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CULTURA | 24 giugno 2021, 10:30

L’AUTONOMIA VALDOSTANA E’ UN DIRITTO O UNA CONCESSIONE AI SUDDITI “INTRA MONTES ?”

Appuntamento settimanale del giovedì con Gianfranco Fisanotti sui temi dell'autonomia valdostana, sulla sua evoluzione, sulla sua involuzione, sui personaggi che hanno creato le premesse e su chi non ha saputo valorizzarla

L’AUTONOMIA VALDOSTANA E’ UN DIRITTO O UNA CONCESSIONE  AI SUDDITI “INTRA MONTES ?”

Dalla Jeune Vallée d’Aoste (“parva favilla gran fiamma seconda di dante”) all’incontro tra  mons. Imberti vescovo di Aosta ed il duce con l’omaggio alla “patria fascista” pubblicato sulla rivista “Aosta” n. 516 del giugno 1933, XI/mo dell’era fascista.

La formazione culturale e politica di Emile Chanoux ha due pilastri significativi: da un lato l’insegnamento ricevuto nel villaggio di Rovenaud dalla maestra (dans mon village natal, il y a une école, placée dans une belle petite maisonnette toute blanche) e poi a Villeneuve dal maestro elementare Marius Thommasset dove protagonista è la montagna – in montagna si consolida l’amicizia con Federico Chabod, Amilcare Crétier, Lino Binel – come méta sicura  e come legame di solidarietà tra la gente e, d’altro lato, la religione come forza spirituale e modello di vita grazie alla frequentazione del Ginnasio presso il Piccolo Seminario iniziata nel 1916 e terminata nel luglio 1920 ed alla costante vicinanza con l’Abbé Trèves. L’assassinio di Giacomo Matteotti provoca in Chanoux una reazione di ripulsa verso Benito Mussolini…”L’homme a finalement jeté le masque et a démontré ce qu’ il était. Telle fu l’impression du discours de l’hon. Mussolini à la Chambre…”.

Anche la posa del monumento al soldato valdostano nell’ottobre del 1924 con l’iscrizione nella lingua italiana solleva la protesta del diciottenne Emile Chanoux che scrive: … ”Mais malgré ma jeunesse, je sens le devoir de parler, de dire toute ma douleur….”.

Come vedremo, Emile lascia la Ligue Valdôtaine di Réan rompendo con le vecchie frequentazioni ed approda ad una nuova promessa di “nation valdôtaine” sotto la guida dell’Abbé Joseph Trèves fondando con lui, con Rodolphe Coquillard, Ciro Norat, Samuel Gerbaz, Joseph Alliod ed Alexandre Charrey il primo forte embrione della Jeune Vallée d’Aoste: era il 22 marzo e presso il Piccolo Seminario nasceva un gruppo d’action régionaliste. Sono chiarissime l’impronta cattolica e la stessa ispirazione politica dei militanti che vedono nella Chiesa della Rerum Novarum di Leone XIII° (1891) un invito permanente ad operare in campo sociale partecipando anche alle elezioni, come accadde nel 1903 quando venne eletto l’Avv. Julien Charrey a Sindaco di Aosta e con Lui due preti decisi a lanciare un programma alternativo al vecchio potere liberale.

I PRETI ROSSI

Li chiameranno “I preti rossi”, ma in quegli anni difficili con tanta  miseria,  seguita dall’emigrazione massiccia verso la Francia ed anche verso gli Stati Uniti d’America,  essi seppero avviare molte imprese economiche, finanziarie e cooperative popolari: sono Pantaléon Micheletto (1857-1938) e Jean Joconde Stevenin (1865-1956): quest’ultimo, eletto nel 1903, svolse le funzioni di Sindaco durante la prima guerra mondiale ed è stato una figura fondamentale nella resistenza culturale, religiosa e politica al fascismo imperante.

Mentre una tremenda crisi agricola preoccupa la Vallée con una miseria davvero palpabile e con gravi  contraddizioni nel tessuto della società e del milieu valdôtain con lo sfruttamento della mano d’opera conseguente al processo di industrializzazione dell’Europa, il giornale cattolico “Le Duché d’Aoste” offre uno spiraglio di luce per il tramite di giovani sacerdoti che accettano l’incarico di dirigere il giornale dal Vescovo Mons. Duc: si tratta di Manzetti, Henry, Stevenin e Vysendaz.

La motivazione è chiara: …”aller au peuple…nous prêtres, nous ne pouvons séparer nos intérêts de ceux du peuple….le clergé valdôtain est issu du peuple”. Ed è un clero “modernista” quello che si muove nel movimento cattolico con Levêque, Bordet, Sarteur, Micheletto e Stevenin al punto che sul giornale “l’Alpino” di profilo liberale si legge: “finora avevamo i clericali neri ed azzurri, ora abbiamo i clericali rossi”. Il 10 ottobre 1897 nasce la Cooperativa di consumo di Aosta (in Corso Pére Laurent) fondata da Stevenin, seguono la Bibliothèque d’études sociales, l’Assicurazione antincendio La Valdôtaine, il Credit Valdôtain, la Società acque minerali di Courmayeur, la Società Editrice Valdostana, la Società immobiliare S. Orso, la Trafileria Valdostana, il nuovo settimanale “Le Pays d’Aoste” (1913).

