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Le Maitre contable | 02 novembre 2020, 10:30

L'OPINIONE DEL COMMERCIALISTA PAOLO LAURENCET: L'inganno viene sempre a galla

Gli errori di valutazione sono sotto gli occhi di tutti e proprio per questo motivo, come appena descritto, il Ministro dell’Economia si era riservato, contra legem, libertà di manovra

L'OPINIONE DEL COMMERCIALISTA PAOLO LAURENCET: L'inganno viene sempre a galla

Tito Livio sosteneva che “l’inganno viene alla luce da solo nonostante tutte le cautele adottate agli inizi”. Questa può essere la morale che soggiace dietro l’ultimo decreto legge, cosiddetto Ristoro, con cui il Governo intende rispondere alle difficoltà che i settori della ristorazione e del tempo libero dovranno verosimilmente affrontare nei prossimi mesi. Infatti le risorse economiche sono sempre una quota degli stessi 100 miliardi stanziati a più riprese con i vari decreti di marzo, maggio e agosto. Non c’è un centesimo in più.

L’Esecutivo non fa altro che attingere a piene mani nelle diverse norme che sono rimaste parzialmente inutilizzate nel 2020 sfruttando in molto discutibile un meccanismo di vasi comunicanti tra i vari provvedimenti. In altre parole, il ministero dell’Economia può, scavalcando la potestà legislativa del Parlamento, con proprio decreto, spostare fondi da una misura all’altra ed è ciò che sta accadendo.

Il tutto a conferma che i 100 miliardi stanziati nei tre decreti sono il risultato di stime affrettate ed errate e la pandemia di norme molto complicate non ha consentito un tempestivo flusso di aiuti ai beneficiari finali. Gli errori di valutazione sono sotto gli occhi di tutti e proprio per questo motivo, come appena descritto, il Ministro dell’Economia si era riservato, contra legem, libertà di manovra.

Inoltre al momento sempre il ministro Gualtieri non intende mettere mano ai cordoni della borsa e raschia il fondo del barile in cerca degli spiccioli rimasti. Questo comportamento, in prospettiva, è davvero preoccupante, poiché il rimbalzo del PIL nel 3° trimestre rischia di rimanere un fenomeno isolato ed abbiamo davanti un nuovo rallentamento certo dell’economia, la cui misura sarà data dall’entità delle restrizioni imposte per la seconda ondata dell’epidemia. Restrizioni che di settimana in settimana si preannunciano sempre più drastiche.

Proviamo ad entrare nel merito dei provvedimenti più importanti del Decreto “Ristoro” partendo dal contributo a fondo perduto a favore di quelle attività oggetto di misure restrittive. In pratica il sussidio ripete lo stesso meccanismo previsto nel Decreto “Rilancio”: chi ha subito ad aprile 2020 un calo del fatturato superiore ad un terzo rispetto ad aprile 2019, ha diritto ad un contributo pari al 20/15/10% di tale riduzione. Come noto la somma stanziata a maggio è andata rapidamente esaurita, tant’è che alcune aziende sono rimaste a bocca asciutta confermando gli errori commessi in fase di stima da parte dell’Esecutivo, che anche ora decide di ripetere la medesima topica, solo parzialmente mitigata dal fatto di corrispondere il contributo in misura pari al 100/150/200/400% della somma già versata questa primavera. Per esempio non si capisce perché, disponendo in tempo reale dei dati di fatturazione elettronica, non si sia abbandonato il dato ormai vecchio del calo di fatturato di aprile scorso e non si sia deciso di corrispondere una quota consistente del fatturato conseguito nel quarto trimestre 2019, che rappresenta un parametro molto più fedele del risarcimento spettante agli esercenti costretti alla riduzione o chiusura di attività. Per farlo, però, sarebbe necessario mettere mano alla borsa; atto impensabile per il Ministro dell’Economia che a marzo riteneva la caduta del PIL “grave ma gestibile” e pensava di cavarsela con pochi miliardi di maggior deficit.

