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Le Maitre contable | 26 ottobre 2020, 10:30

L'OPINIONE DEL COMMERCIALISTA PAOLO LAURENCET: In questi momenti lo Stato deve essere forte e far funzionare le cose

La prima ondata di diffusione del virus ha colto tutti impreparati, ma la seconda ondata non è una sorpresa, sapevamo tutti che sarebbe arrivata. Ora che si avvicina l'ipotesi di un secondo lockdown, tutti ci chiediamo la stessa cosa: abbiamo fatto tutto il possibile in questi mesi per prepararci ad affrontare al meglio questa sfida difficilissima? La risposta è no

L'OPINIONE DEL COMMERCIALISTA PAOLO LAURENCET: In questi momenti lo Stato deve essere forte e far funzionare le cose

Torno a scrivere e riprendo la rubrica dopo il periodo che mi ha visto direttamente impegnato nella campagna elettorale e dopo alcune settimane dedicate all’analisi del risultato raccolto e soprattutto a riappropriarmi della mia professione. Devo constatare che non sembra essere passato del tempo dal mio ultimo articolo; siamo nuovamente alle prese con DPCM firmati nella notte e con chiusure e limitazioni alle nostre libertà.

Non ho mai commentato i provvedimenti del Governo per contenere la pandemia perché ritengo che, in un momento di emergenza, tutti dobbiamo ubbidire per rallentare il contagio. Ma è altrettanto vero che è in questi momenti che lo Stato deve essere forte e far funzionare le cose . Mi sono sempre limitato ad analizzare, spesso criticando anche duramente, i provvedimenti economici assunti dall’Esecutivo; comunque non sono mai mancate da parte mia le proposte alternative. Questa volte però non posso non entrare nel merito delle misure restrittive oggetto dell’ultimo provvedimento del Premier Conte.

La prima ondata di diffusione del virus ha colto tutti impreparati, ma la seconda ondata non è una sorpresa, sapevamo tutti che sarebbe arrivata. Ora che si avvicina l'ipotesi di un secondo lockdown, tutti ci chiediamo la stessa cosa: abbiamo fatto tutto il possibile in questi mesi per prepararci ad affrontare al meglio questa sfida difficilissima? La risposta è no.

La politica e soprattutto il governo hanno perso tempo forse sperando che il peggio fosse passato ed il virus così come si è diffuso, da solo fosse praticamente sparito o comunque avesse perso molto della propria carica virale. Non abbiamo contezza del lavoro svolto dalle innumerevoli task force volute dall’esecutivo. Il documento redatto da Colao probabilmente è finito in qualche cassetto della presidenza del consiglio e gli stati generali sono stati una semplice passerella.

La maggioranza ha trascorso l’estate discutendo della legge elettorale, di quella sulla omofobia, a confrontarsi sui banchi con le rotelle fortemente voluti dal ministro Azzolina e pensando che i monopattini elettrici fossero la soluzione definitiva al traffico cittadino e agli assembramenti sui traporti pubblici.

Tutto questo anziché, per esempio, lavorare per creare una cintura di sicurezza che ci proteggesse nel momento in cui il virus sarebbe tornato a diffondersi, per provare a conviverci senza bloccare il Paese; senza stabilire quanti tamponi dobbiamo essere in grado di effettuare, quanti posti in terapia intensiva o residenze Covid, quante mascherine, quanti medici di medicina generale o personale nei dipartimenti di prevenzione.

5 mesi dopo, nulla è stato fatto e ancora una volta si rischia di scaricare tutto su noi cittadini e sulle attività economiche.

Com'è possibile? Perché nessuno in Italia riesce a far accadere le cose. Dal mio primo articolo insisto sull'importanza della gestione, ricordando che stanziare fondi e annunciare misure è solo il primo passo e che la vera sfida è implementarle realmente. Invece quello che accade è che sentiamo continuamente annunci a cui non seguono i fatti, senza reagire.

Questo è quanto accaduto nuovamente nella giornata di ieri: il Premier Conte ha annunciato nuove chiusure ed ha voluto rassicurare sul fatto che in breve tempo saranno stanziate risorse economiche a favore delle categorie che saranno maggiormente colpite dalle limitazioni imposte nel novo DPCM.