Nel 1923 la Giunta Municipale di Aosta guidata dall’Assessore alla Pubblica Istruzione e Pro-Sindaco Stevenin viene cacciata e sostituita dai fascisti.

Sono cinque i Vescovi che guidano la Diocesi Valdostana dal 1900 al 1946: Mons. Duc (1892-1907), Mons. Tasso (1908-1919), Mons. Calabrese (1920-1932), Mons. Imberti (1932-1945) e Mons. Maturino Blanchet, già Padre superiore degli Oblati di Atessa in Abruzzo dal 18 febbraio 1946.

LA JEUNE VALLEE D’AOSTE

Sulla Jeune Vallée d’Aoste, raramente citata con profili documentati, voglio dire che bisogna cogliere l’aspetto di “petite Union”, una scintilla nel buio creato dal potere incombente ed anche minaccioso del fascio in ascesa. Vedo la Jeune Vallée d’Aoste come il progetto, anche minimo ma chiaro, di una Vallée “giovane” che scommette tutto l’avvenire su un altro e ben diverso destino.

Quando Emile Chanoux scrive a Rodolphe Coquillard (vice segretario del Comune di Aosta e giornalista) nel febbraio del 1925 ha già l’idea di una costruzione lenta ma con basi sicure, ed azzarda – parafrasando Dante nel canto I° del Paradiso (“parva favilla gran fiamma seconda”): “Peut être notre petite scintilla gran fiamma seconda”.

La Jeune Vallée d’Aoste seppe infatti coinvolgere anche giovani laici che desideravano contribuire in qualche modo all’impegno politico-culturale avverso al fascismo come Lino Binel e Severino Caveri.

Tra i membri fondatori ricordo Joseph – Athanase Thiébat, Ferdinand Bionaz (futuro Assessore Regionale e fratello del Presidente nel 1968 César Bionaz), Emile Chanoux, Joseph Marie Trèves, Ciro Norat, Joseph Marie Alliod, Samuel Gerbaz, Louis Pellissier, François Vallet, Joseph Proment, Rodolphe Coquillard; ad essi si aggiungono Joseph Lale Diemoz, l’Abbé Maxime Durand (futuro Presidente dell’Académie de Saint Anselme presidio insostituibile della cultura e della langue maternelle), Severino Caveri ed Amilcare Crétier. L’idea della Fondazione della Jeune Vallée d’Aoste è di Rodolphe Coquillard che riesce a convincere sia l’Abbé Trèves che Emile Chanoux.

Sono almeno due le ragioni che portano un gruppo di amici cattolici dal “comune  sentire” a staccarsi il 6 novembre del 1924 dalla Ligue di Anselme Réan, che ha aderito alla Lista nazionale del fascio in vista del voto dell’aprile 1924.

La prima ragione è la difesa ad oltranza dell’identità culturale valdostana e, quindi, l’opposizione alla riforma Gentile del 1923 che portò alla soppressione di circa 118 scuole di villaggio e la seconda motivazione consiste nell’idea di voler essere promotori del federalismo e dell’autonomia delle Regioni e delle Comunità nonché, nello specifico, della vocazione francofona della Vallée legata per otto secoli al destino della Savoia.

Infine, sia Joconde Stevenin sia il Movimento giovanile dell’Azione Cattolica di cui Chanoux ed Emilio Cordone sono Vice Presidenti del Consiglio Federale Diocesano, si ispirano all’appello di Luigi Sturzo per un’Italia Federalista ed Autonoma nelle sue articolazioni territoriali limitando i poteri dello Stato centrale e quindi di Mussolini.

E’ tale e prevalente la convinzione religiosa in Emile Chanoux che Egli arriva a scrivere al suo Padre spirituale Tréves: “Je préférrais une Vallée d’Aoste non valdôtaine mais chrétienne à une Vallée d’Aoste valdôtaine et non chrétienne”.

I PATTI LATERANENSI METTONO A DURA PROVA GLI ELEMENTI FONDANTI DELL’IDENTITA’ VALDOSTANA

Purtroppo, per Chanoux e per la Valle d’Aosta la stipulazione dei Patti Lateranensi nel 1929 dà il via ad una collaborazione aperta tra la Chiesa ed il fascismo. Il pieno sostegno della Chiesa valdostana al regime comincerà con l’incontro con il Vescovo Imberti ed il Duce con il quale si mette in luce che:  “l’illustre prelato ha presentato al Capo del Governo Fascista i sensi di omaggio e di devozione del Clero Valdostano il quale è orgoglioso di poter servire in tutta sincerità nella piena concordia che oggi regna in Provincia Dio e la Patria fascista”…. Proprio la “Patria fascista”. Così si legge sulla rivista “Aosta”n. 516 del giugno 1933, XI° dell’era fascista.  La Provincia era stata istituita nel 1927 ed è durata fino al 1945.

Vengono così messi a dura prova gli elementi fondanti dell’identità valdostana  come concepita e voluta da Chanoux non già come conseguenza di tanti importanti privilegi medievali, bensì come consapevole riconoscimento della storia di un popolo vissuto da sempre sia in pace che in guerra intra-montes: il primo elemento è la montagna con i suoi valori solidali, il secondo è la religione che indica il cammino nella fede ed il terzo è il progetto ideale di un federalismo capace di tutelare le minoranze etniche in Italia ed in Europa dopo i marasmi della guerra.

Gian Franco Fisanotti

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