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FEDE E RELIGIONI | 06 aprile 2021, 09:00

Come quelli che hanno speranza

Come quelli che hanno speranza

In che cosa possiamo sperare? Se la Pasqua è la festa della gioia perché la speranza si è avverata, qual è, oggi, la nostra speranza? Su che cosa è fondata? Il cristiano sa che la domanda va corretta, passando dal “cosa” al “chi”: Cristo è la nostra speranza. È difficile sperare, sempre. Oggi è ancora più difficile dopo oltre un anno di pandemia planetaria. Lo ha riconosciuto il Papa all’Angelus del 28 marzo: «L’anno scorso eravamo più scioccati, quest’anno siamo più provati».

Questa grande “prova” ha fatto emergere, come ogni crisi, la verità della fragilità umana, come Francesco aveva già intuito nella Statio Orbis del 27 marzo 2020. E come Kierkegaard già affermava oltre 170 anni fa nel suo saggio La malattia mortale: «Se talvolta l’esistenza aiuta con orrori che eccedono la saggezza pappagallesca dell’esperienza triviale, il conformismo dispera, cioè, diventa allora manifesto che era disperazione».

Di fronte all’eccedenza dell’orrore, della paura causata dall’imprevisto che sconvolge l’ordine consuetudinario, il conformista crolla, dispera e ammutolisce. Non così per i cristiani che sono nel mondo ma non del mondo e vivono pronti a rispondere della speranza che è in loro (1Pt 3, 15) e quindi, scrive Paolo, non possono continuare ad affliggersi «come gli altri che non hanno speranza» (1Ts 4, 13). E allora oggi, rispetto ai morti che contiamo ogni giorno a migliaia nel mondo, qual è questa speranza? Essa si trova, come sempre, nella parola di Gesù che così risponde alla notizia della malattia dell’amico Lazzaro: «Questa malattia non è per la morte, ma per la gloria di Dio» (Gv 11, 4). La parola “gloria”, gli esegeti potrebbero spiegarlo dettagliatamente, non va letta in termini trionfalistici, non vuol dire che Dio magicamente farà sparire la pandemia, perché, ricorda con acuta profondità Dietrich Bonhoeffer: «Dio non ci salva dalla sofferenza, ma nella sofferenza; non ci protegge dalla morte, ma nella morte. Non libera dalla croce ma nella croce».

Se siamo con Cristo sulla croce, siamo anche con Lui nell’uscire dal sepolcro; è questa la nostra speranza. (di Andrea Monda)

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