Peccato che gestire ed amministrare non significa solo reagire alle circostanze o a quanto sta accadendo. Amministrare vuol dire anche pianificare e prevedere. La seconda ondata è stata prevista un po’ da tutti ed il Governo ha dimostrato una volta ancora la propria inadeguatezza non essendo stato in grado di pianificare nulla per affrontarla, Ora, come questa primavera, saremo noi a pagare il prezzo per l’incapacità altrui.

Che senso ha far chiudere i ristoranti alle ore 18?  Non entro nel merito della decisione da un punto di vista sanitario, però con buon senso mi chiedo se il virus è più pericoloso dopo le 18 che prima. Sul piano economico è evidente che né l’esecutivo e tanto meno il Comitato Scientifico abbiano la minima idea di come funzioni un’attività simile o di come si gestisca un bar. Purtroppo molte attività saranno costrette a chiudere e basta. Nelle condizioni attuali stanno già lavorando al 50% delle loro possibilità, quando va bene, dovendo rinunciare al turno serale significa essere in perdita sistematica. Purtroppo i costi fissi non chiudono alle ore 18 e continuano a pesare sulle aziende.

I settori della somministrazione di bevande e alimenti, le palestre ecc sono tra quelli con il più alto grado di occupazione del nostro paese. Le soluzioni prospettate sono di nuovo la CIG in deroga e i contributi a fondo perduto. La prima ha mostrato tutti i suoi limiti già durante il primo lockdown. Ancora oggi c’è chi non ha ricevuto nulla. I contributi a fondo perduto sono solo dei palliativi con cui l’Esecutivo spera di evitare che gli imprenditori scendano in piazza.

Ciò che sfugge al Governo è che aprire e chiudere un’azienda non è esattamente come spegnere ed accendere la luce. Tutte queste attività hanno speso per rispettare le rigide norme sul distanziamento, hanno investito per poter riaprire ed ora tutti questi sforzi sono resi vani dalla nuova chiusura imposta con decreto.

L’economia non è a compartimenti stagni e pertanto inevitabilmente tutti gli altri settori subiranno perdite in conseguenza delle nuove serrate.

Concludo con la solita panoramica chez nous. D’obbligo una valutazione politica sull’esito delle elezioni regionali e comunali. Purtroppo il centro destra inteso in senso lato e ricomprendendo almeno la Lega ha perso la grande occasione di governare sia la Regione che il Comune di Aosta. A bocce ferme la sensazione è quella di un suicidio politico il cui risaltato è stato quello di consegnare il governo agli avversari. Mi auguro che quanto accaduto possa essere d’insegnamento a tutti noi e che la prossima volta ci sia la capacità di presentarsi uniti in campagna elettorale. Al momento abbiamo cinque anni di opposizione davanti a noi. Einstein docet: “perseverare negli stessi comportamenti ed attendersi risultati differenti è solo follia”. Fatta questa doverosa autocritica una considerazione anche sull’elettorato in generale. Non me ne vogliano però mi ricordano tanto i vinti di Verga, soliti a lamentarsi senza però mai passare all’azione. Come si è potuto constatare non andare a votare non è affatto un’espressione di protesta ma semplicemente il viatico per non far mai cambiare nulla. Credo che quanto scrivo sia stato piuttosto evidente nelle elezioni amministrative del comune di Aosta.

Chiusa l’analisi politica, veniamo a quella economica. Oltre alla chiusura anticipata di bar, ristoranti, gelaterie e pasticcerie, a quella integrale di palestre e piscine, la Valle d’Aosta subisce pure la serrata delle piste di sci, con gravi ripercussioni su tutta l’economia della petite patrie.

D’altronde come regione abbiamo sempre assecondato le scelte romane senza esercitare la nostra autonomia che ormai rimane solo un argomento elettorale, e nulla abbiamo fatto per pianificare e gestire la seconda ondata. Chi è vittima del suo mal pianga se stesso.


Paolo Laurencet

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