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Chez Nous | 01 maggio 2021, 13:00

Perché

Come è possibile che una regione con meno di 125mila abitanti non riesca a controllare il dilagare del Covid

Perché

A chiederselo, senza timori reverenziali per una politichetta timorosa e pavidi politichini, è Fipe-Confcommercio VdA che per bocca del suo presidente, Graziano Dominidiato, ha messo per l’ennesima volta sul tavolo la drammatica situazione in cui versano centinaia di imprenditori e migliaia di famiglie valdostane che non possono più esercitare il loro diritto al lavoro.

Tutto nasce dal fatto che sono dopo una settimana di Zona Arancione la nostra regione è stata nuovamente declassata a Zona Rossa. Come è possibile che una regione con meno di 125mila abitanti non riesca a controllare il dilagare del Covid?

Certo; una buona dose di responsabilità è da imputare a tanti valdostani irresponsabili che non tengono conto delle norme di distanziamento e di igiene per evitare i contagi. Ma tanta responsabilità è di chi non dispone i controlli per prevenire e reprimere comportamenti scorretti.

Eppure a avere il bastone in mano è il nostro presidente della Regione che è anche Prefetto e come tale ha maggiori poteri dei presidenti delle altre Regioni. I dati sono implacabili.

In una settimana siamo saliti ad un’incidenza di 267 contagi su 100mila abitanti (qui il grafico del dottor Luca Fusaro), pari a quattro volte in più del Molise che è una regione di montagna al pari della nostra e che conta più di 300 mila, quasi il triplo della Petite Patrie.

L’assurdo è che con l’ultima ordinanza mezzo Sud, quindi, passa nella fascia intermedia. L’esito del monitoraggio, dunque, ha portato a solo due cambi di colore rispetto alla settimana scorsa: le due regioni che, in base ai dati, sembravano in bilico sono rimaste nelle fasce di rischio dov’erano già: la Campania, pur con un Rt superiore a 1 (ma un rischio basso) rimane in giallo, mentre la Puglia resta in arancione dopo aver sperato nella “promozione” in zona gialla. E la Valle d’Aosta torna rossa. E tutto questo succede con le attività commerciali e di ristorazione praticamente chiuse.

Perché se le attività accusate di essere strumenti di diffusione della pandemia sono chiuse la pandemia non si ferma, anzi si aggrava in una settimana in modo spaventoso?

Facile intuire che il fenomeno è da ricercare in altre cause. Ed questo che la politichetta timorosa ed pavidi politichini non vogliono individuare. Ed in tutti questi disastrosi e irresponsabili comportamenti la pandemia si diffonde; i contagiati muoiono, i personale medico e paramedico lavora fino allo sfinimento. Ma c’è chi la considera una leggenda metropolita.

Qualcuno ha scritto in occasione del Primo Maggio: “Il 1° maggio oggi significa ascoltare la voce di chi si è visto privare delle proprie attività lavorative dall'epidemia. Solo uno sforzo collettivo, sostenuto e accompagnato dalle istituzioni, potrà permetterci di ritrovare la libera espressione di questo diritto, elemento fondante della nostra società”. Un appello condivisibile, peraltro già anticipato da Graziano Dominidiato, ma che deve essere raccolto per primi da chi oggi indossa i panni di pavidi politichini vestiti da una politichetta timorosa. Non basta "ascoltare la voce di chi si è visto privare delle proprie attività lavorative dall'epidemia". Bisogna agire e con decisione.

Non è possibile che a distanza di più di un anno dall’inizio dell’epidemia la situazione sia sempre più grave. E mentre la pandemia dilaga i vertici che dovrebbero gestirla sono tutti al loro posto. In Italia la situazione migliora; in Valle peggiora. Perché?

Ma oltre al Covid in Valle dilaga un virus più subdolo ma più mortale; è la peste dell’usura con i casi aumentati del 50% rispetto al 2019. Certo l’usura c’è sempre stata ma oggi colpisce ancor più imprenditori che non riescono a far fronte alle scadenze e le famiglie che non possono pagare luce affitto e dare da mangiare ai figli.

La realtà sta confutando l’ottimismo mal posto della politichetta. E mentre la libera circolazione delle persone e delle merci mostra tutti i propri limiti, tocca  a medici, ricercatori, infermieri a provare a dare risposte a un’emergenza sottovalutata.

Nel febbraio 2020 la classe politica valdostana, bisogna avere l’onestà di riconoscerlo, è stata irresponsabile: ha agito come se nulla vi fosse di grave e con la politica anche i vertici dei vari enti delegati alla salute e alla sicurezza dei valdostani.

Sono ancora tutti al loro posto e la pandemia continua a diffondersi, mentre le aziende chiudono e le famiglie finiscono nella morsa degli strozzini.

Perché?

piero.minuzzo@gmail.com

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