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CULTURA | 01 novembre 2020, 17:00

NOVEMBRE nella storia dei Carabinieri

Quello del 2020 è un calendario “narrativo”, da leggere. Racconta del quotidiano eroismo dei carabinieri, attraverso le tavole realizzate dall’artista Mimmo Paladino, accompagnate da toccanti testi scritti da Margaret Mazzantini, scrittrice di fama mondiale

NOVEMBRE nella storia dei Carabinieri

Resta il fatto che per noi della Stazione di Incisa Giovan Battista Scapaccino, caduto a trentadue anni per quel senso estremo del dovere che forse apparteneva a un’epoca antecedente, rappresenta un ideale ancora vivo. Ci sentiamo sollecitati davanti a ogni vita umana in difficoltà, così quando arrivò quella telefonata, che non ci segnalava reati, bensì il disagio di un’anziana, andai comunque di persona a verificare. La donna non usciva più di casa da mesi e tra quelle pareti anguste regnava la  trascuratezza.

Eppure era stata una donna attiva, vigorosa, una presenza storica della nostra comunità. Si guardava intorno smarrita, non mi voleva lì, come se io avessi interrotto qualcosa nel precipizio della sua solitudine. Forse provava vergogna. Quell’abbandono era la rappresentazione visibile della sofferenza psichica che la teneva prigioniera. Le dissi che non ero lì per giudicare, ma soltanto per aiutarla. Faticai, non si fidava più del mondo. Infine cominciò a parlare, con una voce che pareva uscita da un pozzo. La morte del marito, la tristezza che l’aveva seppellita viva in quella inettitudine di continuare a fare anche i gesti più semplici.

Convocai in caserma i parenti più prossimi, feci loro una doverosa strigliata. La signora aveva urgenza di cure mediche e bisognava subito mettere mano a quella casa fatiscente: finché fosse vissuta in quelle condizioni, non avrebbe mai ritrovato lo spirito per ristabilirsi dal deperimento. Con una scusa riuscii a far allontanare la donna per qualche giorno, il tempo necessario per ripulire quell’alloggio indecoroso. La mattina in cui la riaccompagnai a casa, la signora varcò la soglia e camminò quasi in punta di piedi: era strabiliata, respirava l’odore della vernice fresca, guardava quelle stanze rinnovate come se non credesse ai suoi stessi occhi. Adesso comincia una nuova vita per te, dissi.

È una reggia, sussurrò. Annuiva, fiera della sua casa che adesso riconosceva, come forse riconosceva se stessa dopo tanta deprivazione. Mi sembrò che quella pulizia si fosse portata via anche tanti brutti ricordi. La signora mi strinse con mani ossute e vitali. Adesso mi sento davvero una regina, Maresciallo. Mi avete restituito qualcosa di grande, qualcosa che avevo nel petto, ma che avevo perduto, come una collana di perle che si rompe e i grani se ne vanno dappertutto.

Parlava della dignità, che rappresenta il fondamento della condizione umana, quel rispetto che ognuno deve avere verso se stesso, ma che non sempre è possibile. Noi lavoriamo anche per questo.

 

Margaret Mazzantini

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