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ECONOMIA | 26 dicembre 2020, 11:00

il Garante contesta a Tik Tok pratiche lesive a danno specialmente dei più piccoli.

Un allarme, quello lanciato dal Garante, che desta forte preoccupazione specialmente se si pensa che tale social è utilizzato soprattutto da giovanissimi, estremamente abili nel creare e condividere contenuti, ma a volte eccessivamente disinvolti nell’ambito della tutela dei dati personali

Bruno Albertinelli

Bruno Albertinelli

Il Garante della Privacy è oggi intervenuto contestando a Tik Tok scarsa attenzione alla tutela dei minori, divieto di iscrizione ai più piccoli facilmente aggirabile, poca trasparenza e chiarezza nelle informazioni rese agli utenti, impostazioni predefinite non rispettose della privacy.

Un allarme, quello lanciato dal Garante, che desta forte preoccupazione specialmente se si pensa che tale social è utilizzato soprattutto da giovanissimi, estremamente abili nel creare e condividere contenuti, ma a volte eccessivamente disinvolti nell’ambito della tutela dei dati personali.

Per questo il Garante ha sottolineato l'urgenza di aprire un procedimento formale nei confronti del social network a tutela dei minori italiani. L'istruttoria avviata dall'Autorità a marzo, infatti, ha evidenziato il trattamento dei dati da parte del social network, non conformi né adeguati al quadro normativo in materia di protezione dei dati personali.

In primis le modalità di iscrizione al social network non tutelano adeguatamente i minori: il divieto di iscrizione al di sotto dei 13 anni, stabilito dal social network, risulta infatti facilmente aggirabile semplicemente digitando una data di nascita falsa. In tal modo Tik Tok non attua alcuna verifica circa il rispetto delle norme sulla privacy italiane, che prevedono per l'iscrizione ai social network il consenso autorizzato dei genitori o di chi ha la responsabilità genitoriale del minore che non abbia compiuto 14 anni.

Nell’informativa rilasciata agli utenti, inoltre, sarebbe necessario creare una apposita sezione dedicata ai più piccoli, scritta con un linguaggio più semplice e con meccanismi di alert che segnalino i rischi ai quali si espongono.

Altra criticità rilevata dal Garante sono: i tempi di conservazione dei dati, i quali appaiono indefiniti rispetto agli scopi per i quali vengono raccolti; il trasferimento dei dati nei Paesi extra Ue, non essendo specificati quelli verso i quali la società intende trasferire i dati, né indicata la condizione di adeguatezza o meno di tali Paesi alla normativa privacy europea.

Il social network, infine, è finito nella lente del Garante anche per la preimpostazione del profilo utente come "pubblico", consentendo la massima visibilità dei contenuti pubblicati. Un’impostazione del tutto arbitraria e lesiva del diritto alla protezione dei propri dati: la normativa prevede infatti l'adozione di misure tecniche ed organizzative che garantiscano, di default, la possibilità di scegliere se rendere o meno accessibili dati personali ad un numero indefinito di persone.

Non possiamo che condividere le preoccupazioni del Garante e apprezzare l’iniziativa: la tutela dei dati dei cittadini, in particolar modo dei più piccoli, è un principio che non deve essere travalicato da nessuno, per nessuna ragione. In tal senso riteniamo fondamentale uno sforzo maggiore del Governo, in sinergia con l’UE, per far sì che social media e piattaforme che operano nel nostro Paese siano conformi con la normativa vigente in materia di privacy e di diritti dei minori.

Inoltre sarebbe necessario avviare, in collaborazione anche con le scuole, campagne mirate ad accrescere la consapevolezza e la responsabilità dei più piccoli (ma non solo) nell’utilizzo dei social network e delle piattaforme digitali, mettendoli in guardia dai rischi a cui sono quotidianamente esposti.

Bruno Albertinelli

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