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Confcommercio VdA | 18 giugno 2021, 14:53

La Valle d'Aosta ha perso il 15% dei consumi

A dirlo è il report consumi e le relative previsioni del 2021dell'Ufficio Studi di Confcommercio. Nel 2020 il calo maggiore in Veneto (-15,3%). Previsioni 2021: +3,8% annuo e ripresa a maggio +14,2% ancora insufficienti a recuperare perdite

La Valle d'Aosta ha perso il 15% dei consumi

Da tale analisi emerge che la perdita dei consumi ha avuto andamenti
differenziati sul territorio: il Nord e Il centro risultano le aree più
penalizzate. La nostra regione segna le maggiori perdite di consumi assieme
al Veneto pari ad oltre il 15%.

"Il dato meno sconfortante appartenente alla Valle d'Aosta - commenta
Graziano Dominidiato Presidente Confcommercio VdA- e che si contrappone alla
linea generale di profonda sofferenza si registra nella 'quasi' tenuta del
turismo (-6,9%). Tale risultato è legato alla stagione turistica invernale
2020 parzialmente compromessa (a gennaio e febbraio 2020 gli impianti erano
aperti ed hanno accolto turisti italiani e stranieri)".

La stagione estiva 2020, come ricorda Dominidiato, è stata all'insegna della ripresa e della 'riscoperta' della montagna e tale fattore ha inciso positivamente sull'andamento turistico delle nostre località"

Dominidiato auspica che "per la stagione alla porte sensibili progressi verso il ritorno
alla normalità nonostante la situazione ancora difficile; infatti, le progressive riaperture ed i timidi segnali di ripresa rappresentano un positivo segnale al recupero".

 

REPORT CONSUMI: CON PANDEMIA PERSI 2.000 EURO A TESTA E -60% SPESA TURISTI STRANIERI. PENALIZZATE REGIONI CENTRO-NORD E CITTA’ D’ARTE

Con un calo complessivo dei consumi dell’11,7%, pari ad oltre 126 miliardi di euro, il 2020 ha registrato il peggior dato dal secondo dopoguerra; un dato su cui pesa la riduzione del 60,4% della spesa dei turisti stranieri, pari ad una perdita di circa 27 miliardi di cui 23 concentrati prevalentemente nelle regioni del Centro-Nord (Lazio e Toscana in testa); quanto alla spesa pro capite, il crollo della domanda ha comportato, mediamente, una riduzione di oltre 2.000 euro rispetto al 2019 riportando i consumi ai livelli del 1995; ma la perdita di consumi ha avuto andamenti differenziati sul territorio: il Nord e il Centro risultano le aree più penalizzate (Veneto e Valle d’Aosta le regioni con le maggiori perdite di consumi pari ad oltre il 15%), mentre il Sud ha registrato dinamiche lievemente meno negative; in questi ultimi due mesi del 2021, tuttavia, le riaperture delle attività e il venir meno di molte restrizioni alla mobilità hanno determinato un incremento dei consumi (+14,2% a maggio) consolidando il recupero del Pil (+2,9 a giugno); potrebbe essere l’avvio di una fase meno difficile anche se il gap rispetto ai livelli pre-Covid rimane ancora molto ampio e le previsioni per il 2021, seppur con consumi in ripresa del +3,8%, restano molto caute, soprattutto per le incognite sulla ripartenza del turismo internazionale; con la conseguenza che, in valore assoluto, la spesa pro capite, mediamente, non riuscirà a recuperare nemmeno un terzo di quanto perso durante la pandemia.

Questi i principali risultati che emergono da un Report sui consumi 2019-2021 dell’Ufficio Studi Confcommercio con l’analisi regionale, le previsioni per il 2021 e la rilevazione congiunturale di giugno di Pil e consumi (tutto su www.confcommercio.it).

Il confronto regionale in serie storica mette in luce l’eccezionalità di quanto rilevato nel 2020. La riduzione dell’11,7% registrata in un solo anno non ha nessun rapporto o confronto con quanto osservato negli anni per cui si dispone di serie storiche omogenee e confrontabili (tab. 1).

La pesante flessione registrata dai consumi nel 2020, che ha visto il Mezzogiorno registrare un andamento lievemente meno negativo rispetto al Centro-Nord, si innesta, peraltro, su contesti territoriali molti diversi.

