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CULTURA | 01 novembre 2020, 16:58

LIBRARTE: Giorgione e la Cara Cecilia: Piccola Curiosità

A cura di Manuela Moschin del blog www.librarte.eu e del gruppo Facebook Storie di Libri di Pasquale Cavalera https://www.facebook.com/groups/storiedilibriCOM/

LIBRARTE: Giorgione e la Cara Cecilia: Piccola Curiosità

“Cara Cecilia/ vieni t’affretta/ il tuo t’aspetta/ Giorgio…”.

Raggiungere la cittadina di Castelfranco Veneto, significa addentrarsi in una dimensione onirica. Varcando il paesaggio tipico della pianura padana, ci si imbatte nell’insediamento murario, risalente al 1195-1199, e il castello medievale, con le sei torri di mattoni rossi.

È in questo luogo incantevole che nacque l’illustre pittore Giorgio da Castelfranco, detto Giorgione (Castelfranco Veneto 1477-1478/ Venezia 1510). Egli visse una vita breve, poiché morì di peste a soli trentatré anni. Fu l’autore della celebre Pala di Castelfranco “Madonna col Bambino e i Santi Nicasio e Francesco” (ca. 1505), situata nella Cattedrale, riconosciuta oggi come simbolo iconografico dell’antico sito.

Giorgione, Pala di Castelfranco

Un patrimonio culturale di grande pregio, che risulta essere l’unica opera del pittore collocata in un luogo di culto. Uno dei suoi rari esempi di pittura sacra. Osservando il prezioso dipinto, quello che affascina al primo sguardo, è ciò che per i suoi concittadini è da sempre motivo d’orgoglio. Al di là del parapetto non compare come di consuetudine l’abside, bensì il paesaggio locale, con una torre e soldati in riposo.

Il tema rappresentato, raffigura la Sacra conversazione con la Vergine in trono fra i santi, derivante dalle opere di Giovanni Bellini e di Antonello da Messina. L’opera fu commissionata dal condottiero Tuzio Costanzo per la cappella di famiglia, a seguito della morte del figlio Matteo, avvenuta nel 1499. Al centro del sarcofago, in porfido, compare lo stemma di famiglia. Il santo guerriero sulla sinistra è stato identificato come San Nicasio, protettore dei cavalieri gerosolimitani, come lo fu Matteo. Il guerriero è stato raffigurato con un’armatura lucente, nel mentre regge il vessillo con croce bianca in campo rosso. La Madonna e il Bambino svettano su di un trono, innanzi a uno sfondo collinare, che si perde nel cielo.

Lo spazio nell’insieme gode del particolare tocco giorgionesco, ottenuto tramite una prospettiva cosiddetta dipinta. Dall’analisi storico- artistica si deduce la mancanza di un preciso disegno. Tale tecnica definita pittura tonale, o tonalismo, viene conseguita utilizzando gradazioni di colore, stese applicando una scala di sfumature, volta a restituire allo spettatore l’illusione della profondità spaziale.

È curioso sapere che, a partire dal 1643, la pala subì diversi restauri, tra i quali ve ne fu uno in particolare, eseguito nel 1803 da Gallo Lorenzi, che rinvenne sul verso della tavola la scritta “Cara Cecilia/ vieni t’affretta / il tuo t’aspetta/Giorgio…”. Pare che si riferisse a una dedica scritta da Giorgione, come segno d’amore nei confronti di una sua affascinante modella, da lui adorata. Ne conseguì addirittura il suicidio per gelosia del pittore Pietro Luzzo.

Purtroppo la citazione fu cancellata da ulteriori interventi di restauro. Le fonti non forniscono sufficienti testimonianze dell’accaduto, ma a noi piace viaggiare con la fantasia, immaginando la sua amata come una Venere ornata di fiori. Se Giorgione desiderò celare questa frase appassionata in un dipinto, potrebbe significare che, in cuor suo, l’aspirazione di poterla cingere fra le sue braccia era grande.

Lo scultore veneziano Augusto Benvenuti (1839-1899), che gli dedicò il celebre “Monumento a Giorgione” situato a Castelfranco, riportò anch’esso sull’opera la fatidica frase. Così come anche il pittore e scultore Sergio Comacchio donò al comune di Castelfranco una statua bronzea, questa volta a essere ritratta è la bella Cecilia.

Vi abbraccio

Manuela Moschin

A cura di Manuela Moschin curatrice della pagina Facebook e Blog www.librarte.eu

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