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Chez Nous | 10 marzo 2021, 09:00

Morti dimenticati anziani isolati

La Valle d’Aosta ha dimenticato i suoi morti e isolato i suoi gli anziani privandogli degli affetti più cari

Morti dimenticati anziani isolati

E’ passato un anno da quando è scoppiata la bomba covid che fino a ieri ha causato, nella nostra piccola Valle, 417 morti. A livello nazionale abbiamo superato i 100mila morti. Una vera catastrofe. Una montagna di drammi famigliari, aziendali e produttivi.

Eppure le nostre istituzioni paiono essersi dimenticate dei morti mentre gli anziani sono privati degli affetti dei loro cari con i quali possono solo scambiare qualche saluto dalle finestre delle strutture che li ospitano o per via telematica per WhatsApp e cellulare.

Eppure in tutta Italia, in occasione del triste anniversario sono stati inaugurati monumenti, parchi, boschi e targhi per ricordare lo scoppio di un  pandemia mondiale che ha messo in ginocchio l’economia del globo tutto.

In Valle d’Aosta, per il momento, tutto è passato sotto silenzio. Nessuna manifestazione per ricordare chi ha perso la vita; nessun commemorazione per i lutti; nessuna testimonianza per l’impegno degli operatori sanitari che tanno hanno dato alla resistenza contro i coronavirus.

L'Italia e la Valle d’Aosta nell’anniversario del primo lockdown sono nelle medesime condizioni di un anno fa. Lo dice anche Mario Draghi, che torna a parlare dopo un lungo silenzio: "Mai avremmo pensato che un anno dopo ci saremmo trovati a fronteggiare un’emergenza analoga e che il conto ufficiale delle vittime si sarebbe avvicinato alla terribile soglia dei centomila morti".

Noi pensiamo ancora alla Valle d’Aosta che si faceva pubblicità con i politichini che a inzio marzo dicevano 'Venite a sciare in Valle d’Aosta, da noi l’aria è buona e si sta bene'.

Oggi nessuno si inchina ai 417 morti a causa del Covid.

Giovedì 18 marzo 2021, al suono della tromba di Paolo Fresu e alla presenza di Mario Draghi, è programma la cerimonia d’inaugurazione dell’area boschiva in ricordo delle vittime del Covid al Parco della Trucca di Bergamo. Giovedì 18 marzo 2021 sarà la prima giornata nazionale in memoria delle vittime del Covid.

Sarà piantumato un tiglio adulto, proveniente dal Comune virtuoso di Biccari, piccolo borgo sui Monti Dauni in provincia di Foggia. L'inziativa rientra nel progetto pensato dall’Associazione Comuni Virtuosi che vuole creare al Parco della Trucca un luogo vivo e partecipato per contrapporre a una tragedia immane un’immagine di speranza e di futuro. A quella della prima pianta, sarà inoltre aggiunta la piantumazione di 100 tra alberi e arbusti, sorta di anticipazione del Bosco nella sua forma definitiva.

E in Valle?

Sicuramente la Giunta Lavevaz avrà già organizzato tutto ma ancora nessuno sa qualcosa.

Ma lo scandalo ancor peggiore, se possibile, è che tanti anziani sono isolati nelle micro comunità e nelle strutture di accoglienza. Anziani isolati dai loro affetti, isolati dall’impossibilità con avere contatti con i congiunti, isolati nella loro malinconia, isolati nella loro tristezza.

Uniche opportunità vedere i congiunti dalle finestre delle strutture che li ospita via telematica con video telefonate nel migliore dei casi. La politica politichetta, forse, non si è resa conto che per dare forma a quella dimensione di socializzazione che rappresenta una reazione potentissima all’isolamento imposto dalla pandemia è dare la possibilità agli anziani di poter stringere le mani e le facce dei figli, dei generi, delle nuore, dei loro cari.

La politica politichetta non ha capito che la solitudine è il primo motivo di sofferenza negli anziani. La politica politichetta non si è resa conto della necessità di assicurare ai nostri anziani relazioni sociali e affettive.

Per questo il ministero ha disposto che tutte le strutture residenziali predispongano un piano dettagliato per assicurare la possibilità di visite in presenza e contatti a distanza in favore degli ospiti delle strutture.

Il ministero sollecita soluzioni tipo 'sala degli abbracci' dove un contatto fisico sicuro "può arrecare beneficio agli ospiti in generale ed a quelli cognitivamente deboli in particolare".

Certo, sono necessari adeguati protocolli, soprattutto in riferimento alle misure igieniche da rispettare e ai dispositivi di protezione da indossare  al fine di garantire il contenimento del rischio e la sicurezza degli ospiti, dei lavoratori, dei volontari e dei visitatori. Perché tutto questo non è stato fatto. Ci sono anziani che da mesi e mesi non possono stringere le mani di un congiunto. Qualche struttura ha fatto qualcosa. Ma sono iniziative empiriche.

Nel documento ministeriale infine, per quanto riguarda le visite per i parenti dei pazienti in situazione di fine vita, si specifica che nelle strutture residenziali l'accesso può essere autorizzato in situazioni di fine vita di assistiti affetti da Covid-19, dalla Direzione della struttura, previa appropriata valutazione dei rischi-benefici. In particolare, negli hospice, considerata la loro natura, questa pratica deve essere quanto più possibile applicata.

E sempre il documento ministeriale sottolinea che nelle situazioni di fine vita, su richiesta dell'assistito o dei familiari, si consideri anche di autorizzare l'assistenza spirituale, ove non sia possibile attraverso modalità telematiche, con tutte le precauzioni raccomandate per la prevenzione della trasmissione dell'infezione da Covid-19.

In tutte le regioni italiane si stanno moltiplicando gli spazi dedicati all’incontro con gli anziani: stanze isolate, tende gonfiabili, pareti di plastica: così ritornano baci e carezze.

Ma la Valle d’Aosta ha dimenticato i suoi morti e isolato i suoi anziani derubandoli degli affetti più cari.

piero.minuzzo@gmail.com

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