Il Sud si è trovato ad affrontare la crisi dopo un lunghissimo periodo in cui i consumi dell’area avevano mostrato elementi di forte sofferenza, pur nel confronto con una dinamica complessivamente molto debole dell’intero Paese.

Tab. 1 - Consumi regionali in prospettiva storica e stime per il 2020

 

var.% cumulate

quote

 

1996-2007

2008-2019

2020

1995

2007

2020

Piemonte

22,0

0,2

-12,6

7,5

7,7

7,8

Valle d'Aosta

21,8

-0,4

-15,1

0,3

0,3

0,3

Liguria

8,8

-3,4

-9,2

3,4

3,1

3,1

Lombardia

20,9

5,0

-12,2

17,6

17,8

18,9

Trentino Alto Adige

12,1

5,7

-8,7

2,4

2,2

2,5

Veneto

25,3

1,1

-15,3

8,0

8,4

8,3

Friuli-Venezia Giulia

19,1

0,4

-13,7

2,4

2,4

2,4

Emilia-Romagna

25,2

3,3

-12,3

7,9

8,3

8,6

Toscana

21,3

2,3

-12,3

6,7

6,8

7,0

Umbria

24,3

-4,1

-10,5

1,4

1,5

1,5

Marche

18,0

-4,5

-10,6

2,7

2,7

2,6

Lazio

19,8

3,2

-12,9

9,5

9,5

9,8

Abruzzo

11,8

-8,0

-7,5

2,2

2,1

2,1

Molise

17,7

-7,0

-9,2

0,5

0,5

0,5

Campania

13,4

-11,2

-10,1

8,0

7,6

7,0

Puglia

10,1

-9,2

-7,7

6,1

5,6

5,4

Basilicata

11,1

-2,7

-8,5

0,8

0,8

0,8

Calabria

16,2

-11,6

-11,6

2,9

2,8

2,6

Sicilia

18,4

-11,6

-9,0

7,3

7,3

6,7

Sardegna

21,1

-7,3

-13,0

2,4

2,5

2,3

Nord

21,1

2,6

-12,5

49,4

50,3

51,8

Nord ovest

19,8

2,8

-12,0

28,8

29,0

30,1

Nord est

23,0

2,4

-13,2

20,6

21,3

21,7

Centro

20,4

1,4

-12,2

20,3

20,5

20,9

Mezzogiorno

14,7

-10,1

-9,5

30,3

29,2

27,3

Italia

19,0

-1,4

-11,7

100,0

100,0

100,0

Italia (mld di euro 2020)

 

 

 

924.111

1.099.996

958.493

Fonte: elaborazioni e stime USC su dati Istat.

La differenza di performance si rileva sia nel periodo 1996-2007, di moderata crescita, sia negli anni successivi, nei quali l’area non era minimamente riuscita a recuperare la perdita di domanda generata dalla doppia crisi (finanziaria e dei debiti sovrani).

Quest’evoluzione ha determinato una riduzione del contributo fornito dal Mezzogiorno alla domanda per consumi delle famiglie. La quota ha infatti mostrato una progressiva riduzione passando dal 30,3% del 1995 al 27,3% del 2020.

Nel passaggio dalle ripartizioni alle regioni emergono anche molte differenze. Le contrazioni più significative della domanda, e ben superiori al dato nazionale e ripartizionale, si rilevano in Veneto, Valle d’Aosta, Friuli Venezia Giulia e Sardegna. Per contro riduzioni inferiori al 9% si stimano in Trentino Alto Adige, Abruzzo, Basilicata e Puglia. Tra gli altri riscontri, per interpretare queste stime, si può fare riferimento alla quota della spesa degli stranieri sugli specifici territori regionali: quote maggiori implicano maggiori cadute dei consumi, mitigate, nel caso del Trentino Alto Adige dalla crescita dei residenti, in controtendenza netta con il dato nazionale.

Il confronto in serie storica (1995-2020) dei dati relativi ai consumi pro capite evidenzia andamenti delle ripartizioni meno articolati (tab. 2). La caduta dei consumi delle regioni del Sud appare, infatti, meno drastica rispetto a quanto rilevato a livello aggregato regionalmente.

