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Confcommercio VdA | 29 gennaio 2021, 13:48

LA VALLE D’AOSTA RIMANE ARANCIONE: ANCORA UNA VOLTA BEFFATI E UMILIATI I PUBBLICI ESERCIZI

Graziano Dominidiato “Siamo rovinati finanziariamente per i mancati incassi, per le spese fisse e ristori non congrui; siamo distrutti sul piano morale per il comportamento che sfiora il menefreghismo di chi dovrebbe difendere il tessuto socio economico"

LA VALLE D’AOSTA RIMANE ARANCIONE: ANCORA UNA VOLTA BEFFATI E UMILIATI I PUBBLICI ESERCIZI

Domenica cambierà la mappa colorata dell’Italia ma per la Valle d’Aosta tutto continuerà come da troppo tempo sta succedendo: la nostra regione continuerà ad essere in zona arancione e questa volta sarà un altro colpo duro all’economia. Ancora una volta, se confermato il colore arancione, operatori economici beffati. La possibilità che la Valle d’Aosta resti in zona arancione sembra francamente una beffa.

Confcommercio - Fipe VdA commenta così le anticipazioni sulla possibilità di un mancato ritorno in zona gialla a seguito del prossimo monitoraggio dell’Istituto Superiore di Sanità.   Nelle parole di Graziano Dominidiato, Presidente Federazione Italiana Pubblici Esercizi - Fipe VdA la disperazione di un intero comparto.

“Siamo rovinati finanziariamente a causa dei mancati incassi, delle pese fisse invariate e dei ristori non congrui” spiega il presidente dell’associazione più rappresentativa del settore con circa (750 aziende iscritte fra bar e ristoranti) che occupa quasi 6000 addetti.

“Siamo distrutti sul piano morale - aggiunge - per il comportamento che sfiora il menefreghismo di chi dovrebbe difendere il tessuto socio economico, l’imprenditoria ed i lavoratori dipendenti”.

Meno di 48 ore fa il Presidente della Regione, Erik Lavevaz, aveva assicurato che  la Valle d’Aosta aveva  i parametri per tornare gialla, “oggi – precisa Dominidiato – rischiamo di essere classificati ‘arancioni’ e nessuno prende posizione anche se sono necessarie azioni forti come ricorrere alla Giustizia Amministrativa e battere in pugni sui tavoli politici in un momento tanto delicato per il Governo centrale che, nonostante si stia dimostrando insensibile ai problemi di chi opera in montagna, ma gode del sostegno dei parlamentari valdostani, a tal proposito questa mattina ho avuto una breve interlocuzione telefonica con il Senatore Albert Lanièce al quale ho rimarcato il momento drammatico che sta attraversando un intero settore e delle gravi ripercussioni su imprese e occupazione in caso d conferma della zona arancione, diventa fondamentale in questa fase far valere il peso del suo voto con il costituendo Governo.

Il terziario in generale è in ginocchio e la situazione ambigua sulla colorazione della Valle d’Aosta aggrava la precarietà, l’insicurezza, il disorientamento tra commercianti, ristoratori esercenti accrescendo le problematicità gestionali che provocano vacillamento in tante aziende che rischiano di andare ad ingrossare le file degli imprenditori che sono stati costretti ad ammainare la bandiera della propria attività. Forse la politica, anche quella regionale, non si rende conto che anche in Valle già si stanno registrando infiltrazioni della criminalità organizzata e dei cravattai che si appropriano indegnamente delle attività economiche. Secondo alcune statistiche, riportate anche recentemente sul Corriere della Sera sarebbero già oltre un centinaio le aziende precipitate nel pozzo nero dell’usura.

“Chiediamo alla politica valdostana  – ribadisce Graziano Dominidiato – , a nome di tutti i nostri associati e di tutto il comparto, di far valere i diritti costituzionali derivanti dall’Autonomia e a recepire le istanze di chi crea occupazione reddito e ricchezza, pur chiarendo che nessuno vuole mettere in secondo piano a sicurezza sanitaria, peraltro con dati sulla Valle d’Aosta molto rassicuranti; in questo caso, però, alla luce di numeri aggiornati, non tornare in zona gialla solo per una questione di rigidità della burocrazia e mancata presa di posizione della politica Romana, ci sembra poco opportuno ed uno schiaffo per quelle tante attività già allo stremo; protrarre di una settimana o ancora oltre la data di riapertura è drammatico, bisogna agire in fretta, anzi, subito”.

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