.

LA POLITICA CAMBIA E SI FORMANO NUOVI SCHIERAMENTI NASCE IL “FRONTISMO”

Dopo gli esiti elettorali del 1946, le forze in campo si organizzano in vista della competizione  del 1949, dove sono in gioco le elezioni regionali. La D.C. e l’U.V. (guidata da Severino Caveri) unite vincono, ma la rottura diviene inevitabile dopo le elezioni del 1954 quando l’U.V. elegge solo la Vedova di Chanoux Celeste Perruchon. Nel 1958, Caveri si allea con le sinistre e vince le elezioni politiche nazionali aprendo il nuovo corso del “Frontismo”. Un anno dopo, l’alleanza del “Leone” vince le elezioni regionali.

E’ un esperimento che ha valore nazionale di esempio per altri modelli di governo, che uniscono nella gestione del potere politico ed amministrativo sia i cattolici che i comunisti e le sinistre in genere: questo fenomeno darà origine poi al catto-comunismo, agli equilibri “avanzati” e  ad “accordi storici” come quelli auspicati dall’On. Aldo Moro. La mattina del 16 marzo 1978 quando fu noto che le Brigate Rosse avevano rapito Moro, allora Presidente della D.C., nacque il IV° Governo Andreotti con l’appoggio estrerno del P.C.I. .

Nel 1946 la D.C. Valdostana non sostiene più la richiesta di una “garanzia internazionale” e guarda invece con interesse ai concreti vantaggi immediati che possono scaturire dall’impianto legislativo regionale: i suoi esponenti più autorevoli sono Ernest Page, Paul Alphonse Farinet, Aimé Berthet, Flavien Arbaney, Vittorino Bondaz (futuro Presidente del Governo Regionale autorevole, competente ed amministratore di grande vaglia), G.F.Bionaz.

Il primo congresso della D.C. regionale viene presieduto dal Presidente del C.L.N. Vercellese, il Prof. Ermenegildo Bertola. Nella direzione della D.C. Valdostana entrano E. Bich, P. Aymonod, G. Marchese, F. Ollietti, A. Berthet, V. Deffeyes, E. Corniolo, C. Roveyaz, C. Gadin, M. Guerraz, E. Milloz (veterinario, fratello di Albert Milloz), G. Jans, A. Tubère e P. Mustas. Si spegne anche la ventata annessionista che aveva annoverato tra i suoi protagonisti Page, Farinet.

Costui non si era esposto, come Page ed altri, ma durante l’esilio in Svizzera, aveva scritto persino al Ministro francese per gli affari esteri, nel 1944: “…les sentiments n’ont pas changé (….) et sans exagération l’on peut certifier qu’à 90% la population est farouchement partisane du rattachement à la France”. (Marc Lengerau: “Une sécession manquée”). Questa retromarcia dal fronte separatista non era un caso isolato perché sia Stevenin, che Farinet ed altri come Aimé Berthet sentono che la causa del separatismo è ampliamente compromessa: la politicizzazione dell’U. V., con il suo farsi forza politica organizzata ed autonoma dal quadro dei Partiti nazionali del C.L.N. ha come evidente risultato la rinuncia dei democratici Cristiani alle rivendicazioni federaliste intransigenti divenute programma del Movimento di Caveri, che prosegue la battaglia ideale difendendo l’impostazione  autonomistica di Emile Chanoux.

Il vento annessionista cesserà di circolare nelle nostre Montagne Valdostane verso la metà degli anni ’60; ma, a Roma, un ufficio Governativo veglierà sulla “italianità” della Valle d’Aosta anche oltre gli anni ’80.

UN EPISODIO SIGNIFICATIVO: PROTAGONISTI MARIO ANDRIONE, SEVERINO CAVERI ED AMINTORE FANFANI

Ricordo solo un episodio che riguarda la installazione di una antenna per ricevere sul territorio della Vallée i programmi della televisione francese, protagonisti Mario Andrione, Severino Caveri ed il Ministro degli Esteri del tempo l’On. Amintore Fanfani che, poi, nel 1978 incontrerà personalmente il Presidente Andrione al Billia di Saint-Vincent insieme a Sergio Ramera, Assessore alle Finanze della Regione. Mario Andrione, subentrato a Corrado Gex nell’assessorato regionale alla Pubblica Istruzione – e , poi, Presidente del Governo Regionale per lunghi anni mostrando doti di politico onesto, costruttivo, autonomista, capace di ottimi risultati sul piano dell’Ordinamento finanziario e delle norme di attuazione, ma, forse, troppo tollerante nei confronti del personale dipendente a causa del suo carattere mite e della sua tempra generosa – aveva incaricato un abile tecnico antennista di posizionare su Punta Helbronner, a circa 3.400 m. s.l.m. nel Massiccio del Monte Bianco sulla frontiera tra l’Italia e la Francia, un ripetitore in grado di captare i programmi di lingua francese, riuscendo nell’impresa che apriva nuovi orizzonti alla “langue maternelle” dei valdostani abbastanza trascurata sia in ambito scolastico che nella parlata comune dei paysans più propensi a comunicare in patois.

Compiaciuto, Mario Andrione aveva reso noto il successo dell’iniziativa, suscitando però le preoccupazioni del Presidente Severino Caveri che temeva le reazioni dell’allora Ministro degli Esteri On. Amintore Fanfani, uno dei “Cavalli di razza” della D.C. .

L’episodio si concluse quasi subito perché non vi furono mosse significative da parte del Governo centrale: ormai, il ferro da stiro del potere di Roma non aveva più bisogno di riscaldarsi, perché ogni vaga speranza di risuscitare l’uso corrente e popolare della lingua francese era stata ampiamente stirata. Oggi, i programmi Rai della Valle d’Aosta, a parte quelli acquistati in Francia, non suscitano certo grandi scintille, salve rare e fortunate eccezioni.

Mi sono sempre domandato che cosa ci voglia per ricevere almeno i programmi di “Arte”, oltre a quello di Antenne 2 che vediamo sul canale 101. Ricordo, infine, che l’incontro del 1978 tra l’On. Amintore Fanfani, Mario Andrione e Sergio Ramera aveva come contenuto programmatico gli interessi della Valle d’Aosta in materia di Zona Franca commerciale e di ripartizione finanziaria.

Gian Franco Fisanotti/ascova

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