Tab. 2 - Consumi regionali per abitante

 

consumi per residente - euro 2020

indice Italia=100

 

1995

2007

2020

1995

2007

2020

Piemonte

16.350

19.601

17.325

100,6

104,7

107,5

Valle d'Aosta

24.885

28.301

24.073

153,1

151,2

149,3

Liguria

19.233

21.635

19.800

118,3

115,6

122,8

Lombardia

18.276

20.704

18.101

112,4

110,6

112,3

Trentino Alto Adige

24.341

24.793

22.102

149,7

132,4

137,1

Veneto

16.730

19.372

16.264

102,9

103,5

100,9

Friuli-Venezia Giulia

18.664

21.661

18.912

114,8

115,7

117,3

Emilia-Romagna

18.658

21.565

18.509

114,8

115,2

114,8

Toscana

17.612

20.601

18.239

108,3

110,0

113,1

Umbria

16.326

19.112

16.330

100,4

102,1

101,3

Marche

17.224

19.258

16.541

106,0

102,9

102,6

Lazio

17.013

19.591

16.447

104,7

104,6

102,0

Abruzzo

16.539

17.793

15.310

101,7

95,0

95,0

Molise

13.935

16.973

15.228

85,7

90,7

94,5

Campania

12.960

14.495

11.723

79,7

77,4

72,7

Puglia

13.802

15.163

13.108

84,9

81,0

81,3

Basilicata

12.412

14.338

13.597

76,3

76,6

84,3

Calabria

13.067

15.853

12.981

80,4

84,7

80,5

Sicilia

13.544

16.033

13.297

83,3

85,6

82,5

Sardegna

13.703

16.643

13.764

84,3

88,9

85,4

Nord

18.069

20.710

18.034

111,1

110,6

111,9

Nord ovest

17.882

20.552

18.100

110,0

109,8

112,3

Nord est

18.336

20.929

17.943

112,8

111,8

111,3

Centro

17.182

19.833

17.010

105,7

105,9

105,5

Mezzogiorno

13.553

15.541

12.988

83,4

83,0

80,6

Italia

16.257

18.721

16.123

100,0

100,0

100,0

Fonte: elaborazioni e stime USC su dati Istat.

Nel complesso, se si guarda all’impatto che ha avuto il crollo dell’attività economica nel 2020 sul versante dei consumi pro capite, si rileva come la spesa per residente, espressa a prezzi 2020, sia di fatto tornata al livello del 1995. Per il Sud il regresso appare ancora più rilevante con un valore dei consumi inferiore rispetto all’inizio delle serie storiche.

Anche in questo caso le differenze a livello regionale nella spesa per abitante sono significative. Si va dagli oltre 24mila euro della Valle d’Aosta ai poco più di 11.700 della Campania. Il record negativo della regione risiede, in parte, nell’essere l’unico territorio meridionale a non aver conosciuto significative perdite di popolazione residente tra il 1995 ed il 2020.

I consumi degli stranieri in Italia

La spesa sostenuta dagli stranieri, che nel 2019 rappresentava oltre il 4% dei consumi sul territorio nazionale, ha registrato nel 2020 una caduta significativa, con una riduzione complessiva di circa 27 miliardi (-60,4%). Il fenomeno, pur diffuso, ha colpito in misura più rilevante le regioni del Centro-Nord (-23 miliardi circa), territori nei quali l’incidenza di questa voce sulla spesa è storicamente più elevata (tab. 3).

In linea generale si nota una profonda sofferenza nelle regioni in cui il turismo ha connotati meno stagionali e dove le città d’arte costituiscono un polo d’attrazione, soprattutto in primavera ed in autunno, come Lazio, Toscana, Campania, Sicilia, Veneto e Lombardia. In termini percentuali la caduta più significativa si è registrata nel Lazio (-75,2%) a cui si contrappone la quasi tenuta della Valle d’Aosta (-6,9%) regione in cui il turismo straniero, però, svolge un ruolo cruciale, osservandosi una quota sui consumi interni della regione del 14,5%.

Il deciso aumento registrato in Molise rappresenta statisticamente un bias, ovvero una distorsione attesa determinata dai numeri molto piccoli del turismo straniero in questa regione.  

