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ATTUALITÀ ECONOMIA | 23 febbraio 2021, 12:31

Turismo al collasso e le prospettive sono avvolte nella nebbia

Turismo al collasso e le prospettive sono avvolte nella nebbia

E’ pur vero che una rondine non fa primavera, ma quello che doveva essere il primo vero indizio della nuova linea governativa si è rivelata un'inaspettata delusione. Il nuovo decreto Covid non solo ha dato continuità alla linea programmata dal Governo Conte ma ne ha inasprito le iniziative.

La voce che più interessava la Valle d’Aosta era l’apertura delle regioni in zona gialla, ma nella riunione Governo-Regioni di domenica scorsa, gli unici interessati a questo provvedimento sono stati con la nostra regione  la provincia di Trento, troppo poco per essere preso in considerazione, quindi lo spostamento, non solo è stato prorogato fino al 27 marzo, ma sono stati anche vietati gli spostamenti di due persone verso le case di parenti e amici in zona rossa.

Una vera e propria mazzata per il turismo, per una stagione che finisce senza mai essere cominciata e quel che è peggio senza aspettative, senza decisioni che permettano alle aziende tutte, di programmare una attività di sopravvivenza, la speranza che con il nuovo Governo cambiassero le cose è tramontata.

Si ha l’impressione che l’untore nazionale sia il turismo, lo sport all’aperto in tutti i decreti è stato autorizzato, lo sci apparentemente non è uno sport, i trasporti sono autorizzati anche se dimezzati, funivie, ovovie, seggiovie all’aperto non sono trasporti, i distanziamenti sono autorizzati, non nelle code per accedere agli impianti, provvedimenti non più credibili quando assistiamo agli assembramenti davanti allo stadio di Milano o all’ingresso di Ikea, sul lungomare di Napoli o di Bari, ad una manifestazione a Genova seguiti dal silenzio assoluto, bar e ristoranti, con tavoli distanziati non possono aprire, creano assembramenti, provvedimenti assurdi e incomprensibili per chi non sa più che santo pregare per tenere in piedi il proprio lavoro, i propri dipendenti e tutte quelle famiglie che dal lavoro traggono il pane quotidiano.

L’Italia continua a imporre divieti e restrizioni, ma ai proclami non seguono azioni concrete di sostegno. In Europa possiamo additare paesi importanti che come l’Italia hanno imposto restrizioni pesanti ma alle restrizioni sono immediatamente seguiti ristori soddisfacenti lenendo quel che da noi ormai è un panico generale. L’unica speranza rimane l’amministrazione regionale con una risposta adeguata alla situazione cimiteriale dell’economia valdostana.  

m.r.

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