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Salute in Valle d'Aosta | 03 novembre 2020, 10:56

Test tamponi ed esiti in costante ritardo, caos su gestione quarantena

Test tamponi ed esiti in costante ritardo, caos su gestione quarantena

La domanda sta sorgendo spontanea sulla bocca di tutti: "Cosa non è stato fatto negli ultimi quattro mesi per prepararsi alla seconda ondata coronavirus?". La risposta sembra contenuta tra le righe delle segnalazioni che stanno giungendo quotidianamente alle redazioni dei giornali e sui principali social web: in Valle c'è diffusa difficoltà a prenotare il test tampone Covid, sia quello per accertare la malattia sia quello per dichiarare la guarigione. Confusione anche sulla gestione della quarantena per i contagiati e per i loro familiari, aggravata dai ritardi nel recepimento dei risultati del test.

La carenza di posti letto, poi, ha causato le dimissioni di pazienti Covid in condizioni certamente non ottimali, che hanno generato problemi logistici alle famiglie. Ieri una donna ultrasettantenne, con recenti disturbi cardiaci e contagiata dal coronavirus, dopo alcuni giorni di degenza è stata dimessa: rientro al domicilio con appresso bombola di ossigeno perchè fatica a respirare. Il marito però è anch'egli in quarantena domiciliare in attesa di secondo tampone e pertanto la famiglia ha dovuto organizzarsi: la donna trascorrerà la clausura sanitaria a casa della figlia, che è riuscita ad allestire una stanza apposta per la madre; il marito resta chiuso in casa da solo.

"Situazioni simili si stanno verificando tutti i giorni un pò ovunque in Valle - afferma un paramedico che sta vivendo in prima persona l'esperienza di soccorritore - supponiamo che chi ha sintomi di mal di gola, tosse ecc. contatti il numero 1500 per l'emergenza Covid: può iniziare così un rimpallo di telefonate tra Servizio igiene pubblica, medico curante, Centrale unica di soccorso che può durare giorni, anche perchè il telefono può suonare a vuoto per diverso tempo. Poi finalmente arriva il giorno del tampone, uno pensa che in 24 ore avrà il risultato invece possono volerci altri giorni; stessa sorte tocca ai familiari del paziente, che però possono essere contattati per il test dopo ulteriori giorni di attesa senza che nessuno sappia fornire indicazioni comportamentali utili".

Esemplare in questo senso un caso riportato dall'Ansa di Aosta: "Mio marito, risultato positivo a Covid-19 il 21 ottobre, è diventato asintomatico a partire da lunedì 26 ottobre - racconta Ilaria Cannata - e il 29 ottobre, su indicazione del proprio medico curante, ha contattato il numero non emergenze del Cus per richiedere la programmazione del tampone di accertamento della guarigione. Gli hanno detto di rivolgersi al servizio di Igiene Pubblica che, a seguito di conversazione telefonica, lo ha invitato a scrivere una e-mail. Non avendo ricevuto risposta ed essendo asintomatico da 8 giorni, rientrando quindi ampliamente nelle condizioni che prevedono l'esecuzione di test molecolare per permettere il rientro in comunità, ha contattato nuovamente il Servizio Igiene che questa volta gli ha fornito il numero di cellulare aziendale del responsabile o in alternativa lo ha inviato a chiamare il Cus. Al numero di cellulare non ha risposto nessuno e al Cus gli hanno detto di chiamare il centralino del centro ospedaliero dove gli è stato detto di rivolgersi all'Ufficio Igiene".

Una sorta di cortocircuito che "va avanti da giovedì scorso: la nostra famiglia è separata dal 18 ottobre, mio marito è bloccato in un altro alloggio senza sapere se è negativo. Sono comprensibili i ritardi, ma che non vengano date risposte agli utenti non è da Paese civile".

Sul tema dei tamponi è intervenuto anche Rinascimento con una dura presa di posizione rispetto alla gestione dell'emergenza nel Comune di Aosta.

p.g.

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