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SANITÀ, SALUTE E STARE BENE | 03 giugno 2021, 20:10

Il vaccino anti covid ai bambini serve poco, anzi forse non serve

Sara Gandini

Sara Gandini

Lo scorso 19 maggio il ministro Speranza ha dichiarato: “Vaccinare i giovani è altamente strategico ed è essenziale per la riapertura in sicurezza del prossimo anno scolastico". Tuttavia, da vari studi pubblicati in Italia e all’estero e dagli screening effettuati nelle scuole sappiamo che sono uno dei luoghi più sicuri contro la pandemia.

Si stima che sotto i 20 anni la suscettibilità all'infezione sia circa la metà rispetto a chi ha più di 20 anni. La mortalità tra 0 e 20 anni per Covid-19 corrisponde a 0,17 per 100.000 abitanti, pari a un duecentesimo della mortalità totale stimata per tutte le cause in un anno normale. Il numero di vaccini da usare (NNT) per i bambini è di circa 14.000 per evitare un caso severo di malattia Covid-19 e per evitare un decesso si parla di circa 500'000.  

L'autorizzazione condizionata concessa da Ema al vaccino anti Covid per gli adolescenti della fascia d'età 12-15 anni significa che i giovani a rischio o coloro i cui tutori ritengano debbano essere vaccinati, potranno esserlo. I pronunciamenti del Ministero e di molti rappresentanti istituzionali vanno invece nella direzione di condizionare la riapertura delle scuole in presenza solo a una massiva vaccinazione di categorie che sono a basso rischio di infezione e contagio e a rischio trascurabile di morbidità, introducendo un chiaro vulnus democratico.

Mai prima la medicina ha chiesto tanto: vale la pena ricordare che i trattamenti medici si somministrano per la tutela della salute individuale, senza poter essere imposti per il solo interesse alla salute collettiva, tanto più nel caso dei minori.   Data la bassa incidenza, la bassa gravità della malattia nelle fasce pediatriche e il fatto che le scuole non hanno un ruolo rilevante nella trasmissione del SARS-CoV-2, anche con le nuove varianti, e quindi i limitati benefici che i vaccini potrebbero avere per la collettività, al momento non si vede l’urgenza di vaccinare i giovani. Inoltre, seppur questi dati siano preliminari, nei Paesi dove si è raggiunta un’alta copertura vaccinale (UK, Israele) la curva dei contagi è stata abbattuta anche senza la vaccinazione degli under 16.  

Al contrario, a fronte di benefici minimi nei giovani, c’è comunque la possibilità seppur remota di eventi avversi conosciuti e comuni, anche se probabilmente in gran parte reversibili. La vigilanza post-marketing delle vaccinazioni è iniziata da poco; le informazioni su eventi rari ma pericolosi si potrebbero presentare nel corso degli anni. L'approvazione per uso emergenziale di FDA è basata su circa 1000 bambini fra i 12-15 anni e quindi le informazioni di sicurezza che se ne possono dedurre non possono escludere eventi avversi rari, con un'incidenza inferiore a 1/500. L’agenzia regolatoria UE, estendendo l’autorizzazione condizionata al commercio come richiesto dall’azienda farmaceutica Pfizer biontech, ha rilevato che, "visto il numero ridotto di bambini partecipanti allo studio, non è stato possibile valutare effetti collaterali rari". Nonostante questa incertezza, ha considerato che "i benefici del vaccino Pfizer in bambini di età tra i 12 e i 15 anni superino il rischio, specificamente per i minori che presentano condizioni tali da determinare il rischio di sviluppare un COVID serio". Non quindi per tutti. Soprattutto quando si parla di obbligo, il bilancio tra rischi e benefici attesi andrebbe stabilito da un’analisi condotta sul lungo periodo, in particolare nei giovani.  

Anche solo alla luce di queste incertezze e della peculiarità delle aspettative di vita dell’età pediatrica, il principio del bilanciamento tra valori costituzionali, della salute primariamente come diritto fondamentale individuale (art. 32 co. 1 Cost.) e della valorizzazione del superiore interesse del bambino e dell’adolescente (articoli 3 UNCDC e art. 24 Carta dei diritti UE) impongono di usare una particolare cautela finché non si avrà una conoscenza adeguata delle implicazioni di questa vaccinazione.  

Tra i rischi dei vaccini anti-Covid ai giovani si può includere il messaggio simbolico comunicato ai ragazzi: fate attenzione perché chiunque può essere un pericolo. Stiamo insegnando ad avere paura dell’altro da sé, ad avere paura della vicinanza, dell’abbraccio, perché l’incontro potrebbe essere in potenza sempre portatore di malattia. Simbolicamente, un fatto grave.  

Hanno collaborato a questo articolo: Sara Gandini, epidemiologa Daniele Novara, pedagogista Maria Luisa Iannuzzo, medico legale Marco Cosentino, medico farmacologo Maurizio Rainisio, statistico Raffaele Mantegazza, pedagogista Ilaria Baglivo, biologa Maurizio Matteoli, pediatra Emilio Mordini, psicanalista Gilda Ripamonti, giurista Olga Milanese, avvocato Elena Dragagna, avvocato Marilena Falcone, ingegnere Francesca Capelli, sociologa.

i.d.

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