Anche per quanto riguarda i fondi stanziati per ulteriori 6 settimane di cassa integrazione, da fruirsi da parte di chi ha già completamente esaurito le 18 settimane concesse, provengono per intero da somme stanziate e non utilizzate nel 2020 per lo stesso fine. Anche qui, nessuno sforzo aggiuntivo ma solo artificio contabile.

Non si capisce quale senso abbia spostare i versamenti dei contributi previdenziali ed assistenziali di competenza di novembre e quindi in scadenza il 16/12, al prossimo 16/03. Per quella data è elevata la probabilità di ritrovarsi in condizioni di liquidità anche peggiori. Continua l’errore delle scelte di corto respiro che non consentono alcuna pianificazione e concreto beneficio.

Infine, un dettaglio che potrebbe sembrare irrilevante ma che è invece piuttosto clamoroso. Ci sono circa 68 milioni a disposizione per le forze di Polizia, Carabinieri, Guardia di Finanza e Polizia Locale per straordinari e servizi di ordine pubblico nei prossimi 40 giorni. Forse si prevede uno sforzo straordinario per domare le piazze affollate da cittadini affamati ed arrabbiati?

Un antipasto di ciò che potrà accadere si è già visto nelle piazze delle principali città del nostro Paese. Molte le manifestazioni contro le ultime disposizioni restrittive del Governo, purtroppo non tutte pacifiche. Gli scontri con le forze dell’ordine sono da condannare senza se e senza ma. E’ altrettanto vero che non si può commettere l’errore di generalizzare. A mobilitarsi è stato soprattutto il mondo delle partite IVA che ritiene il Governo colpevole di non aver fatto pressoché nulla in questi mesi per contenere l’epidemia e prepararsi ad affrontare la seconda ondata, peraltro ampiamente prevista dal comitato scientifico. Il Paese si è presentato al mese di ottobre senza un concreto piano sanitario, un piano per gestire la scuola e la lista di quanto non è stato fatto è ancora lunga. Arrivati a questo punto ogni soluzione pare tardiva e si va verso una progressiva e irreversibile chiusura della Nazione. Segnalo che per il 3 novembre è previsto il click day per i bonus biciclette e monopattino; mi vien da dire oltre il danno la beffa.

Anche la città di Aosta è stata teatro di 3 manifestazioni questa settimana. Hanno iniziato, il giorno 28 i ristoratori e hanno concluso sabato alle 18 e 30 le partite IVA. La partecipazione a quest’ultima da parte delle mascherine tricolori, che già si erano dimostrate al fianco del mondo imprenditoriale durante il primo lockdown, ha dato lo spunto ad alcuni di giudicare l’evento come necessariamente gestito dalla destra inseguendo una notizia che in realtà non c’era. Peccato perché così sono stati censurati gli interventi dei vari imprenditori locali che si sono succeduti durante la manifestazione. Da alcuni, e per fortuna non da tutti, un fumogeno tricolore ed un infelice coro da stadio sono stati ritenuti più rilevanti delle difficoltà e delle angosce che stanno affrontando tanti artigiani e commercianti valdostani. Anche questa è la piazza.

In generale la sensazione è che la Regione e la Città abbiano perso la forza di lottare contro il virus; sembrano ormai sconfitte. Non mi riferisco tanto al coprifuoco, quanto al fatto che non ci siano iniziative concrete per cercare di salvare se non tutta almeno parte della stagione invernale. Per entrare nel concreto il comune di Aosta ha rinunciato ai mercatini di Natale, nonostante l’opposizione abbia avanzato più di una proposta seria per organizzarli in maniera diversa. Al di là del confronto politico, la sensazione è che si sia gettato la spugna nella speranza che qualcuno trovi una soluzione che al momento non c’è. In questi giorni, ho notato, che sono state installate le prime luminarie di Natale. Con questa logica di chiusure e coprifuoco ha senso? Se andiamo avanti così prima delle 18 saremo tutti a casa: chi le vedrà le luci??

Non varrebbe la pena chiudere tutto nei prossimi 15/20 giorni, prevedere sussidi immediati alle imprese assumendosi l’impegno incondizionato a riaprire e tenere aperto per tutto l’inverno?

Il mio è solo un ragionamento ad alta voce e al tempo stesso mi dico se non ora, quando?

Paolo Laurencet

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