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Block Notes | 09 maggio 2021, 12:00

Il quaderno delle cose importanti

Blok Notes è una rubrica settimanale promossa dall’associazione Comunque Valdostani con l’obiettivo di avvicinare i Cittadini al Palazzo e aprire il Palazzo ai Cittadini. L’Associazione Comunque Valdostani ringrazia il Sindaco di Aosta, Gianni Nuti, che con entusiasmo ha aderito alla proposta

Il quaderno delle cose importanti

L’arte arriva sempre prima della realtà.

Niccolò Ammaniti nel 2015 scrive un libro, Anna, che racconta di un 2020 nel quale un virus ha ucciso tutta la popolazione mondiale adulta, lasciando la Terra come un’enorme discarica a cielo aperto, dove i simulacri di una civiltà dimorano in stato di abbandono. I bambini superstiti ricostruiscono forme di convivenza incivile variegata e crudele osservando quanto la sopravvivenza, in situazioni di precarietà assoluta, pretende loro biologicamente.

Gli strumenti, le tecniche sono specchi deformati di ciò che hanno imparato o visto dai grandi. Allora si ricostruiscono rapporti interpersonali che nella vita ordinaria sono ammantati di una patina di buona creanza, ma esistono, eccome se esistono: il bambino sovrappeso escluso e vessato che gestisce un negozio di alimentari a lunga conservazione proteggendolo dalle incursioni vandaliche e tiene ingabbiati come animali d’affezione i compagni cinici di un tempo; o la ragazzina di buona famiglia che costringe a riti d’iniziazione le sue adepte imponendo loro stress-test suicidi meticciando modelli di competizione estrapolati da varie trasmissioni televisive oggi assai popolari.

E poi i giochi di potere, i soliti, che contrappongono fazioni opposte, piegano i deboli alla schiavitù ed esaltano i forti: impegnati a combattersi non solo per contendersi i pochi scatolami rimasti, ma soprattutto per misurare il dominio dell’uno sull’altro.   Anna è una tredicenne determinata e coraggiosa, attaccata all’amore per il fratellino minore di cui è diventata madre e che protegge fino in fondo da un mondo inselvatichito. Per loro, i genitori hanno lasciato un quaderno, il Quaderno delle cose importanti: lì sono custoditi i consigli che un testamento amoroso può contenere, le raccomandazioni che ogni padre, ogni madre consegnano al figlio quando è pronto per salpare verso il mare alto, senza di loro.

Un tale scenario apocalittico non corrisponde alla situazione che abbiamo vissuto e dalla quale forse ci stiamo lentamente liberando – nonostante alcune sorprendenti analogie – ma credo sia questa l’occasione per riscrivere, per i nostri figli e indirettamente per noi, il quaderno delle cose importanti.

In questo taccuino vorrei leggere raccomandazioni ai bambini di stare insieme il più possibile con l’intensità di chi riconquista il contatto tra i corpi e con la natura dopo un lungo digiuno freddo, avaro, imprigionato, magari in una scuola nuova aperta tutto il giorno, ricca di esperienze vitali e non di nozioni rimpiattate in un libro.

Chiederei loro di farsi mille domande per ogni cosa che riscoprono o vedono per la prima volta assicurandosi che i compagni anzitutto, gli adulti poi, sappiano dare loro una risposta che è una nuova, ulteriore domanda in una catena infinita di perché che si prendono per mano.

Chiederei loro di pretendere e costruire bellezze, fatte di buoni rapporti tra pieni e vuoti, tra intensità e colori, tra natura e prodotti dell’uomo, ma soprattutto di amicizie leali e di forme d’aiuto reciproco, appassionato, potente.

Suggerirei di organizzarsi per prendersi in mano il mondo insegnandoci a non promuovere gare, ma alleanze, a non governare mostrando i muscoli, ma accoglienti sorrisi di disponibilità all’ascolto, alla sintesi, alla ri-creazione.

Direi loro però che ogni tanto vedere il mondo dalla distanza, chiusi in camera propria o sotto un albero senza cercare appigli in uno schermo, fermandosi semplicemente a pensare nell’ozio, può aiutare a far filtrare dalla finestra o dai rami qualche verità che non si vede durante l’immersione piena nelle esperienze di vita.

Pretendo, da me stesso e da coloro che stanno provando a investire il loro limitato ingegno per progettare un futuro, che si parta da quello che i bambini e le bambine hanno perduto in questi mesi: quella passione per la conoscenza che passa attraverso la relazione con gli altri, attraverso la passione per gli altri.

Solo così potremo rimpadronirci della nostra vita adulta attenuando le storture di un passato avido di cose, noncurante dell’ambiente e delle povertà, proiettato verso un illusorio futuro trionfale che non è proprio del genere umano, fragile e provvisorio.

Gianni Nuti

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