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Il rosso e il nero | 25 marzo 2021, 10:30

RICORDI E RIMPIANTI

Ricordo nugoli di pulcini variopinti che seguivano la chioccia di turno, anatre, tacchini (vicc vicc a la sgnour nan sé fé) che facevano la ruota, colombi che andavano e venivano dalla colombaia, cani meticci di vario tipo e c'era persino una mucca chiamata à Giggie (la Gigia) che pascolava libera ai bordi di una scalinata

RICORDI E RIMPIANTI

Dice Shakespeare che siamo fatti della stessa materia di cui sono fatti i sogni (premessa). "Soup o pertoun sté scritt Saloun e sté mest Poul ca 'nzeiv u sapoun". È il ricordo di un antico salone da barba antistante la piazza del vecchio Municipio ai miei   tempi. Già, ai miei tempi.

Mest Poul si fermava, come tutti i barbieri, al lunedì e si recava o schuirt   di Fanèll. Era atteso da due amici: il patriarca Ptrucc, detto u fattour, e Pasquale in Di Pace per la settimanale partita a scopino. Ù schuirt, in parte sotto un ampio arco murario, era una sorta di country-farm dove c'era di tutto.

Ricordo nugoli di pulcini variopinti che seguivano la chioccia di turno, anatre, tacchini (vicc vicc a la sgnour nan sé fé) che facevano la ruota, colombi che andavano e venivano dalla colombaia, cani meticci di vario tipo e c'era persino una mucca chiamata à Giggie (la Gigia) che pascolava libera ai bordi di una scalinata.

Oltre la scalinata ci si immetteva in un immenso giardino, all'interno del quale c'era anche un locale dove venivano allevate pecore, dominate da una sorta di montone chiamato ú zurr.

Nella country-farm c'era poi un ampio stanzone con un enorme caminetto  e con una grande caldaia (u caldaroun) sempre in funzione per i pasti delle diverse famiglie Fanelli (il patriarca Ptrucc, zia Luigia, zia Maria, zia Carmela, zio Vincenzo, zio Seppino, zio Cilluzzo, zio Mimì, zio Ruggero) che sedevano intorno ad un lungo tavolo con figli e nipoti e, spesso, anche con gli amici dei nipoti. Lunghi pranzi dove si raccontavano i fatti della giornata, coronati da battute ed episodi vari. Cosa ci poteva essere di meglio per ragazzi come noi che d'estate, ma anche d'inverno a Natale, partecipavano  ad una vita di comunità che mi ricordano i romanzi di Garcia Marquez.

In particolare eravamo in quattro ammessi in quel mondo di realismo magico: io, Michele De Nardis, Michele Di Blasio e Tonio Bafunno, perché amici di Enzo Bafunno (madre Fanelli). I nostri pomeriggi estivi trascorrevano tra partite a poker e intermezzi musicali con la chitarra di Enzo che aveva composto una bella canzone: Ricordo d'estate. Sua la musica, mie le parole: "Forse tu sorriderai, se ricorderai ancora tutti i giorni ormai passati che non torneranno più. Lunghe notti al chia di luna, frasi appena sussurrate, sogni, sogni ormai svaniti che non rivivró mai più......".

Romano Dell'Aquila

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