Tab. 3 – La spesa degli stranieri nelle regioni nel 2020

quote % sul totale Italia, variazioni assolute e variazioni % sul 2019

 

quota spesa degli stranieri sui consumi nel territorio della regione

spesa stranieri

 

 

 

var. ass.

var. %

 

2019

2020

2020

(mln di euro)

2020

Piemonte

2,2

1,3

-980

-50,7

Valle d'Aosta

14,5

14,5

-32

-6,9

Liguria

7,7

4,3

-1.156

-47,0

Lombardia

3,6

1,6

-4.581

-61,3

Trentino Alto Adige

8,3

4,8

-986

-46,5

Veneto

6,7

2,9

-4.065

-63,8

Friuli-Venezia Giulia

6,5

3,5

-750

-48,6

Emilia-Romagna

2,4

1,6

-968

-43,0

Toscana

6,4

2,2

-3.337

-69,6

Umbria

1,0

0,6

-60

-39,3

Marche

1,0

0,9

-60

-21,7

Lazio

7,2

2,1

-5.898

-75,2

Abruzzo

1,0

0,8

-42

-20,8

Molise

0,3

0,5

9

74,2

Campania

3,3

1,1

-1.694

-69,3

Puglia

1,2

0,9

-174

-26,9

Basilicata

0,6

0,3

-22

-46,3

Calabria

0,7

0,4

-84

-44,9

Sicilia

2,8

0,9

-1.357

-69,2

Sardegna

4,4

2,7

-536

-47,5

Nord

4,3

2,2

-13.517

-54,9

Nord ovest

3,7

1,9

-6.748

-54,8

Nord est

5,1

2,7

-6.769

-55,1

Centro

5,8

1,9

-9.355

-71,6

Mezzogiorno

2,3

1,0

-3.901

-58,8

Italia

4,1

1,8

-26.772

-60,4

Fonte: elaborazioni USC su dati Istat, Banca d’Italia.

Le previsioni per il 2021

Per il 2021 si prevede una crescita dei consumi interni del 3,8%, con l’avvertenza che i rischi di una sovrastima sono oggi inferiori ai rischi di una sottostima della crescita effettiva della spesa sul territorio. Lo scenario qui tracciato per i consumi regionali è, quindi, piuttosto prudente. Anche perché permangono ancora profonde incognite sui tempi in cui il turismo internazionale potrà riprendere in modo significativo, data la situazione mondiale, e questo condizionerà le potenzialità di recupero a breve di molti territori. Inoltre, sulla perdita di valore aggiunto dei servizi, come confermato anche dall’Istat, pesano le conseguenze delle restrizioni alla mobilità e all’attività economica sia nazionali sia internazionali.

Il rimbalzo dell’anno in corso permetterà di recuperare solo una frazione esigua di quanto perso nel 2020 (tab. 4).

Più difficile sarà il recupero del Mezzogiorno, area nella quale la domanda per consumi è stimata crescere del 3,2%. Si ripropone il consueto problema del Sud meno resiliente del resto del Paese, fenomeno già visto nel passato. Più intensa dovrebbe risultare la ripresa nel Centro, con il Lazio la regione più dinamica in assoluto.

Caduta nel 2020 e ripresa nel 2021 dovrebbero complessivamente implicare che nella media del biennio scompaiano tra il 4,4% (Abruzzo, la regione migliore nel complesso) e l’11,4% (Veneto, la regione più colpita) dei consumi pro capite regionali.

Tab. 4 - Previsione dei consumi regionali per il 2021

var. % in termini reali e variazioni pro capite in euro prezzi 2020

 

consumi sul territorio

pro capite

 

var. %

var. assolute in milioni di euro

var. assolute in euro

indici 2019=100

 

