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CULTURA | 19 agosto 2021, 10:30

L’AUTONOMIA VALDOSTANA E’ UN DIRITTO O UNA CONCESSIONE AI SUDDITI “INTRA MONTES ?”

Appuntamento settimanale del giovedì con Gianfranco Fisanotti sui temi dell'autonomia valdostana, sulla sua evoluzione, sulla sua involuzione, sui personaggi che hanno creato le premesse e su chi non ha saputo valorizzarla

L’AUTONOMIA VALDOSTANA E’ UN DIRITTO O UNA CONCESSIONE AI SUDDITI “INTRA MONTES ?”

Con questo contributo,  propongo di onorare Mons. Stevenin con una statua in bronzo ad altezza d’uomo da posizionare sul piazzale antistante il Palazzo Regionale. Ricordo altresì quello che diceva Giovannino Guareschi scampato ai campi di concentramento: “Nelle guerre imparano qualcosa soltanto i morti”.

In un mio recente viaggio a Trieste per l’Unionturismo, ho incontrato all’inizio di un ponte,  in pieno centro storico, una statua  ad altezza d’uomo raffigurante James Augustine Aloysius  Joyce, uno dei massimi autori del ‘900 . Seguiranno cenni storici sulle accuse di razzismo - che non reggono -  con riferimento alla espulsione degli ebrei dai reami spagnoli, alla peste del 1630, alla corsa per ripopolare la Valle, al dominio dei Saraceni sulla dorsale alpina, alla reazione della “Clicca Dzeusta” , agli accordi con il CLN sul futuro istituzionale della Vallée.

TORNANDO AL PROGETTO DI MONS. STEVENIN FORMULO UN AUSPICIO

Tornando al progetto di autonomia scritto da Mons. Stevenin, all’art. 15 viene assicurata la parità d’insegnamento delle lingue italiana e francese in tutti i corsi scolastici ed esse potranno essere usate indifferentemente in tutti gli atti pubblici, salvo quelli giudiziari redatti solo in italiano. Il testo di Statuto d’autonomia redatto da Mons. Stevenin, dovrebbe essere letto in tutte le scuole per far capire la limpidezza di un pensiero puro, consacrato solo al bene della Valle d’Aosta ed ancorato alle radici storiche delle secolari istituzioni del Ducato governato per 23 anni dal Conseil des Commis. Vorrei dire qualche cosa di più a proposito di questo Sacerdote che, da solo, ebbe il coraggio di ergersi sia contro l’implacabile fermezza della Curia ancorata al Concordato, all’italianità della Valle d’Aosta “à tout prix” ed alla fedeltà verso il Regime per unire ogni energia disponibile nella difficile opera di salvataggio dell’identità secolare du Pays d’Aoste e di tutela dei diritti scaturenti sia dalle concessioni di Casa Savoia sia dalle lotte dei valligiani contro le varie prepotenze ed invasioni succedutesi dal 1191 al 1840 con la cessione alla Francia di Nizza e della Savoia, sancìta dal Trattato di Torino.

UNA PICCOLA PROPOSTA PER ONORARE UN GRANDE UOMO DI QUESTE NOSTRE PARTI

L’ENFANT DU PAYS

Il 27 settembre del 2015 la popolazione di Gaby si è presentata compatta all’inaugurazione di tre statue lignee, realizzate dagli artisti Simone Allione e Stefano  Arnodo, dedicate a Jean-Joconde Stevenin: una di esse è stata finanziata dal Consiglio Regionale: questa meritoria iniziativa è solo un piccolo tassello di riconoscenza dinnanzi all’enorme debito politico e morale che la Regione Valle d’Aosta ha nei confronti di questo “enfant du pays” che seppe osare e lottare per l’avvenire della nostra Petite Patrie: un gigante onesto, capace e determinato in grado di rifiutare persino la promozione a Vescovo pur di non lasciare la terra natia condannata ad un destino di sottomissione.

Quest’uomo, negli anni pesanti del fascismo, tenne stretti i contatti con Romolo Murri, con Don Luigi Sturzo e con Alcide De Gasperi; scrisse opere importanti come: “En Vallée d’Aoste: démocratie et démocrates chrétiens”, “Le mouvement démocratique en Italie et l’Abbé Murri”, “Pour la Vallée d’Aoste”, “Un savoiardo ma aostano” (1942), “Vita popolare di S. Orso”, “Per la Valle d’Aosta”, il “Petit manuel à l’usage des caisses rurales valdôtaines” (la seconda edizione del 1920), “Les eaux minérales de Courmayeur” edito nel 1927 dalla Société ed. Valdôtaine nonché varie opere di carattere religioso tutte uscite dall’Imprimerie Catholique di Corso Padre Lorenzo in Aosta.

