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Le Maitre contable | 01 dicembre 2020, 11:22

L'OPINIONE DEL COMMERCIALISTA PAOLO LAURENCET: E' lo Stato che deve fare le politiche economiche non i virologi

L’ostacolo è la burocrazia ed il nodo centrale sono le regole, che devono essere uguali per tutti (ad esempio su fisco e lavoro), e manca una chiarezza strategica che consenta di fare squadra

L'OPINIONE DEL COMMERCIALISTA PAOLO LAURENCET: E' lo Stato che deve fare le politiche economiche non i virologi

Come ogni autunno, anche quest’anno siamo nel pieno dell’iter della Legge di Bilancio 2021. Il testo della Manovra dopo l’esame della Camera e del Senato dovrà essere approvato, pronto per entrare in vigore dal 1° gennaio 2021. Sullo sfondo, ci sono ancora l’emergenza Coronavirus e gli effetti di quest’ultima sul contesto sociale, economico e sanitario. Vediamone, in sintesi, i punti principali, dalle misure per il sostegno della liquidità allo sviluppo delle imprese, dalla Sanità alle Regioni e gli enti locali, dalla famiglia alle politiche sociali, dagli interventi per la salvaguardia dell’occupazione e il rilancio degli investimenti pubblici e privati fino ad arrivare alle misure di natura fiscale.

Per esempio, in tema di interventi su imprese, lavoro e fisco si annoverano, tra gli altri,  aiuti alle attività produttive colpite da crisi Coronavirus,  la riforma fiscale , l ’assegno unico per i figli, gli sgravi fiscali per  l’occupazione giovanile, la proroga delle detrazioni fiscali previste dai cosiddetti Bonus Casa, per gli interventi di efficientamento energetico, e la ristrutturazione edilizia.

L’obiettivo dichiarato è quello di sostenere la ripresa dell’economia con un’ulteriore spinta fiscale nel 2021 e nel 2022, dopo che nel corso del 2020 sono stati adottati provvedimenti con carattere di urgenza per contrastare gli effetti dell’emergenza sanitaria. E’ questa la giusta ricetta per salvare il Paese e far ripartire l’economia?

Partiamo dal ragionamento che un’impresa ha bisogno di sapere cosa vuol fare lo Stato e deve poter decidere dove investire. Nella metallurgia? Nell’energia? Si rende necessario un programma per l’Italia partendo dal presupposto che il “Bel Paese” ha un tessuto imprenditoriale rappresentato da PMI e micro imprese, e ha bisogno quindi di patti chiari, dovendo competere con le multinazionali. Pertanto è di primaria importanza individuare i settori su cui l’Italia dovrebbe puntare per sostenere la crescita delle imprese, anche e soprattutto in vista della ripresa post Covid attesa nel 2021.

Purtroppo non pare che nel testo della nuova finanziaria ci sia questa visione prospettica chiara e d’altronde fino ad oggi, nel turismo non abbiamo investito e nel manifatturiero continuiamo a perdere pezzi a favore di aziende estere. Non c’è alcun riferimento alla tutela del made in Italy. In poche parole manca un’idea strategica, continuiamo a basarci sull’iniziativa dell’imprenditore che però da solo non può fare certo miracoli.

L’ostacolo è la burocrazia ed il nodo centrale sono le regole, che devono essere uguali per tutti (ad esempio su fisco e lavoro), e manca una chiarezza strategica che consenta di fare squadra. Il Covid ha evidenziato gli atavici problemi del Paese: burocrazia, debolezza del settore finanziario, mancanza di un programma preciso di sviluppo, eppure l’esecutivo pare non curarsene e prosegue alla ceca riproponendo sempre le medesime soluzioni, spesso annunciandole come nuove o innovative.

