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FEDE E RELIGIONI | 21 giugno 2021, 09:00

Intervento dell’Arcivescovo di Torino Cesare Nosiglia la sera della festa della Consolata

mons. Nosiglia ha presieduta a preghiera del S. Rosario e la supplica alla Vergine. Non essendo possibile effettuare la processione, l’Arcivescovo e i Vescovi torinesi presenti in diocesi hanno guidato il rosario alle 20.30 e al termine è stata recitata la preghiera di affidamento a Maria

Intervento dell’Arcivescovo di Torino Cesare Nosiglia la sera della festa della Consolata

«Ogni anno ci ritroviamo qui, a cercare consolazione. E veniamo sicuri di trovarla. Come tutti, ciascuno di noi si porta dietro le sue gioie e i suoi dolori. È il fatto di essere insieme davanti alla Vergine Maria che rende questo giorno, questa notte, diversa da ogni altro. Perché siamo qui tutti insieme? Perché insieme siamo città; abbiamo gioie e dolori, preoccupazioni e speranze che condividiamo tutti. E «consolare», prima di tutto, significa questo: sapere di non essere soli.

La prima lezione che ci viene dalla Madonna è questa: che Lei ci accoglie e fa festa con noi perché siamo tutti insieme – e qui ci sono i nostri Vescovi emeriti che ci hanno aiutato a pregare, ci siete voi fedeli devoti della Consolata e ci sono anche le autorità civili, i rappresentanti della città e del territorio, che saluto e che ringrazio. Con noi uniti nella invocazione alla Madonna ci sono anche tanti che partecipano grazie all’on line.

C'è una preoccupazione che riguarda tutti e che voglio sottolineare, presentandola con voi a Maria.

È quella per il lavoro. Stiamo uscendo da un periodo incredibile di angoscia e di lutti dovuto alla pandemia. Ci parliamo molto di ripresa, di ritorno alla normalità. Ma sappiamo bene che questi ultimi mesi lasceranno ferite profonde. Ferite che per noi, a Torino e nel nostro territorio, riguardano soprattutto il mondo del lavoro. Come quella dell’ex Embraco che non si vuole affrontare e risolvere malgrado l’impegno profuso dalla Regione, dal Comune di Torino e quelli di Chieri e limitrofi, dalla Diocesi e dai sindacati e lavoratori che stazionano in piazza Castello ormai da tanto tempo. Vi confesso che tutto ciò mi addolora moltissimo, anche come cittadino.

La nostra Repubblica è fondata sul lavoro: ma mi chiedo se qui tale principio basilare non sia stato tradito, e se non sia il momento di sollecitare chi ha responsabilità istituzionali ad una presa di posizione chiara e decisa.

Negli ultimi mesi abbiamo sperimentato inoltre diverse situazioni dolorose e paradossali: fabbriche che chiudono, lavoratori e famiglie abbandonati non perché non ci fossero prospettive di lavoro, ma perché qualcuno ha approfittato di qualche debolezza per favorire i suoi giochetti finanziari.

Le statistiche e le previsioni sull'occupazione sono già ben oltre il livello di allarme, in particolare per i giovani. Siamo sulle soglie di una spirale perversa: non c'è lavoro e dunque non si formano nuove famiglie. Quindi non si fanno figli e la popolazione invecchia. I redditi derivano dalle pensioni più che dalla ricchezza prodotta col lavoro e l'impresa. E allora chi può se ne va:, diminuisce la popolazione, mentre alle nostre porte immigrati e profughi vengono a cercare quel lavoro che gli Italiani non vogliono più fare…

Non tocca e me certo far scendere dall'alto la soluzione per questi problemi. Ma a me e a voi tocca certamente invocare la Vergine chiedendo a Lei una grazia forte: quella di imparare sempre più ad essere uniti, ad affrontare insieme le difficoltà e le prove. Non lasciamoci cogliere isolati: con la chiusura in se stessi o individualisti perché se prevale il “si salvi chi può”, nessuno ne esce vincitore. Questo però significa che ciascuno con le proprie forze, deve darsi da fare, studiare, qualificarsi, imparare, adeguarsi. Come non servono gli egoisti, così non abbiamo bisogno di «bamboccioni»…

Dobbiamo riconoscerci tutti fratelli, disposti a mettere i propri talenti a servizio gli uni degli altri, a impegnarsi insieme per confermare quello che Torino in questi anni in particolare si è rivelata: una città fraterna e solidale. Lavoriamo ad abbattere quei muri che esistono ancora in qualche fascia di popolazione tra poveri e benestanti, centro e periferia, religiosi e non, italiani e stranieri, appartenenti a questo o quel movimento politico e culturale.

Maria Consolata ama tutta la città e noi dobbiamo amarla, amando ogni suo abitante, anche chi la pensa diversamente da noi e soprattutto chi sta peggio di noi o si sente solo e privo di speranza. Torino ha bisogno di vivere un tempo di riconciliazione e di mutuo rispetto e collaborazione, una stagione serena costruttiva che rigeneri fiducia in tutti nel futuro.

Chiediamo questa sera alla Vergine che invochiamo Consolata la grazia di non rimanere mai da soli, ma anche di sapere che non siamo soli perché Lei come nostra Madre ci ha sempre aiutato nei periodi bui della storia della nostra città. Ma il suo aiuto è condizionato a quanto lei stessa ci dice: «fate quello che il mio figlio vi dirà. Allora la speranza rimarrà sempre nel nostro cuore e quanto può sembrarci impossibile o inutile sarà affrontato e superato con la forza della fede e dell’amore che ci unisce.

Sì cari fratelli e sorelle sento risuonare dentro di me e vorrei che risuonasse nel cuore di tutti i nostri concittadini l’appello che papa Francesco ci ha rivolto nella sua visita a Torino: non rassegnatevi ma al contrario osate, siate coraggiosi. Potete contare ancora su notevoli potenzialità umane, culturali, economiche e sociali. Credeteci e unite le forze. La Consolata vi proteggerà. Amen.

Cesare Nosiglia

Arcivescovo"

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