2020

2021

2020

2021

2020

2021

Piemonte

-12,6

5,3

-10.700

3.934

-2.366

917

92,6

Valle d'Aosta

-15,1

6,0

-532

181

-4.074

1.455

90,7

Liguria

-9,2

2,5

-3.039

747

-1.838

493

93,8

Lombardia

-12,2

3,4

-25.097

6.203

-2.465

621

91,0

Trentino Alto Adige

-8,7

2,5

-2.267

585

-2.152

543

93,4

Veneto

-15,3

4,3

-14.266

3.392

-2.869

697

88,6

Friuli-Venezia Giulia

-13,7

4,0

-3.625

903

-2.908

751

90,1

Emilia-Romagna

-12,3

3,5

-11.610

2.847

-2.573

639

90,8

Toscana

-12,3

3,7

-9.397

2.508

-2.460

681

91,4

Umbria

-10,5

3,4

-1.671

481

-1.834

554

93,0

Marche

-10,6

3,0

-2.969

739

-1.855

490

92,6

Lazio

-12,9

5,8

-13.951

5.430

-2.346

946

92,6

Abruzzo

-7,5

2,8

-1.608

545

-1.148

423

95,6

Molise

-9,2

3,1

-463

142

-1.350

476

94,7

Campania

-10,1

4,8

-7.539

3.216

-1.255

565

94,7

Puglia

-7,7

1,9

-4.302

984

-1.005

250

94,6

Basilicata

-8,5

2,0

-697

150

-1.120

272

94,2

Calabria

-11,6

3,7

-3.209

909

-1.569

482

92,5

Sicilia

-9,0

3,0

-6.378

1.936

-1.212

398

94,4

Sardegna

-13,0

2,7

-3.297

590

-1.937

367

90,0

Nord

-12,5

3,8

-71.135

18.794

-2.517

683

91,1

Nord ovest

-12,0

3,8

-39.368

11.066

-2.391

695

91,7

Nord est

-13,2

3,7

-31.768

7.728

-2.691

666

90,2

Centro

-12,2

4,6

-27.987

9.158

-2.281

777

92,2

Mezzogiorno

-9,5

3,2

-27.494

8.471

-1.271

421

94,0

Italia

-11,7

3,8

-126.616

36.423

-2.044

613

92,1

Italia (mld. di euro 2020)

 

 

958.493

994.916

 

 

 

Fonte: elaborazioni e stime USC su dati Istat.

Congiuntura Confcommercio giugno 2021

Nel mese di maggio e nella prima parte di giugno le attività economiche e la vita sociale, in linea con l’accelerazione della campagna vaccinale e i conseguenti miglioramenti della situazione sanitaria, hanno mostrato sensibili progressi verso il ritorno alla normalità. Nell’ipotesi di assenza di nuove ondate di contagi, si può oggi guardare con salda fiducia a una ripresa economica significativa, nonostante la situazione ancora molto difficile del terziario di mercato, in particolare della filiera turistica in senso lato.

L’ICC segnala a maggio 2021 un incremento su base annua del 14,2%, un dato che riflette, però, il confronto con un mese in cui, lo scorso anno, l’Italia usciva gradatamente dalla fase di lockdown rigido. Va detto che, al netto dei fattori stagionali, a maggio si rileva, dopo alcuni mesi di persistente riduzione, una variazione congiunturale positiva di una certa entità (+8,1%) che lascia sperare nell’inizio di una fase meno difficile per i consumi, anche se il gap con i livelli pre-Covid rimane molto ampio, soprattutto per i servizi.

Al momento, il recupero puramente statistico continua ad interessare in misura principale il settore dei servizi, per i quali la variazione su base annua si attesta al 42%. Nonostante i dati dell’ultimo trimestre, il livello della domanda per molti dei settori che compongono l’aggregato è ancora molto distante dai livelli pre-crisi, con riduzioni che superano il 50% nel confronto con maggio 2019. Anche in alcuni ambiti della domanda di beni, in particolare abbigliamento e calzature, gli importanti incrementi tendenziali degli ultimi mesi hanno solo attenuato le perdite.

Quanto al Pil, nel mese di giugno le progressive riaperture ed i primi timidi segnali di ripresa del turismo, al momento principalmente domestico o proveniente dai paesi europei, hanno contribuito a consolidare la tendenza al recupero già emersa a maggio. Rispetto al mese precedente si conferma una crescita del 2,9%, nella misurazione al netto dei fattori stagionali (tab. 5). Su base annua, la variazione stimata del PIL in giugno è del +13,2%. Per il secondo trimestre la stima è di una variazione congiunturale del 2,4% e del 16,7% nel confronto con il secondo trimestre del 2020, periodo nel quale si è registrata la riduzione più significativa dal secondo dopoguerra. Questa progressione, assieme alla revisione in positivo effettuata dall’Istat per il primo trimestre, consolida le prospettive di una crescita per il 2021 prossima tra il 4,5% e il 5%.

TAB. 5 – Pil mensile

 

Variazioni Congiunturali

Variazioni Tendenziali

III trimestre 2020

15,9

-5,2

IV trimestre

-1,8

-6,5

I trimestre 2021

0,1

-0,8

II trimestre

2,4

16,7

Marzo 2021

-1,2

11,8

Aprile

-0,1

24,7

Maggio

2,9

13,2

Giugno

2,9

13,2

Fonte: Ufficio Studi Confcommercio

 

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