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Consiglio Valle | 03 dicembre 2020, 17:00

Pas sostiene la coraggiosa decisione di disobbedire a Roma dichiarando la Valle d’Aosta zona Gialla

Ai vari Briatore è permesso riaprire i vari Billionaire e tutto fila (circa) liscio. A chi vive di intrattenimento e discoteche è stato permesso di svolgere il proprio lavoro, come a molti di noi è stato permesso vivere di turismo

Pas sostiene la coraggiosa decisione di disobbedire a Roma dichiarando la Valle d’Aosta zona Gialla

"Non so se per una mancanza di conoscenza della montagna o più semplicemente per delle sensibilità diverse da parte dei componenti del Governo, ma devo dire che una cosa che ho visto chiaramente è la difficoltà a far capire al Governo le esigenze legittime della montagna: l'impressione è che si veda la montagna come un parco giochi per le grandi città, cosa che sappiamo bene non essere così" (Cit. E. Lavevaz) Chère Valdôtains, Cari Popoli delle Alpi, ma in generale cari montanari e cittadini che vivono costantemente la montagna e di montagna ci vivono.

Non scopriamo sicuramente oggi le immense differenze culturali che frammentano, in maniera anche romantica, la penisola italiana. Cosa scopriamo, o dovremmo notare oggi, sono le conseguenze che queste possono avere a livello sociale e individuale. Partiamo da un breve riassunto del 2020. L'otto marzo ci hanno chiesto di chiudere e noi, giustamente, abbiamo chiuso.

Abbiamo perso gli ultimi due mesi della stagione invernale e, indirettamente, una buona prima fetta della stagione estiva. Non abbiamo fatto polemica e abbiamo accettato quello che, oggettivamente, era giusto. Ci inoltriamo in estate, i contagi scendono e non si lavora troppo male. In questo momento, nelle varie località turistiche è pressoché tutto autorizzato.

Ai vari Briatore è permesso riaprire i vari Billionaire e tutto fila (circa) liscio. A chi vive di intrattenimento e discoteche è stato permesso di svolgere il proprio lavoro, come a molti di noi è stato permesso vivere di turismo. Oggi, alle porte della stagione invernale, a chi vive di neve ma sopratutto di sci alpino, la minaccia è di dover perdere il periodo più importante dell’anno.

Insomma, di pagare le conseguenze del “libera tutti” estivo. Non sono qua con dati alla mano per ricordare a tutti i miliardi di euro che vale il mercato turistico invernale. Il mio discorso e la mia domanda sono sicuramente più sociali e culturali che economici.

Dopo un anno come questo, veramente pensiamo che farci governare da Roma sia la soluzione migliore per le Alpi? Per rispondere partirò con una premessa. A partire dal 1600, tradizionalmente dopo i trattati di Westfalia (1648), la “società Europea” ha cominciato a dividersi in Stati Assoluti.

Stati che con il tempo sono diventati l’unico soggetto valido e responsabile sulla scena internazionale. Dopo la prima guerra mondiale gli alleati fondano il nuovo ordine internazionale basato sui “14 punti di Wilson” (1918). Tra le altre cose questi riconoscono il diritto all’autodeterminazione dei popoli e fondano la “Società delle Nazioni” per mantenere l’ordine internazionale (La storia ci dimostra il suo fallimento).

Questa premessa è necessaria per ricordare che gli stati sovrani in cui viviamo sono concetti (relativamente giovani) costruiti e costituiti. Non esistono in natura, sono un artefatto malleabile che non è sempre stato e non sempre sarà. Sono semplicemente idee e convenzioni e niente più che idee e convenzioni. Agglomerati di usi e schemi che teniamo insieme solo attraverso a certe tipologie di rituali.

Qui ribadisco la domanda. Veramente pensiamo che il governo Romano sia la soluzione migliore per i popoli delle Alpi? Abbiamo stabilito che, a un certo punto nella storia, in Europa si è deciso di disegnare delle frontiere, dei confini. Stabiliamo anche che, a un certo punto nella storia abbiamo deciso che ciò che c’era da una parte o dall’altra della frontiera doveva essere diverso, quindi abbiamo amplificato le differenze culturali esterne e appiattito quelle interne.

Un governo in particolare in Italia fu straordinariamente capace in questa operazione, al potere per vent’anni dal 1922 al 1943. Ma ovviamente non fu un evento solo o una politica sola, molto si deve alla televisione, ai giornali e sopratutto alla centralizzazione del potere. Tutti devono sottostare al governo romano. Nel 1948, a scopo placebo, vengono concesse le autonomie alle regioni che più avrebbero sofferto a causa della centralizzazione del potere. Torniamo a oggi.

Oggi, in fine, si sono palesati i limiti e le deficienze di un solo potere centrale. Oggi notiamo come, in un territorio vasto come la penisola italiana, questo genere di potere sia totalmente inadatto. Riprendo le parole del Presidente Erik Lavevaz “l’impressione è che (a Roma) si veda la montagna come un parco giochi per le grandi città, cosa che sappiamo bene non essere così”. Ecco, “cosa che sappiamo bene non essere così”.

Sappiamo, evidentemente solo noi, cittadini e montanari che vivono costantemente la montagna e di montagna ci vivono. Date le polemiche di questi giorni sembra chiaro che, a chi in montagna viene solo forse a divertirsi, la distinzione con Gardaland non è immediata. Lo dimostra, tra le altre, la dichiarazione di Selvaggia Lucarelli che augura un’esperienza mortale a chi spera di poter fare il proprio lavoro sulle piste da sci. Ma lo dimostra sopratutto la totale disattenzione del governo romano nei confronti delle richieste delle regioni alpine, e la nonchalance con cui questo penalizza l’intera popolazione alpina.

Certo, dobbiamo riconoscere che questa sia anche un’opportunità per crescere, esaminarci e studiare alternative all’industria dello sci. Questo è chiaro. Ma non dovrebbe essere un handicap creato dal governo a farci riflettere sul nostro futuro, ma essere un dialogo costante e infinto.

Oggi, 3 dicembre 2020, mi limito a complimentarmi con il Presidente della Regione Autonoma Valle d’Aosta e con (quasi) tutto il Consiglio Valle per la coraggiosa decisione di disobbedire a Roma dichiarando la Valle d’Aosta zona Gialla.

In risposta alla domanda cito lo scrittore milanese Paolo Cognetti (2018) che, riferendosi alle frontiere in montagna, scrive “sono particolarmente odiose, perché da una parte e dall'altra dello spartiacque si coltiva lo stesso grano, si pascolano le stesse bestie, si hanno li stessi usi, e se c'è una frontiera è piuttosto tra montagna e città, non tra montagna e montagna”

Benjamin Buchan - Jeunes Indépendantistes Valdôtains

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