Pensiamo alle scadenze fiscali. Dopo settimane di discussioni, tre decreti ristori, la ricetta prospettata è nuovamente la sospensione ed il rinvio dei pagamenti di qualche mese, esattamente come accaduto a marzo, aprile, maggio ecc.. Di differente questa volta c’è che sono riusciti, se possibile, a complicare ulteriormente la situazione. Si possono rinviare i pagamenti se il contribuente ha subito nel primo semestre una riduzione del fatturato di oltre un terzo, ma se l’azienda ha il codice ateco indicato negli ultimi decreti e si trova in zona rossa può posticipare senza calo di fatturato, però se poi si ritrova in zona gialla o arancione per via delle verifiche settimanali allora non è chiaro se può rinviare, e però se prima era in zona gialla ed ora è in zona rossa, se però ha aperto l’attività dal primo gennaio 2019 e via scrivendo….. Citando un grande cantautore italiano, Lucio Battisti, “tu chiamale se vuoi semplificazioni”

Oltre la nuova legge di bilancio è sicuramente stata la settimana dello sci. Non mi riferisco a qualche gara di coppa del mondo ma alla stagione sciistica che l’Esecutivo ritiene evidentemente superflua, considerate le dichiarazioni rilasciate sia dal Premier che dal Ministro degli Esteri. In sintesi gli italiani possono anche fare a meno dello sci per questa stagione invernale, possono svagarsi in maniera diversa che sarà mai!

Partiamo dal presupposto che sciare non è rischioso, è un sport individuale che si fa all’aperto. Il problema, se mai possono essere le soste nei pressi degli impianti di risalita, dove magari ci si ritrova in tanti a stretto contatto. E allora facciamo rispettare le regole sul distanziamento altrimenti rischia di fallire il gestore dell’impianto sciistico, il bar che fa da mangiare, l’hotel che ospita gli sciatori, il negozio di prossimità nel comune montano, l’agente di commercio che rifornisce il bar e l’hotel, i produttori locali e così via… Mentre scrivo non so perché mi viene in mente la canzone di Branduardi “Alla Fiera dell’Est”.  Le probabilità di mettere in ginocchio interi settori se non addirittura l’economia di alcune regioni, sono molto elevate, quasi certe. Ci si dimentica che è lo Stato che dovrebbe fare le politiche economiche, non i medici o i virologi. Invece non c’è una strategia dello Stato.

E’ vero che controllare questi processi è difficile, ma la cosa più importante è far rispettare le regole. Invece, siamo in una situazione in cui chi ha paura le rispetta troppo. E chi, al contrario, non le rispetta mette a rischio tutti. Qui c’è un invito anche al sistema dell’informazione e della comunicazione a mostrare più esempi positivi, che rappresentino uno stimolo a rispettare le regole.

La Valle d’Aosta, nonostante un indice RT di poco inferiore ad uno e nonostante l’ospedale Parini ospiti pazienti gravi provenienti dal Piemonte, è ancora zona rossa. La sensazione è che la scelta sia dettata dalla volontà di giustificare il no allo sci, che si aggiunge al no all’apertura dei ristoranti a Natale e  Capodanno. Lo Stato, in nome del distanziamento sociale, ha persino anticipato di due ore la nascita di Gesù, che per noi valdostani quest’anno se saremo ancora nel fuso orario rosso dovrà essere celebrata alle ore 10:00. Nel frattempo il Presidente della Regione non si scompone più di tanto, prigioniero dei suoi alleati di governo appiattiti e rispettosi delle scelte del premier Conte. In una breve lettera indirizzata al Ministro della Salute Speranza esprime il suo disagio perché la nostra Regione continuerebbe ad essere classificata “area caratterizzata da uno scenario di massima gravità e da un livello di rischio alto”. Gli autonomisti paiono proprio in preda alla classica sindrome di Stoccolma, stante la dipendenza psicologica e affettiva che mostrano nei confronti dei loro alleati politici allineati in tutto e per tutto con il Governo Romano.

Infine lontano dai clamori della politica e dalla lotta al Covid chiude i battenti la Scott di Gignod. Un’altra azienda valdostana finisce in liquidazione. Probabilmente la crisi economica dell’azienda si è manifestata prima della Pandemia e quest’ultima è stato solo l’ultimo fattore che ne ha determinato la chiusura. E’ uno scenario al quale ci stiamo abituando tropo in fretta e  rispetto al quale dovremmo fare di tutto perché non diventi la normalità, altrimenti sarà il Covid a vincere. In assenza delle Istituzioni, spetta a noi imprenditori valdostani dare l’esempio, magari accettando la bella e difficile sfida di creare una cordata per salvare attività come la Scott e ristrutturarle. Sarebbe un bel segnale, simbolo della volontà di non arrendersi.

Paolo Laurencet

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