Stevenin era nato a Gaby il 2 febbraio del 1865 ed è morto ad Aosta il 16 aprile del 1956: oltre a lottare contro il fascismo, Egli aderì alla corrente cattolico-progressista seguendo le linee guida apostoliche di Leone XIII°. Nessuno più di Stevenin, con la evidente e giusta eccezione  del martire Émile Chanoux, merita la riconoscenza concreta della Valle d’Aosta e del Consiglio Regionale: nell’area antistante il Palazzo Regionale, sede del Governo Valdostano, bisognerebbe erigere una statua in bronzo ed acciaio ad altezza d’uomo con la figura di Joconde Stevenin il vero Padre dell’Autonomia valdostana ed un autorevole testimone del sacrificio di Chanoux, unitamente al Can. Joseph Bréan,  a  S. Caveri, a Lino Binel, a Giuseppe Cavagnet e naturalmente alla Famiglia del Notaio assassinato, ed a tutti gli amici storici del Capo della Resistenza Valdostana.

E’ vero quello che diceva Giovannino Guareschi scampato alla morte dopo due anni di prigionia nei campi di concentramento nazisti: “Nelle guerre imparano qualcosa soltanto i morti”; ed aggiungeva: “Anche se si campa un secolo si vivono pochissimi giorni”. Voglio sperare che i vivi, coloro che anche oggi beneficiano di giusti emolumenti per l’attività consiliare, sappiano ricordarsi di Stevenin ed onorare il debito di questa nostra Terra amata ed ingrata verso l’“Enfant du Pays” . Molti politici valdostani, nel corso degli ultimi 10 lustri, sono stati presi da quella che i Greci chiamavano “akedìa”, cioè quella specie di indolenza e di incuranza che si dimentica persino della Storia.

A PROPOSITO DI RENATO BARBAGALLO

Bisognerà attendere l’arrivo di un Siciliano preparato ed attento alla storia del diritto come Renato Barbagallo, per ritrovare nei testi di legge varati dalla Regione Valle d’Aosta una semplicità di linguaggio capace di esaltare i contenuti di una autonomia in crescita, in grado cioè di superare e di aggredire l’inerzia di talune produzioni legislative statali eccessive se non addirittura contraddittorie.

A proposito di Barbagallo, per lunghi anni Segretario generale della VDA regionale, ai suoi tempi si parlava bene della Valle d’Aosta ed il codice delle leggi raccolte da Lui con grande pazienza e professionalità rimane un punto di riferimento tra i capisaldi della legislazione regionale: oggi, purtroppo, le sedute della nostra massima Assise somigliano più ad un bellissimo Consiglio Comunale che non ad un Organo legiferante di rango costituzionale: in sintesi, troppe delibere e poche leggi incisive.

L’ECCESSIVO NAZIONALISMO E LA CLICCA DZEUSTA

L’eccessivo nazionalismo, tutto centrato a demolire l’idea stessa di una “civilisation alpestre”, provoca sentimenti anti italiani che in varie forme dureranno fino alla metà degli anni ’60. La terza strofa della canzone “La clicca dzeusta” recita testualmente: “Di qué te ne dirie se un dzor le Vatorneins / Avoué cice de Cogne predzusson l’italien / Et su pe le montagne senti étòt tzanté / Tzanson napoulitaine à no petzou berdzé”. E la sesta: “Pren varda à ta meison que cice polisson / Vigneian pa te comandé, jamé, jamé, / Cette dzé de ba per lé”,  con l’aggiunta che è una invocazione: “Montagnes Valdôtaines deî étre la tzanson / Ou çalla que Cerlogne l’at fe pe ta reison / Si notre cher poète, lei fusse j dzor de voué / Si sceurr que ci pourro ommo se beteré a plauré ”.

Dunque: “Stai attento alla tua casa, fai in modo che quei poliziotti non vengano mai e poi mai a comandarti quella gente di “giù per lì””. Tremendo il rapporto del Prefetto di Aosta al Ministero datato 4 dicembre 1932 nel quale si legge tra l’altro: “Le perquisizioni e le altre indagini esperite hanno portato al rinvenimento di qualche esemplare dattilografato della nuova canzone che riassume il programma del movimento e che, come si rileverà dalle copie unite, indice il bando alla lingua italiana e contiene alle strofe 5° e 6° qualche cosa che eccede il campo delle lecite risonanze sentimentali e nostalgiche valdostane, ma assume un vero e proprio fazioso carattere regionalistico in quanto calunnia e addita al disprezzo i connazionali immigrati dalle altre parti d’Italia (i così detti “étrangers”) designati come parassiti e fiore di canaglia”.

In realtà, si era fatta sentire una voce popolare con la stampa (presso l’Imprimerie Catholique ) del “Chansonnier” intitolato “Valdôtains chantons” ed in particolare, appunto, con la “La Clicca Dzeusta” opera di Vincent Piccone.

Gian Franco Fisanotti/ascova

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