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Info consumatori | 01 febbraio 2021, 17:00

Mobilità sanitaria, oltre 67.000 ricoveri oncologici fuori dal territorio di residenza

Le motivazioni alla base della mobilità del paziente oncologico possono rientrare nella sfera della sfiducia nei confronti dell’organizzazione sanitaria della propria Regione

Mobilità sanitaria, oltre 67.000 ricoveri oncologici fuori dal territorio di residenza
Nel 2018 oltre 67.000 dei ricoveri ospedalieri per tumore sono stati effettuati in mobilità sanitaria passiva, ossia con uno spostamento dei pazienti dalla loro città di residenza abituale: il 9,5% di tutti i ricoveri oncologici e oncoematologici, percentuale che scende all’8,5% se si considera solo la mobilità extraregionale e non quella cosiddetta “di prossimità”.
È quanto emerge da un’indagine socio-economica realizzata dal Centro per la Ricerca Economica Applicata in Sanità (C.R.E.A. Sanità), nell’ambito delle attività del Gruppo “La salute: un bene da difendere, un diritto da promuovere”, coordinato da Salute Donna Onlus insieme a 35 Associazioni di pazienti oncologici e onco-ematologici.
Campania, Calabria, Puglia, Sicilia e Lazio sono le Regioni dalle quali i pazienti con tumore si spostano maggiormente: oltre la metà dei ricoveri extraregionali proviene, infatti, da queste 5 Regioni. Mentre nella classifica delle Regioni che accolgono più pazienti dalle altre Regioni, troviamo Lombardia, Lazio, Emilia-Romagna e Veneto, nelle quali vengono effettuati il 60% dei ricoveri per tumore in mobilità passiva.
I cosiddetti “viaggi della speranza” che portano i pazienti con tumore e le loro famiglie a spostarsi per ricevere l’assistenza e il trattamento migliori, hanno conseguenze importanti sulla sfera economico-sociale dei nuclei familiari, costringendo intere famiglie a spostamenti frequenti che causano non solo un notevole dispendio di risorse economiche, sia diretto che indiretto (permessi di lavoro, aspettative) ma hanno anche un importante impatto dal punto di vista dello stress psicologico e fisico, per i pazienti e per i loro caregiver.
In termini economici, spiega l’indagine, la mobilità passiva incide sui finanziamenti regionali nel campo dell’oncologia, con un range che va dal -3,2% della Lombardia al -40,9% del Molise. In particolare, tutte le Regioni del Sud perdono, esclusa la Sardegna (-9,0%), oltre il 13% del finanziamento per l’oncologia. Di queste, Basilicata, Calabria e Molise perdono più del 30%.
Secondo l’indagine, il paziente oncologico si sposta dalla propria Regione prevalentemente per tumori della prostata, della vescica, del fegato e della tiroide, e circa un terzo dei ricoveri extraregione è associato a un intervento chirurgico.
Per alcune patologie oncologiche esistono dei Centri che, per l’esperienza e l’eccellenza maturate negli anni, sono considerati riferimenti per l’intero territorio nazionale . Questo vale specialmente per la chirurgia (e in misura minore anche per gli altri trattamenti). Naturalmente, questo non vuol dire che ci si debba spostare necessariamente molto lontano da casa. Le Reti oncologiche dovrebbero identificare, all’interno di ciascuna Regione, i Centri di riferimento per ciascuna patologia.
Le motivazioni alla base della mobilità del paziente oncologico, secondo l’analisi, possono rientrare nella sfera della sfiducia nei confronti dell’organizzazione sanitaria della propria Regione. L’indagine evidenzia, ad esempio che la Campania, dove sono presenti Centri di comprovata eccellenza, tra i quali due riconosciuti IRCCS, sia una delle Regioni da cui i pazienti oncologici si spostano, mentre il Lazio risulta contemporaneamente al quinto posto tra le Regioni dalle quali i pazienti si spostano e al secondo posto tra quelle che accolgono più pazienti oncologici da altre Regioni.
Tra le tante cause della mobilità sanitaria rileva la comunicazione a volte poco incisiva tra le Istituzioni sanitarie e il cittadino . Oggi i cittadini del Sud Italia continuano ad avere una percezione negativa dell’organizzazione sanitaria delle proprie Regioni a causa di problematiche come le lunghe liste d’attesa o lo scarso aggiornamento tecnologico. Ma negli ultimi anni c’è stato un appianamento del gap con le Regioni del Nord: anche le Regioni più soggette a mobilità passiva in oncologia oggi si presentano con un corredo strumentale tecnologico all’avanguardia e, specialmente negli ultimi anni, c’è anche una maggiore equità dal punto di vista dei trattamenti.

Bruno Albertinelli

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