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Block Notes | 05 settembre 2021, 12:00

PENSARE AL LAVORO DEGLI ALTRI

Block Notes è una rubrica settimanale promossa dall’associazione Comunque Valdostani con l’obiettivo di avvicinare i Cittadini al Palazzo e aprire il Palazzo ai Cittadini. L’Associazione Comunque Valdostani ringrazia il Sindaco di Aosta, Gianni Nuti, che con entusiasmo ha aderito alla proposta

PENSARE AL LAVORO DEGLI ALTRI

P. è un uomo alto, con una muscolatura d’acciaio compresa in un profilo magro che la rende quasi impercettibile; ha uno sguardo fermo, attonito ma pronto a piegarsi di lato per sfoderare un sorriso e alzare le ciglia al cielo in segno di accoglienza per chi si rivolge a lui. Non parla molto: la parola divide…egli agisce, per il bene degli altri, ingegnandosi a trovare soluzioni che diano a lui la soddisfazione di un’opera compiuta, al prossimo un futuro più semplice. 

Fa l’operatore ecologico P., e lo fa così bene da rendere invisibile il suo lavoro: chi passa per le piazze e le vie di sua competenza non può trovare nulla di anomalo, tutto pulito, ordinato, pronto a diventare scenografia e sfondo delle nostre vacue microstorie quotidiane. Ogni pavimentazione, i muri intorno diventano così campi neutri nei quali proiettare i nostri pensieri freschi e speranzosi del mattino, parimenti si mutano in sacchi nei quali riversare i pesi del vivere ancora un altro giorno faticosamente, la sera.

P. è un uomo che ha una sua forma di grandezza: compie il suo dovere con rigore scientifico, calcolando forze ed efficacia, misurando ogni angolo, rimuovendo in modo mercuriale tutti gli ostacoli che impediscono a quel luogo di essere buono e giusto. Non impiega più tempo, ma quello necessario eppure, se trova anomalie – cartoni fuori contenitore nel giorno sbagliato, sacchi martoriati dalle bocche avide di un animale randagio, deiezioni di cani d’ogni forma e dimensione –, non si cura di capire se è o meno di sua competenza, rimuove e basta, con cura.

Non importa quale mestiere siamo chiamati a svolgere, ma la dedizione con la quale gli diamo corpo, il senso del dono che ci ispira pensando che il mondo sia casa nostra e di tutti nello stesso momento, nello stesso modo, con la medesima intensità.

Vorrei che le persone, al sabato sera, quando cercano di ricreare uno spazio vago, nel quale annebbiare i contorni delle loro vicende troppo nette, troppo ingabbiate, implacabilmente provvisorie e insieme molto concrete, nel riversare i resti odorosi delle loro bevute eccessive, i segni della loro temporanea uscita da sé pensassero a P., alle sue mani grandissime non meno del suo cuore.

Vorrei fossero convinti che il desiderio di interrompere il proprio monotono tempo-vita con un eccesso, con un bagno d’oblio non deve inquinare il lavoro altrui con scarti, lordure, vomiti e immondizie e, soprattutto, non deve offendere, umiliare chi, con mitezza, rigore ed affezione contribuisce a conservare la grazia di un luogo della città che è sacro nella misura in cui, calpestato da decine e decine di donne e uomini appartenenti a centinaia di generazioni per secoli, continua a emanare un’aura di mistero, fatto di conservazione, persistenza nel tempo, immobilità.

Il mondo è ricolmo di persone come P., che nel silenzio popolano gli stessi nostri spazi apparecchiandoli ogni volta a festa dopo le nostre invadenti, distratte, goffe movenze da guerrieri bolsi e feriti: noi ci agitiamo, loro danzano.

Gianni Nuti

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