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ECONOMIA | 15 dicembre 2020, 08:00

Ristoratori e baristi presi per i fondelli

La politica in questi mesi ha sostenuto, ad ogni livello, che fosse necessario il massimo dell’equilibrio tra la tutela della salute e la salvaguardia dell’economia

Ristoratori e baristi presi per i fondelli

Il problema è che il settore della ristorazione è stato il primo ad essere chiuso e l’ultimo ad essere aperto durante il primo lockdown di marzo. Ora in Valle d’Aosta il settore della ristorazione si trova a dover affrontare una nuova beffa. Per via della colorazione della nostra regione ed in base alle nuove disposizioni i ristoratori potrebbero riaprire il 16 dicembre ma poi richiudere il 23 dicembre.

Mesi di chiusure in cui le imprese hanno tenuto giù le serrande, sono state impedite a servire anche un solo cliente, mentre questo stesso cliente poteva stare in fila in un supermercato. Un fatto difficile da comprendere sotto il profilo scientifico, economico, sociale e persino umano.

Quando hanno potuto aprire bar e ristoranti hanno lavorato in sicurezza. Lo testimoniano i dati dell’Istituto superiore di Sanità sull’andamento dei contagi e quelli del Ministero dell’Interno sui controlli, secondo cui dall’inizio della pandemia, su oltre 6,5 milioni di controlli effettuati nel complesso delle attività commerciali, ristorazione compresa, solo lo 0,18% ha subito una sanzione.

Hanno sempre lavorato con senso di responsabilità, si sono preparati a riaprire adottando i rigorosi adempimenti previsti dai Protocolli Sanitari messi a punto dal CTS (Comitato Tecnico Scientifico) e dall’INAIL: distanziamento dei tavoli, registrazione delle prenotazioni, mascherine, gel igienizzanti, menu digitali, plastificati o monouso, cartelli informativi in ogni angolo dei locali, prodotti monodose. Hanno anche investito sui dehors esterni, consapevoli del fatto che all’aria aperta i clienti si sentivano più sicuri e tranquilli.

Dopo tutto questo, a quasi otto mesi dal primo lockdown, è arrivato un nuovo fermo. E poi una nuova riapertura. Ma in Valle d’Aosta il fermo continua fino il 16 dicembre dopodiché è prevista la riapertura fino al 23 dicembre. C’è da chiedersi se gli 'scienziati' che decidono su vita e morte di tanti imprenditori si rendono conto di cosa significa rimettere in moto un ristorante o qualsiasi altro esercizio sapendo che dopo una settimana deve chiudere.

Con ragione, Graziano Dominidiato, presidente di Fipe-Confcommercio VdA, facendosi interprete dei sentimenti di tanti colleghi dice: “Ci sfibra l’incertezza e ci demotiva l’instabilità, in un’insensata gara all’untore, e allora vogliamo dire con forza che noi non siamo il problema. Lo dico con il dispiacere che va agli amici e colleghi che hanno chiuso definitivamente”.

Infatti irrita, come spiegano i ristoratori, “la pretestuosa distinzione tra attività economiche essenziali e non essenziali: tutte le attività economiche sono essenziali quando producono ricchezza, occupazione, servizi. E tutte le attività sono sicure se garantiscono le giuste regole e attuano i protocolli sanitari loro assegnati”.

Da ottobre gli italiani ed in particolare ristoratori e bar sono stati sottoposti ad uno stillicidio di provvedimenti nazionali, regionali; chiusura alle 24, anzi no alle 23, ancora no alle 22 e poi alle 18 e infine chiusura totale, ma solo nelle zone rosse e arancioni.

Come se non bastasse, ora arrivano le indiscrezioni sulle nuove chiusure nei giorni di Natale e di S. Stefano. “Un fatto – secondo Fipe/Confcommerco - che ha più un valore simbolico che reale per l’economia disastrata delle nostre imprese”; è giusto dire dunque che si tratta di una misura illogica.

Sono dunque più che giustificati i ristoratori che non vogliono assistere inermi a scelte che sono incomprensibili nei riguardi di un settore letteralmente al collasso.

La Regione, il Governo regionale, l’assessore regionale al Commercio, la Commissione sviluppo economico si rendono conto del disagio, la preoccupazione, l’amarezza, spesso anche la disperazione che gli operatori di questo settore stanno vivendo, perché vedono a rischio il futuro loro, delle loro aziende, delle loro famiglie, del loro progetto di vita, che spesso coincide con il loro ristorante, bar, pub, pizzeria, pasticceria, gelateria, azienda di catering, locale di intrattenimento?

piero.minuzzo@gmail.com

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